Birra e salute: il ruolo dello Xantumolo (II parte)

Proseguiamo il discorso avviato nello scorso numero di Fermento Birra sullo xantumolo (che abbiamo visto essere il maggior flavonide secreto dalle infiorescenze femminili del luppolo) e sul suo ruolo potenziale nella prevenzione della patologia tumorale.
luppolo

Iniziamo col fare una distinzione importante: la prevenzione è diversa dal trattamento della patologia tumorale, in quanto è mirata alla modulazione di percorsi cellulari che portano alla carcinogenesi, cioé alla formazione di lesioni cancerose. Inibendo queste vie metaboliche cellulari, l’effetto finale è quello di inibire anche la formazione di tumori. Mentre nel campo del trattamento sono stati fatti grandi progressi, in quello della prevenzione ci si deve affidare alle classiche raccomandazioni di seguire uno stile di vita salubre e di curare l’alimentazione.

Per quanto riguarda il nostro settore, la birra, lo xantumolo è la molecola isolata dal luppolo più studiata in chemoprevenzione. Sono stati fatti degli studi per verificare se lo xantumolo e tutti i flavoni isoprenilati che si trovano nella birra (e che derivano dal luppolo) possano avere attività antitumorali. Questi studi si possono effettuare su appositi modelli cellulari che sono a disposizione di molti laboratori.

Le attività dello xantumolo fino ad oggi dimostrate sono ad ampio spettro poichè:
1) inibisce l’attivazione delle molecole cancerogene;
2) stimola l’attivita’ degli enzimi di detossificazione dei carcinogeni (che quindi vengono rimossi più rapidamente)
3) inibisce la crescita dei tumori ad ogni stadio.

Esistono quindi numerosi dati in vitro, cioè ottenuti in cellule coltivate, che dimostrano le proprietà chemopreventive dello xantumolo. Ricordiamo ai lettori la differenza tra studi in vitro (fatti in provette o cellule coltivate) e studi in vivo (fatti nell’uomo). Solo questi ultimi sono in grado di chiarire con certezza il ruolo di determinate molecole sulla salute. Sono però studi molto difficili, sia dal punto di vista economico sia da quello etico. Nel caso dello xantumolo dobbiamo quindi – al momento – basarci su risultati ottenuti in vitro e non applicare le stesse conclusioni all’uomo.

Una delle domande che dobbiamo porci è se lo xantumolo sia tossico o meno per tutte le cellule, non solo per quelle cancerose. E’ infatti facile indurre tossicità cellulare senza distinguere tra cellule sane e cancerose. Esistono però dati pubblicati che dimostrano come lo xantumolo non eserciti attività tossiche verso le cellule del fegato: non ci si attendono effetti tossici del consumo moderato di birra, anche se ricca in xantumolo ed altri prenilflavonoidi.

Un esempio sperimentale lo vedremo nel prossimo numero di Fermento Birra, in cui discuteremo dati appena pubblicati che dimostrano come lo xantumolo sia in grado di inibire la replicazione e la proliferazione di cellule di tumore prostatico. Dal punto di vista commerciale, segnaliamo come in Germania è già in vendita una birra ad alto tenore di xantumolo: un’iniziativa che apre un fronte interessante sull’uso della birra come alimento funzionale, con caratteristiche nutrizionali che vanno al di là della sola composizione in macronutrienti.

Dobbiamo sempre ricordare che il consumo eccessivo di alcool nuoce alla salute ed è causa di un’aumentata incidenza di tumore, soprattutto a livello del tubo gastroenterico. La presenza di componenti potenzialmente salutari in birre di alta qualità suggerisce però di preferire queste ultime, anche per il consumo quotidiano.

Prof. Francesco Visioli
Université Pierre et Marie Curie, Paris