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Abbinamento italoamericano: spaghetti alla ciociara e cream ale

Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno…! La battuta immortale di Alberto Sordi nel film Un americano a Roma calza a pennello sulla liason gastro-birraria che proponiamo stavolta. Perché ci apprestiamo a unire in tavola un boccone tipicamente laziale, lo spaghetto alla ciociara, con una tra le tipologie statunitense che nella percezione comune è meno rappresentativa tra gli stili yankee, ma che in realtà è a stelle strisce fino al midollo: la Cream Ale.

Veloce, gustoso, mediterraneo e fresco abbastanza da poter affermare che si addice ottimamente anche alle settimane di quell’appendice d’estate che è il mese di settembre, il primo piatto di cui trattiamo nell’occasione è davvero un piccolo compendio di cucina tricolore. Lo si prepara con pomodori (sbollentandoli, pelandoli e tritandoli), peperoni gialli e verdi (da pulire, separare dai semi e tritare a cubetti), olive preventivamente snocciolate; del buon Extravergine (da scaldare in padella, per poi unirvi gli ortaggi sopra menzionati, insieme a spolverate giudiziose di sale e pepe); ovviamente gli spaghetti (da cuocere in acqua e quindi saltare nella padella appena citata); infine, una grattugiata di Pecorino Romano, con cui guarnire il tutto.

 

Insomma, una forchettata corposa ma non tale da impiombare, fragrante nei profumi e appagante, dotata di intensità e persistenza sensoriale; caratterizzata da livelli potenziali sia di materia grassa (olive, olio e formaggio), sia di acidità (pomodori e gli stessi tre ingredienti della parentesi precedente), sia di sapidità (il cacio del tocco conclusivo), con cui fare i conti, per progettare un abbinamento sensato.

Ecco, quei conti noi ci proponiamo di farli lasciando che le peculiarità testé descritte nel morso siano lasciate esprimersi anche in eventuali momenti di veemenza, senza intralciare loro il passo con valori sensoriali configgenti rintracciabili nel bicchiere. Il che impone di assumere un comandamento fondamentale: tenere alla larga l’amaro. E allora si spiega il motivo della scelta compiuta, in merito allo genere birrario selezionato per il connubio di oggi: le Cream Ale (il morbido mais ammesso in ricetta; massimo 20 Ibu; colori non oltre il dorato, limite che esclude anche eccessi tostati) ci sembra una più che buona candidata per il compito assegnato ovvero quello di lisciare lo spaghetto per il verso del pelo. Oltretutto, il grado alcolico (anche fino al 6%) e una carbonazione di norma spigliata danno l’impressione di poter gestire con disinvoltura il contenuto lipidico del condimento della nostra pasta; insomma, le premesse per un botta e risposta armonico dovrebbero esserci eccome. Quanto agli esempi dello stile con cui effettuare (la cosa più importante) un concreto test di consonanza gustativa, eccone qua alcuni. La Cream Ale (alcol 5%) della AleSmith; quella, identica per tenore etilico, di Mikkeller; la Primals Cream (da 6 gradi) di To Øl; e la Terzo Tempo (4.4%) firmata da Argo.

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