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California Beer Route: Into the Wild e San Diego (prima parte)

Dopo quasi una settimana di raid birrari per San Francisco e dintorni si può concedere qualcosa anche al turismo “canonico”… A poche ore di distanza lo splendido e selvaggio parco dello YOSEMITE è una tappa irrinunciabile. Due segnalazioni per i veri fanatici della cultura birraria… A GROVELAND, 25 miglia dall’ingresso del parco, troverete l’Iron Door Saloon, il più vecchio saloon in attività della California. Nulla di che come birre, ma il locale fa un certo effetto, in particolare l’inspiegabile soffitto tappezzato da dollari appiccicati.

A BUCK MEADOWS, una manciata di miglia più avanti, nella taverna che compone una delle quattro costruzioni del villaggio abbiniamo un hamburger per l’irriducibile Allo-cowboy ed un’ottima bistecca di angus ad un’intramontabile Sierra Nevada alla spina. Ci arriva un boccale alla tedesca ad un temperatura così criogena da sembrare eccessiva persino per gli States… Sembrano affiorare addirittura scaglie di ghiaccio… Un’occhiata al menu spiega l’arcano: “In questo locale siamo fieri di servire la birra più fredda dell’intera contea…”. Complimenti… In questi luoghi la cosa migliore da fare è rifornire il frigorifero del motel con qualche buona birra comprata in precedenza per corroborare le escursioni della giornata. Mielosa ma con il giusto taglio di amaro la Allagash Triple Riserve, canonica e ben fatta, niente male nemmeno la Ommegang Hennepin, una saison secca in cui probabilmente Duvel, proprietario della birreria, ha detto la sua.



Oltrepassata la
SIERRA NEVADA – la catena montuosa, non il birrificio… – e proprio di fronte al MONO LAKE un buon posto dove fare qualche acquisto – ok, diciamo pure l’unico in mezzo alla solitudine del Far West – è il Whoa Nellie Deli presso la sola stazione di servizio che si incontra dopo decine e decine di miglie di discesa interminabile. Pare si mangi anche molto bene. Ci abbiamo trovato alcune birre locali della Mammoth B.C. a noi totalmente sconosciute come la Hair of the Bear, una doppelbock di 9° caramellosa come da copione, piacevole e ben fatta, e una Double Net Brown, vigorosa e piacevole brown ale. Quando si dice la tradizione delle birre regionali e del territorio che alimenta l’amore per il beerhunting…

Dopo una rapida visita a BODIE, desolata città fantasma dell’epoca dell’oro perfettamente conservata, ci dirigiamo verso la DEATH VALLEY, luogo infernale non solo per le temperature, imperdibile, dal fascino magnetico e malato, in cui ci si sente ospiti della natura, nemmeno molto desiderati, e dopo pochi giorni si comprende che forse è meglio levare il disturbo… Anche qui il frigorifero viene in aiuto, con una Moylan’s Kilt Lifter, una discreta scotch ale ben maltata, una Lagunitas Maximus IPA, Double IPA in verità piuttosto “light” e con i suoi 7.5° di alcool e 72 di IBU, un’intramontabile Stone Ruination IPA e una New Belgium 1554 Enlightened Black Ale, birra estremamente diffusa nei vari liquor shop, tecnicamente ineccepibile ma che non ci ha regalato grosse emozioni. Ma se per negligenza aveste lesinato nelle scorte, non disperate… Anche qui, in mezzo ad uno dei deserti più aridi e inospitali nel pianeta, nell’unico ristorante dell’unico inn presente in un centinaio di miglia attorno a voi, una birra artigianale della regionale Indian Wells B.C. non la si nega a nessuno… La Mojave Gold, servita alla spina, era purtroppo infetta. Meglio la Lobotomy Bock, una Imperial Bock – è qui nella ricerca di nuovi stili abbiamo fatto avanguardia… – di 10.8° piacevole ma dal corpo stranamente scivoloso e corto e dall’alcool per nulla graffiante… Ma li avrà avuti davvero questi gradi?

La traversata in mezzo ad una tempesta di sabbia del rude Deserto del Mojave ci riporta dalla solitudine delle zone desertiche e disabitate nuovamente alla California da telefilm. L’area di SAN DIEGO è un’altra delle zone “calde” per la birra in California, una delle più interessanti di tutti gli Stati Uniti, con una grossa offerta di pub e di birrifici da visitare, e con un clima da vacanza perenne che aiuta nell’intento di esplorazione. Pomeriggi spanzati sulla lunga spiagga dorata a farsi schiantare dalle onde oceaniche – una versione di Baywatch con panzetta – e pub crawling serali… Il paradiso dev’essere qualcosa del genere.

Fra i pub di livello mondiale della città, l’indirizzo di riferimento è O’Brien’s. Si trova in un quartiere asiatico ed è un locale dall’atmosfera tranquilla e molto informale, dal lungo bancone “abitabile”, con una selezione di birra impressionante alla spina e in bottiglia e molto attivo nella diffusione culturale (qualche ora prima del nostro arrivo erano presenti i birrai di Brewdog per una presentazione). Le temperature di servizio sono “quasi” corrette.Noi abbiamo preso una splendida Alpine Pure Hoppiness, Double IPA dalla beverinità affatto scontata, con una tonnellata di dry hopping ma un amaro non eccessivo e ben bilanciata, un’ottima – come sempre – Sierra Nevada Harvest con luppolo fresco, note caramellate e di biscotto, una pompelmosa Alesmith X a pompa, una Stone Cali Belgian IPA, dalla chiara impronta belga nell’impronta del lievito e molto buona, la Alesmith – Stone – Mikkeller Collaboration Triple, piatta, scivolosa, semplice e stucchevole pur aderendo allo stile. I maestri fiamminghi sono lontani… Si prosegue con una monumentale bottiglia di Lost Abbey Cuvee de Tomme che descriveremo in una puntata successiva, un’ottima Moylan’s Irish Stout, secca e profonda, ed il vintage finale, una Stone Vertical Epic 04-04-04, una sorta di saison aromatizzata al lime piacevole ma oramai in fase di declino.

Immersi nell’atmosfera davvero alla mano davanti e dietro al bancone del locale conosciamo uno dei birrai di Ballast Point, fra i migliori birrifici di San Diego, che visitiamo la mattina successiva. Consigliamo la visita agli homebrewers che vogliono soffrire, all’ingresso del birrificio troveranno infatti un mega negozio di materie prime con ogni tipo di malti, lieviti e luppoli dei più assurdi nonché alcune ricette del birrifico in esposizione.
La Pescadero Pilsner è una discreta rappresentazione dello stile a base Tettnanger, la Schooner Wet Hop Ale, una APA fatta con Cascade fresco, è da bere a secchiate,
la Abandon Ship Smoked Lager resta un po’ dolcina ma il fumo è ben calibrato, la Sculpin IPA, bandiera del birrificio, è la classica IPA della California del sud molto tropicale, zoccolona e piacevole, la Big Eye IPA amicca meno orientata invece su note più erbacee, la Black Marlin Porter nella versione base è una porter americaneggiante molto piacevole, mentre la versione Barrel Aged acquista una certa morbidezza, note vanigliose, una leggera acidità ed un retrolfatto di plumcake, infine la Even Keel è una session ale di 3.5° leggera ma molto caratterizzata dall’uso equilibrato dei luppoli. Da non perdere il “muro delle dediche”, tapezzato dalle firme birrarie più prestigiose del pianeta. Noi abbiamo lasciato la nostra traccia sotto l’ombra benevola del Guru, precursore come sempre..(vedi immagine)


Un altro locale impedibile della città è la Hamilton’s Tavern, situata in un quartiere residenziale non lontano dal downtown, dove troverete un’ottima selezione di spine e di bottiglie, anche del belgio, ed un’ottima rappresentanza di stili birrari differenti. Per il cibo si può acquistare direttamente nel deli a fianco che serve direttamente nel locale da un’apertura nel muro. Vi sconsigliamo caldamente di farlo… Sempre all’avanguardia come pochi nella scoperta di nuovi stili, intrepidi proviamo una Sierra Nevada Super 7, una Double Imperial Pilsner di 7.8° oramai lontana dalle origine bavaresi, ma comunque ottima – Sierra Nevada non sbaglia un colpo – di buon corpo, mielosa ed erbacea, quindi una Green Flash West Coast IPA, canonica e gradevole produzione sud californiana, una Kark Strauss Imperial IPA valorizzata dalla spinatura a pompa, sempre un po’ sul filone da luppolatura cialtrona ma molto godibile, la San Diego B.C. Hopnotic, oramai sempre più IPA maniacs… Per uscire dall’overdose ci viene in soccorso una Victory Storm King Stout, Russian Imperial Stout di 9.7° beverina per lo stile di appartenenza, ma non un gigante di complessità. In motel, una Boulevard B.C. Long Strange Triple ci ricorda ancora una volta che molti birrai americani, anche quelli del Missouri, sono ancora lontani dall’aver acquisito fino in fondo la lezione belga…


Se San Francisco rappresenta la California intellettuale della birra – escludendo la selvaggia isola birraria del Tornado… – con i suoi locali ricercati ed i cibi raffinati, San Diego ne rappresenta il lato più godereccio con le sue bombe di luppolo a volte caricaturali, ma sempre divertenti, i suoi locali alla mano, i suoi prezzi più accessibili. Forse le lunghe spiaggie con la loro fauna da telefilm ed il clima mite hanno la loro influenza. Naturalmente le opzioni per il beerhunter non finiscono qua come vedremo. Anzi, a documentarsi e volerle inseguire tutte sono pure troppe…