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Great London Beer Flood, le ultime novità sul più grave incidente birrario della storia

cervezalondresL’episodio, a chi ne ascolti il racconto oggi, può presentare aspetti paradossali, al limite del tragicomico: ma la sostanza è invece assolutamente seria; e identica a quella di una qualsiasi contemporanea tragedia sul lavoro: da Marcinelle alla Thyssen, dal Vajont alla Union Carbide. Parliamo del Great London beer flood, ovvero l’incidente che, a Londra appunto, provocò, il 17 ottobre 1814, una colossale fuoriuscita di birra da una grande vasca di maturazione, con conseguente inondazione delle strade sottostanti, sotto l’urto di una massa liquida il cui moto travolse decine di persone uccidendone con certezza otto (il conto fu di certo più grave: fonti non istituzionali parlano di almeno 20). Sul tema, il giornalista e storico Martin Cornell ha recentemente pubblicato alcuni aggiornamenti; ma partiamo da una rapida ricostruzione degli aspetti già noti della vicenda.

Horseshoe-Brewery-1906Lo scenario è quello di un normale pomeriggio (sull’orologio si leggono le 17.30 circa) nel distretto di St. Giles in the Fields; il punto specifico, quello occupato dalla Horse Shoe Brewery, di proprietà di Henry Meux. A scatenare il disastro, il cedimento di uno dei cerchi metallici esterni che tenevano insieme la struttura di una cisterna lignea nella quale stavano riposando oltre 570 tonnellate di Porter. Spezzatosi il primo anello, l’intera impalcatura collassa: l’enorme serbatoio letteralmente esplode, travolgendo altre botti e riversando uno tsunami di almeno 15 metri nella sottostante Tottenham Court Road, dove a subirne l’impatto più diretto trova la baraccopoli di casupole cresciuta nelle strade adiacenti lo stabilimento. Le autorità, alla fine, conteranno come detto otto vittime; ma il bilancio (anche quello ufficiale) poteva essere ben peggiore: l’impianto possedeva vasche grandi fino a tre volte tanto; e solo un’ora dopo tutti gli uomini del quartiere sarebbero stati nei paraggi rincasando dal lavoro.

Per approfondimenti sulla sciagura, rimandiamo appunto alla ricerca di Cornell, sottolineando in questa sede due punti che, a nostro avviso, ne emergono. Primo, la probabile natura colposa del disastro (derubricato invece a fatalità dall’inchiesta ufficiale); un birrificio di tali dimensioni (con volumi annui balzati 40.663 barili nel 1809 a 103.502 nel 1811) era già un anacronismo: letale, come dimostrato dai fatti. Secondo punto (giusto per la precisione): a istituire un fondo di solidarietà per le famiglie coinvolte, furono non le amministrazioni (private o pubbliche), ma le due locali parrocchie.
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