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In Valle d’Aosta tra vallate e birrifici

cervinoIl Cervino è un miracolo. Una piramide di roccia alta 4.478 metri che regala o vieta il sole alla gente delle sue valli, ne scandisce i ritmi e le stagioni e segna il confine tra l’Italia e la Svizzera. Conteso palmo a palmo durante la prima guerra mondiale, protagonista di struggenti canti di lotta, oggi è il silenzioso testimone dei pascoli e delle risa dei moltissimi turisti che affollano le sue pendici in ogni stagione. La nostra storia inizia proprio qui. L’avrete capito, questa volta siamo in Valle D’Aosta. Una terra di confine, stretta via tra l’immensità dei suoi monti, custodita da imponenti castelli e abbracciata alle sue tradizioni. La Svizzera e la Francia sono a due passi ma la Vallée rimane un microcosmo unico e bellissimo. Si viene da queste parti per amore della montagna, per camminare, arrampicare o sciare, oppure per la sua storia, ma non solo. Io ci sono andato per conoscere i suoi birrifici artigianali e raccontarveli. In verità non sono molti, solo tre aperti negli ultimi anni, ma vale la pena sceglierli come bussola (o come scusa, fate voi) per il nostro viaggio.

b63Si parte dall’antica cittadina di Aosta, fondata secondo la leggenda nel 1.158 a.c. da Cordelo, capostipite dei Salassi e compagno di spedizione di Ercole. Di certo è un importante centro fin dai tempi dei Romani: notevoli l’Arco di Augusto, il Foro e l’Anfiteatro. Ma Aosta è anche il fulcro del nostro pellegrinaggio birrario. Già, perché due dei tre birrifici della regione si trovano in città e il terzo a soli 15 chilometri da qui, nella Valle del Gran Sambernardo. Prima tappa è il Birrificio 63 in Piazza Severino Caveri, un brew pub che ad oggi produce quattro birre di impronta tedesca: la Swing è una lager chiara tipo Helles da 5,8°, la Blues è una scura di bassa fermentazione da 5,6° che ricorda le Dunkel di Monaco di Baviera, abbastanza pastosa e caramellata. Le altre sono entrambe Weizen; la prima è la Country, di esecuzione classica, sui 4,8° alcolici, mentre la Jazz, probabilmente la più in forma al momento della mia visita, è una classica Dunkel sui 5,5°, con note fruttate e biscottate, calda e di buona complessità senza risultare pesante. L’ambiente del pub è simpatico e informale, arredi moderni e spesso musica live. Il menù, differente a pranzo e a cena, propone piatti anche strutturati in abbinamento alle birre della casa. Un buon indirizzo. Annesso al pub c’è il locale di produzione con un impianto da 500 litri che è possibile visitare: chiedete ai gestori, sono molto gentili e disponibili.

birra aosta

Lasciamo il centro abitato di Aosta per dirigerci verso Saint-Christophe, e più precisamente in località Grande Charriere, perché qui ha sede il primo birrificio della regione. Anche questo è un brew pub, aperto nel 2009, con l’idea di legarne l’identità al territorio. E allora via libera ad una cucina che conta svariati piatti valdostani in aggiunta al classico pub grub. Il locale è di taglio moderno, colorato, con l’impianto di produzione a vista. Sette le birre firmate dal Birrificio Aosta. La nostra preferita è l’Axcalibeer, una Strong Ale da 7,4° di buona struttura ed equilibrio adatta a formaggi di media stagionatura, carni bianche e verdure. Bene anche la Tured, ambrata da 5,6° alcolici fruttata, con sentori di luppolo a mantenerne viva la tensione. Divertente il gioco di parole della APA, che qui sta naturalmente per “Aosta Pale Ale”. Completano la gamma la 50 Ale, una Weizen di nome Loiren, la Corsara Nera e la bianca MonBlanche, cui si aggiungono alcune etichette stagionali.

Ma la pstefano-collé-e-rémy-charbonniericcola Val d’Aosta vanta anche un terzo birrificio aperto nel luglio del 2010 e stavolta non si tratta di un brew pub, ma solo di produzione. Si trova nel comune di Etroubles, non lontano dall’imbocco del traforo del Gran San Bernardo, dal quale prende il nome: Les Bières du Grand St. Bernard. Patrone birrai sono Rémy Charbonnier e Stefano Collé, che fin dall’inizio della loro avventura hanno deciso di fare una scelta coraggiosa e affascinante: utilizzare ingredienti del territorio, almeno in parte. Nascono così birre come l’ottima Blou, prodotta con aggiunta di segale coltivata in Vallée, una gustosa ed equilibrata Weizen (non proprio ma così ci capiamo meglio), davvero molto piacevole, sui 5° alcolici. Interessante anche la Amy, una Otmeal Stout con aggiunta di Avena, dal naso pulito ed un corpo forse un poco watery. Bella prova a mio avviso per la triple della casa, la GNP (8° alcolici) aromatizzata prevalentemente con luppoli tedeschi (Perle) e con Genepy coltivato nella regione. Non male anche la Balance, Marzen da 5,6° e simpatico il nome scelto per la Helles: Napea, in onore delle ninfe, che secondo la mitologia classica proteggono le valli boscose. oggi valorizzato dal progetto “Un borgo tra arte e natura”.

cervino2Dopo una passeggiata per le vie del paese, incastonato in uno scenario naturale davvero unico ed uno spuntino veloce a base di formaggio di capra, riparto alla volta di un’altra valle, per così dire blasonata, e cioè Valtournenche, dove non ci sono birrifici ma qualche ottimo indirizzo per passare un week-end da sogno tra cibo, birra artigianale e natura incontaminata. In realtà vado a colpo sicuro, perché ho ben pensato di farmi dare qualche dritta dagli abitanti del posto, ma quel che proprio non potevo immaginare è che una volta arrivato nella frazioncina di Crepin, a pochi chilometri da Cervinia, dove un amico mi ha prenotato un B&B, mi son trovato davanti un borgo del ‘500 quasi fuori dal tempo. Incredibile, per arrivare al B&B devo risalire un sentierino che dribbla le case in legno e pietra e alla fine sbuca sulla stretta strada del paese dove si trova il Pankeò. Una casa antica ristrutturata recuperando materiali originali, con pavimenti secolari e mobili in stile. Qui conosco la proprietaria Adelaide, una persona fantastica, una vera passionaria, che ha contribuito a fondare l’associazione Slow Holiday ed è una vera miniera di informazioni e aneddoti. La mattina seguente, dopo avermi portato la colazione in camera (è il servizio comune per tutti, non ero raccomandato!) a base dolci, moffetta – una sorta di squisita bresaola – e di formaggi del piccolo caseificio locale, mi invita a prendere un caffè con la sua famiglia, marito e quattro figli tutti innamorati della loro terra e legatissimi ai suoi mestieri e tradizioni.

Da Crepin partono molti sentieri e in inverno ci sono tracciati per lo sci di fondo, ma io sono attratto dalle alte quote e così decido di arrivare fino a Cervinia. In realtà il centro non è niente di speciale, ma lo spettacolo della Grande Muraglia e del Cervino è impagabile. Due chilometri circa prima di Cervinia si trova un locale assolutamente da non perdere: l’Antico Forno Flamini. Fabiano Flamini, oltre che una splendida persona, è un celebre pasticcere toscano, famoso in mezza Europa, che ha scelto di lasciare i fasti del Granducato per aprire assieme alla compagna la sua pasticceria qui, tra la roccia e la neve a circa 2.000 metri di quota. Da provare le ottime torte, pizze, biscotti, pasticcini, pani di vario genere e una bella selezione di birre artigianali locali e italiane, con un occhio di riguardo per la natia Toscana. Ma non è finita: a pochi minuti dal locale si trova un piccolo angolo di paradiso, il Lago Blu, circondato da prati ed abeti, dove si specchia nitido ed immenso il Cervino, come a ricordarci che il tempo e le cose degli uomini per lui non contano. Ma in fondo anche noi dovremmo smettere di rincorrerlo il tempo e fermarci un poco in luoghi come questo, semplicemente ascoltando, finalmente liberi. Ma tu guarda, sono partito per bermi una birra e alla fine mi son trovato seduto davanti a un miracolo.

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Articolo tratto da Fermento Birra Magazine n. 2