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I Vichinghi mastri birrai..

 Dire che i Vichinghi sono stati i più grandi bevitori di birra mai esistiti può sembrare abbastanza scontato. E’ infatti piuttosto comune,  pensando ad usi e costumi delle antiche popolazioni scandinave, immaginare questi omoni del Nord alle prese con fiumi di bionda, che erano soliti tracannarsi all’interno di corni bovini scavati e portati dietro legati ad una sorta di bretella .

Al pari di altre storiche popolazioni birrarie, anche per i Vichinghi il fare e consumare birra ebbe in origine un significato sacrale. Lo stato di ebbrezza che seguiva la bevuta agevolava infatti il contatto con le divinità, instaurando una sorta di ponte fra questo e l’altro mondo.  

La tradizione scandinava racconta che Odino, divinità con delega alla guerra, si trasformò un giorno in aquila per rubare al cielo il segreto della birra. Fu grazie a questo che Aegir, il Dio del mare, poté iniziare a riprodurre questa bevanda per tutti i suoi “colleghi”, avvalendosi di un gigantesco bollitore procuratogli da Thor, Dio del tuono. Il ruolo centrale ritagliato nella mitologia vichinga ad Agir, famoso per la sua ospitalità e per i boccali che una volta vuoti si riempivano da soli, si deve con ogni probabilità all’associazione della schiuma del mare con quella della birra.La stessa si affermò come elemento imprescindibile della dieta vichinga, specie nelle sue versioni particolarmente alcoliche che ben sopportavano le lunghe scorrazzate via mare a cui erano sottoposte. E, a quanto pare, gli stessi marinai si dedicavano a produzioni a bordo, rimpinguando le scorte consumate dalla lunga permanenza in mare, con il risultato di far conoscere questa bevande ovunque andassero.
Ancora oggi alcuni importanti avvenimenti della vita quotidiana, forse perché celebrati con consumo di birra, sono chiamati dai discendenti dei Vichinghi con termini che ne incorporano il nome scandinavo, “aul” (ad esempio “gravl”, la veglia funebre, o “barnl”, il battesimo). Un’autentica vocazione birraria insomma, anche a livello etimologico. Secondo alcuni è inoltre proprio da questo termine che deriverebbe anche il nome “ale”, oggi comunemente utilizzato per le birre ad alta fermentazione anglosassoni e non.