Birra analcolica con aromi da birra normale: ora è (quasi) realtà

Senza entrare in dettagli che sarebbero eccessivi, l’esperimento dovrebbe aver funzionato più o meno in questo modo: utilizzando una membrana semipermeabile, una cerveza-cavia (chiamiamola così) è stata scomposta in una porzione liquida (nella quale è stato è trattenuto l’alcol) e in una gassosa (nella quale sono stati raccolti i composti osmofori). La preziosa parte volatile è poi stata ricondensata e unita, con il suo bagaglio olfattivo (acetato di etile, acetato isoamile e alcol isobutile), appunto a una pinta analcolica. Il test, conclusosi con un confronto alla cieca (da parte di un panel di esperti) tra le due versioni della alcol free (quella originale e quella potenziata), ha superato il banco di prova, anche se si tratta soltanto del primo passo visto che “al momento”, spiega uno dei ricercatori, Carlos Blanco, “dalla birra alcolica non si è comunque ancora in grado di estrarre il corredo odoroso nella sua completezza”.



