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News dall’Italia: cresce il settore birra, Heineken vs. Birrificio Gambolò

Le ultime rilevazioni statistiche sorridono alla birra italiana. A fine anno è stata pubblicata una ricerca dell’Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti che svela come negli ultimi 2 anni il valore condiviso generato dalla filiera italiana della birra è cresciuto di quasi il 13%, fino a sfiorare quota 9 miliardi di euro. Una crescita che non si limita al solo settore visto che tra il 2015 al 2017 il contributo della filiera della birra italiana alla crescita della ricchezza e al benessere del nostro Paese è cresciuto di 1 miliardo di euro (+12,9%). Sempre una ricerca a cura della Fondazione in collaborazione con “Noi di Sala”, e Aspi (Associazione della Sommellerie Professionale Italiana) fa emergere come la fascia di età tra i 30 e i 45 anni sarebbe composta da persone attente al prodotto birra che cercano e richiedono maggiori informazioni sul prodotto. Dall’indagine, condotta dietro le quinte di 200 ristoranti italiani (circa il 60% di alto livello) per raccogliere il parere di sommelier, maître e camerieri al fine di saggiare lo stato di salute della birra nel fuori casa, emerge che il cliente tipo che chiede la birra è di sesso maschile per il 75% dei casi, anche se ormai una donna su 4 include l’ordine di un calice di birra insieme ai propri piatti preferiti, a dimostrazione che stanno lentamente venendo meno quei pregiudizi (la birra gonfia e ingrassa) che ne hanno a lungo frenato il gradimento presso il pubblico femminile. Nello studio viene sottolineato inoltre che la birra al ristorante non è più considerata un ripiego, ma una precisa scelta di gusto. In particolare il personale di sala interrogato sul tipo di birra che hanno servito di più negli ultimi 6 mesi risponde che nel 55% dei casi sono state birre speciali e cioè tutte quelle che racchiudono un universo di sapori, profumi, colori e ingredienti che vanno oltre la classica birra chiara lager (spesso industriale) che continua a essere comunque richiesta dal 45% dei clienti. Una analisi che, secondo noi, gonfia di eccessivi entusiasmi un rapporto che nello specifico, tra birra artigianale e settore ristorativo, non è mai completamente sbocciato per una serie di motivi, come la mancanza di conoscenza della materia da parte dei gestori, accordi commerciali di fornitura che impediscono l’ingresso di birre di qualità in carta, ricarichi eccessivi, personale di sala non formato, etc..

Heineken diffida il Birrificio Gambolò. Simone Ghiro birraio del Birrificio Gambolò (PV), l’aveva battezzata così prima ancora di aprire la sua attività: “Gasoline”, come il combustibile per il mastro fuochista delle grigliate tra amici, birra nata nella culla dell’homebrewing e vissuta per anni tra le proposte del microbirrificio lomellino insieme alla sorella, “Gasoline super”. Entrambe però sono morte una manciata di giorni fa. Fatale è stata la raccomandata inviata, sul finire di ottobre, da uno studio legale di Milano, in nome e per conto di Heineken Italia. Con tale missiva il colosso segnalava l’intenzione di proseguire per vie legali se il piccolo birrificio non avesse ritirato dal mercato un prodotto che aveva lo stesso nome di una birra realizzata dal gigante olandese. Un caso non isolato purtroppo che dimostra ancora una volta da una parte l’attenzione dell’industria anche al mondo micro, considerato anche lo stuolo di professionisti a disposizione, dall’altra l’innocenza e a volte la superficialità in materia marchi del settore craft.