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Sulle strade del Pajottenland a caccia di Lambic

Le mie due città più amate, come tutti sanno, sono nell’ordine Genova e Bruxelles, luoghi amati dove gironzolo sognante e in estasi e, forse non a caso, gli unici due posti dove mi sia stato rubato il portafoglio. Su Bruxelles potrei scrivere migliaia di pagine legate ad altrettanti ricordi, ma dovendo scegliere vorrei parlarvi delle Chaussée, le lunghissime arterie stradali che da oltre trent’anni mi fanno uscire e rientrare in città, verso e dal Pajottenland, mio ambiente naturale e principale teatro di incessanti battute di caccia birraria.

pajottenland

Non nego di essere emotivamente coinvolto sia con la Chaussée de Mons (Bergensesteenweg) che con la Chaussèe d’Alsemberg (Alsembergsesteenweg), nonché con la Chaussée d’Enghien (Edingensesteenweg), anche se quella che ogni volta mi agita maggiormente è la Chaussée de Ninove (Ninoofsesteenweg). La Chaussée de Mons ad Anderlecht passa a pochi metri dalla rue Gheude (nome che vi dice qualcosa, vero?) per poi superare Zuun, lasciandosi sulla destra la modernissima birreria Bellevue dove avviene l’infanticidio di lambic, trasformati in succhi di frutta e granatine.

Giunti in Sint-Pieters-Leeuw subito si staglia, imponente, l’antenna della VRT-toren – con l’acronimo VRT a indicare la Vlaamse Radio en Televisieomroeporganisatie – che, prima dell’avvento del navigatore GSM, era il punto di riferimento fondamentale per trovare lo straordinario caffè In de Oude Smis van Mekingen. Avevo instaurato un magnifico rapporto con i due vecchietti titolari, rapporto che oggi continua con la figlia Annie che, ogni volta in cui si trova al cospetto di uno dei mostri nostrani da me creati, gli mostra una mia vecchia foto. Ricordo che quando ci portai la troupe della RTBF (Radio Télévision Belge Francophone), per un servizio per la loro rubrica “Au Quotidien”, girammo a vuoto più di mezz’ora prima di trovare il caffè, a causa della fitta nebbia che impediva di vedere l’antenna e quindi di poterci orientare.

kuaska bruxelles

Deviando leggermente si raggiunge il centro di Sint-Pie- ters-Leeuw dove, nel Rink, la sorella del mitico assem- blatore di lambic Jos Moriau gestisce ancora l’Herberg Moriau. Da lì è poi un gioco da ragazzi passare da Vle- zenbeek: qui, fra le tante attrazioni birrarie, spicca il basico caffè De Vagevuur, “il purgatorio”, naturalmente locato vicino al cimitero.

La Chaussée d’Alsemberg porta direttamente a Beersel ed è utilissima in direzione Lot, Dworp, Halle e Lembeek per andare da Frank Boon. Tutti luoghi che hanno visto un giovane Kuaska alle prese con le sue prime esplorazioni a fermentazione spontanea. Partivo da Bruxelles, da Uccle per precisione, con una prima sosta al caffè Au Père Faro dello scrittore Charles Fontaine, con il quale ho fra l’altro avuto spesso scontri feroci per divergenze di opinioni. Seconda imperdibile tappa era il Vieux Sptijgen Duivel per una – o anche due – Clarysse Felix oud bruin. Di Beersel ho già ampiamente parlato in un precedente numero di Fermento Birra Magazine, per cui mi limiterò a ricordare come fosse per me una sorta di paradiso terrestre, con ben undici indirizzi per bere lambic, faro, gueuze, kriek e framboise di diversi produttori e assem- blatori: nell’ordine Au Chevalier di fronte al castello, Oud Beersel nei pressi della stazione, poi Au Gai Pecheur davanti a un laghetto, Drie Bronnen e Festzaal nella Hoogstraat, Drie Fonteinen e Au Grand Salon nella Herman Teirlinckplein e ancora, nella Ukkelsteenweg, il Centrum, il Camping con i suoi piccioni dopati, l’Oude Pruim e il Nieuwe Pruim. Dworp aveva molte birrerie, e di alcune di queste – come Winderickx e De Koninck J. & Proost – ho fatto in tempo ad assaggiare gueuze e kriek. Tuttavia anche oggi vale la pena eccome farci un salto! Oltre al superstite assemblatore Hanssens, gestito da Johnny Matthys e da sua moglie Sidy, figlia del leggendario birraio Jean, uno dei più accaniti fumatori che abbia mai conosciuto, soste obbligate sono il ristorante Boelekewis con moules et frites (cozze e patatine fritte) e ribbekes (costine di maiale) a volontà, e almeno tre interessanti caffè: i solidi e consolidati Gildenhuis e Welkom e il recente e più moderno De Zwaan, gestito da due giovani appassionati che, fortunatamente, non hanno ceduto alla tentazione di farne un freddo locale di tendenza.

bruxelles

La Chaussée d’Enghien interseca quella di Ninove all’al- tezza di Eizeringen, regalandomi ogni volta due esaltanti alternative. Arrivando da Bruxelles se giravo a destra, verso sud, avevo nel mirino il villaggio di Gooik, ricco di tentazioni non solo per il centro culturale De Cam, che ospita un museo di strumenti antichi e soprattutto l’omonima birreria nella quale Karel Goddeau assembla ad arte lambic per creare grandi gueuze e sublimi kriek, ma anche per i tanti caffè tra i quali spicca il bucolico Den Haas, dove in giornate di bel tempo è possibile stare all’aperto e degustare birre belghe (non scopiazzate da quelle americane) in compagnia delle galline che ti passano tranquille sotto la sedia. Girando invece a sinistra, verso nord, effettuavo una prima deviazione per Wambeek, dove oltre all’oggi famigerato De Troch era possibile vivere l’atmosfera genuina di locali come De Klok e Germaine in den Esseleer.

La seconda deviazione dalla Chaussée verso Ternat era d’obbligo per comprare lambic e gueuze direttamente alla birreria Girardin a Sint-Ulriks-Kapelle, con la famiglia titolare che era, è e sempre sarà famosa per la scontrosità e la rudezza dei modi. Tornati sulla Chaussée nel comune di Asse si incontravano prima il caffè Sedan, dove ancor oggi si può bere gueuze e farsi fare barba e capelli, e il magnifico Koekoek, della cui chiusura ho già scritto e che pare oggi registrare l’interesse di nuovi acquirenti, con la rassicurante volontà di non volerlo snaturare. Piccole deviazioni portano in due straordinari caffè come l’Oude Belg di Relegem e l’In De Zwaan di Zellik, con la sua leggendaria e vecchissima padrona che veniva aiutata dai clienti a cambiare i fusti dietro il bancone. Termine del viaggio l’incredibile Bij Rie nella piccola piazza della chiesa (Dorp) del minuscolo villaggio di Mollem: nessuna insegna, solo la lista quasi invisibile dei prezzi alla finestra, una toilette improponibile e tanta nostalgia dei bei tempi andati.

birreria bruxelles

Ho lasciato per ultima la mia Chaussée preferita, quella di Ninove, costellata da tanti pezzi di cuore che vengono incontro come i cipressi di Carducciana memoria. Prima tappa nel villaggio di Sint-Anna-Pede: di fianco alla chiesa ritratta da Pietro Bruegel, il Vecchio nella sua celebre Parabola dei Ciechi conservata nel Museo Capodimonte di Napoli, troviamo il caffè Sint Anna, gestito con amore dalla simpatica signora Lydia Dauw, pronta a servire lambic Girardin sia giovane (a volte di poche set- timane) che vecchio di due anni. Giunto a Schepdaal ri- mango ogni volta sconvolto dall’imponente birreria Eylenbosch, oggi tetra e in irreversibile sfacelo ma attiva e pulsante fino a meno di venticinque anni fa. A pochi metri, nella Isabellestraat, troviamo un’altra birreria dismessa, la De Neve, chiusa nel 1994 appena quatto anni dopo l’altra. Mi rifacevo subito con un bel pranzetto a base di lambic, gueuze e bistecca di puledro nel ristorante De Rare Vos, dove ho incontrato più di una volta leggende come Eddy Merckx e Paul Van Himst. Ho scritto “mi rifacevo” perché pure il Rare Vos ora è stato messo in vendita. Ho conosciuto bene i vari proprietari succedutisi negli anni, specie il primo che aveva una passione per i piccioni da gara che partivano ed arrivavano nel giardino retrostante, ma che trovavi pure sul menù. Sempre a Schepdaal avevo conosciuto anche altri produttori di gueuze come Goossens e Tuur De Troch, che fino a pochi anni fa venivano da Cantillon a prendere le trebbie ancora fumanti.

Ed eccomi a Eizeringen, dove la famiglia Panneels ha avuto il grande merito di resuscitare nel 2005 un vecchio caffè dopo un restauro durato quattro anni. Famoso per il curioso orario di apertura, dalle 10 alle 13.30 solo la domenica, i giorni festivi o quando nella prospiciente chiesa di Sint Ursula si celebra un matrimonio o un funerale, qui troviamo lambic piatto e una gamma pressoché completa di gueuze, kriek, framboise nonché bottiglie vintage di metà anni Ottanta della citata, defunta birreria Eylenbosch. Una chicca per concludere. Date un’occhiata al muro in fondo al locale: vi troverete un fax, inviato al locale dal presidente del Parlamento belga Herman De Croo, che si dice stupito, lui che ha visto di tutto, di aver incrociato un degustatore italiano che predicasse il verbo del lambic tradizionale a un pubblico di appassionati inglesi e americani.