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Dalla Francia una birra anticrisi per il consumatore belga

Una notizia che viene dal Belgio, ma che sconfina in Francia. Ormai la parola d’ordine più diffusa è “crisi”. E tutti, volenti o nolenti, si debbono confrontare con questo dato di fatto, anche all’interno del settore birrario. In Belgio però c’è qualcuno che sembra essersi organizzato per contrastare questo assunto: c’è la crisi, ma non mi faccio travolgere.

Ab InBev e Alken Maes, a marzo hanno aumentato i propri prezzi all’ingrosso del 5,8%: il risultato finale è che la “classica” birra fresca spillata dal fusto di queste grandi marche passerà in breve tempo dagli attuali 1,60 – 1,70 € ai 2,00 € tondi tondi (prezzi che dalle nostre parti, comunque, ancora ci sognamo). Facendo i conti in tasca al consumatore finale, per coloro che bevono una media di 15 birre a settimana (e in Belgio è quasi la “norma”), l’aggravio sarà di 78 euro all’anno in più; e siccome “c’è la crisi”, anche questa cifra ha il suo “peso”. Per i consumatori “compulsivi”, quelli da 10 o più pils al giorno, l’aggravio annuale sarà invece di ben 1.820 €. Se poi si aggiunge il fatto che in Belgio la normativa che proibisce di fumare nei luoghi pubblici (bar compresi) ha allontanato ancor di più i clienti, in molti hanno cercato di correre ai ripari.

Si potrebbe dire che hanno giocato di “sponda” con la Francia, dove il birrificio Saint Omer ha varato una nuova pils, dal nome più che significativo: Anticrise. E’ stata la FeBeD (federazione belga distributori bevande) a patrocinare questa operazione, consigliando ai vari gestori di provare a cambaire “registro” negli approvvigionamenti e nelle vendite al dettaglio. Un fusto di questa pils costa al gestore 49,90 €, la metà o quasi rispetto ai 97 € che InBev chiede per un fusto della sua Stella Artois: la qual cosa permette all’esercente di far pagare al consumatore al bella cifra di 1,20 € per un bicchiere di pils.

Ma minor costo equivale a minor qualità? E’ sempre la FeBeD a rispondere, affermando che la così macroscopica differenza di prezzo non è dovuta al fatto che l’Anticrise è birra di minor pregio, ma al fatto che il birrificio francese non ha tutti quei costi legati al merchandising e alla pubblicità che invece InBev e gli altri grandi gruppi birrari inevitabilmente trasferiscono nel costo finale del fusto/bottiglia. In molti bar, a Bruxelles e dintorni, si trova già la pils francese, e i giudizi dei consumatori abituali sembrano essere più che positivi.

C’è la crisi, ma, forse, c’è anche un modo per non sprofondarvici…