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Alder, le prime birre del nuovo birrificio di Marco Valeriani

Dopo che la notizia del suo addio al birrificio Hammer si era cominciata a diffondere in pratica contestualmente alla consegna a fine gennaio del premio Birraio dell’Anno 2018, la curiosità del pubblico degli appassionati circa le sorti del birraio Marco Valeriani era cresciuta di mese in mese. Così dopo aver appreso la sede del nuovo birrificio: Seregno (MB), una ventina di km a nord di Milano; il nome del marchio: Alder, una parola inglese dalla pronuncia tedesca (due paesi riferimento nella produzione di Marco) che significa ontano, albero diffuso in Brianza; il tipo di impianto: 10 ettolitri firmato Impiantinox; ecco che finalmente sabato 12 ottobre con l’inaugurazione ufficiale del birrificio è stato tolto il velo alla cosa più importante: la sua birra.

foto di Luca Galuzzi

Tap room adiacente al birrificio volutamente essenziale con poche sedute, pareti spoglie di mattoni verniciati di bianco e tubature aeree in metallo a vista. Dietro al bancone 9 spine a muro, che ospitavano per l’occasione 4 nuove birre. Ecco le impressioni di Simone Cantoni e Matteo Ferrigno arrivati sul posto per la ghiotta occasione.

Si parte con la Lewis, una keller pils di 4,8° alc. dal colore dorato scarico, dotata di buona brillantezza, e di un profilo olfattivo che parla tedesco con il cereale in prima linea, arricchito da tratti speziati, leggera mineralità, e un erbaceo netto con incursioni affienate. Birra pulita al sorseggio, asciutta, snella, dotata di media persistenza e valori amaricanti giudiziosi e lineari nella loro manifestazione.

La Gretna è invece una american pale ale di 5,3° alc. dal colore dorato carico caratterizzata da un naso meno modaiolo delle sue colleghe in circolazione, merito di un olfatto giocato meno sull’agrume, meno resinoso, che preferisce insistere sul floreale (tiglio), sul fruttato aromatico (uva spina e pesca gialla), e avere come compagna una spalla maltata che richiama il panificato a breve cottura. Birra molto bilanciata, corredata da un amaro dosato e un corpo leggero, quasi da session IPA.

La Rockfield invece è una american IPA da 6,8° alc., non banale, per via di un maltato presente che rimanda alla pasta frolla e un naso fruttato tropicale più carnoso della precedente, con accenni di mango. Il corpo si fa rotondo, quasi abboccato in partenza per via di un residuo zuccherino che un amaro spiccato riesce a mitigare regalando al finale un sorso asciutto, fluido. Una birra possente, di buona persistenza e un retrolfatto piacione, vivacizzato da un etilico silente che si manifesta con un accenno di pepato.

Si conclude con la Deltacolt, la birra che più ci ha sorpreso. Perché di milk stout dotate di bilanciamento e arco olfattivo ampio non se ne vedono molte a giro. Dal bicchiere emergono le tipiche note torrefatte di caffè, orzo in tazza, fava di cacao, anche un accenno legnoso con suggestioni di tabacco. Un naso avvolto da sensazioni che ammiccano al liquoroso, anche morbide, che richiamano la galatina o il cioccolato al latte, però senza mai eccedere in una dolcezza stucchevole. Un sorseggio pieno, che l’avena rende vellutato, ma che non sbanda, grazie ad un equilibrio gustativo a centro corso privo di acidità, astringenza e parti dure diligentemente attenuate dal contraltare morbido che non abbandonano il proscenio, vero, ma nemmeno stanca. 5,9 i gradi alcolici.

foto di Luca Galuzzi

Le birre sono tutte molto centrate e già rispecchiano nel bicchiere quella maniacalità nel dettaglio, quel tendere alla perfezione a cui Marco ci ha abituato negli ultimi anni con una costante ricerca del controllo tecnico e con lo studio. Un approccio che si traduce in birre estremamente pulite, a tratti chirurgiche, forse meno stupefacenti delle creazioni precedenti (ma del resto le aspettative erano altissime!): una via produttiva che sembra voler riscoprire con modernità le origini, tornando a dialogare in maniera più convinta con il bevitore da pub con birre semplici ma non banali. Ma siamo agli inizi e sono solo le prime cotte. Soltanto il tempo ci dirà veramente quali sono le ambizioni e quale la cifra stilistica delle birre a marchio Alder.