Birra del Borgo e Cantine Ceci presentano Birra di Parma

Recentemente un nuovo marchio si è affacciato sulla scena birraria, Birra di Parma, nato dalla collaborazione tra Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo e la nota azienda vinicola emiliana Ceci. Birra di Parma non pare un nome troppo felice in verità, vuoi perché la birra viene prodotta nello stabilimento di Borgorose, provincia di Rieti, vuoi perché nell’area della città Ducale già da anni si produce eccellente birra artigianale come quella del Birrificio del Ducato (Roncole Verdi di Busseto) o di Toccalmatto (Fidenza).

Ma, strategie comunicative a parte, la notizia è succosa, non solo perché i protagonisti sono un’azienda vinicola ben nota per il suo lambrusco di qualità e un microbirrificio tra i più apprezzati d’Italia, ma anche perché ad amplificare ulteriormente la notizia ci ha pensato addirittura lo chef Massimo Bottura, che con entusiasmo ha dichiarato di aver inserito la birra nella carta del suo pluripremiato ristorante modenese “Osteria La Francescana”, sostenendo di aver trovato l’abbinamento perfetto tra le nuove birre e alcuni piatti storici come “Il bollito non bollito” e “La compressione di pasta e fagioli” (a lato Bottura beve ironicamente a canna una Isaac del Baladin accanto al produttore Teo Musso).

Un’altra birra che si inserisce dunque nel filone birra-vino, non solo per la natura dell’azienda che promuove il progetto, ma anche per l’utilizzo di un lievito vinicolo particolare come quello del Lambrusco, impiegato in fase di rifermentazione. Un altro elemento distintivo delle Birra di Parma è sicuramente il packaging, una bottiglia molto elegante con il marchio a sbalzo, che avrà fatto lievitare i costi ma fortunatamente non i prezzi finale ai ristoratori (speriamo che lo stesso valga per noi consumatori).

Incuriositi e con la voglia di saperne di più di queste nuove creazioni, che degusteremo nei prossimi numeri, abbiamo contattato direttamente Leonardo Di Vincenzo, di Birra del Borgo:

Ciao Leonardo, complimenti per questa tua ennesima fatica. Che tipo di birre hai creato per il rinomato produttore di lambrusco Ceci?
A dir la verità è più opportuno parlare di collaborazione, perché comunque c’è stato uno scambio di idee importante nella fase di gestazione della ricetta. Per il marchio Birra di Parma abbiamo realizzato due birre, la Oro e la Bronzo. La Oro è un tributo alle golden ale belghe, una birra dalla stupenda carica fruttata, merito anche dei luppoli americani (Amarillo), e dalle suadenti note mielate. In bocca è molto elegante e piacevole con sentori di frutta sciroppata e sensazioni agrumate. La Birra di Parma Bronzo invece è un’ambrata più complessa e strutturata rispetto all’altra, arricchita da bellissime note mielate e da un’intrigante speziatura.

C’è molto dello stile Birra del Borgo nelle due birre?
Diciamo che si inseriscono molto nel filone delle ultime mie creazioni, ovvero ricette dove ho lavorato molto con i luppoli con caratterizzazioni molto più incentrate sull’aroma chesull’amaro. E poi c’è un lavoro sui lieviti importante che consiste nella realizzazione di un blend studiato ad hoc per la birra.

La birra è stata subito elogiata e messa in carta dal grande chef Massimo Bottura. Nel concepire la ricetta avete pensato ad una birra che potesse sposare i piatti del lambrusco?
Direi di no, però l’obiettivo dichiarato di produrre birre dalle suggestioni gustative fruttate, piacevoli e seducenti, probabilmente ha creato affinità con il lambrusco.

Pensi che l’alta ristorazione rappresenti un target importante per la birra artigianale?
Sul piano dell’immagine gioca un ruolo fondamentale. L’ingresso della birra artigianale nell’alta ristorazione è importante, permettere di far passare il messaggio, sempre più diffuso, di un prodotto di qualità che può essere tranquillamente abbinato ai migliori piatti della nostra cucina.

In Italia sta sempre più prendendo piede la tendenza a fare la birra per conto terzi. Cosa ne pensi?
Il vantaggio principale è qualitativo. Realizzare birra di qualità per conto proprio richiede grandi investimenti e conoscenze del settore. Certo, questo comporta anche dei limiti comunicativi, ma dipende molto dal tipo di progetto che si intende realizzare. Credo che molto importante sia comunque esporre chiaramente in etichetta il nome del produttore. Noi ad esempio richiediamo sempre che Birra del Borgo appaia nel retro etichetta quando facciamo collaborazioni di questo tipo.