Audaci alleanze: Ribollita e American Ipa
Questa volta l’idea di accostare elementi sensibilmente distanti, talvolta divergenti nella rispettiva visione: due diverse culture (la Toscana e la statunitense); due modalità d’approccio alla nozione di gusto (il fortemente tradizionale e l’ultramoderno); due appartenenze cronologiche (l’antica e la contemporaneo-avanguardistica); infine due profili sensoriali compatibili (questa la scommessa), ma solo a condizione di tenere sotto controllo possibili esuberanze. Sul ring chiamiamo a salire: nell’angolo della tavola la ribollita (fiorentinissima, ma iscritta ai ricettari tipici di tutta la regione); nell’angolo della bevuta, campionessa delle birre made in Usa di recente generazione, la American Ipa.

E dunque via al corpo a corpo, di cui diamo la cronaca: iniziando da uno sguardo al piatto, alla sua scheda tecnica. Una zuppa, sì, ma che zuppa! Un trionfo della cucina di base: strati sovrapposti di pane raffermo tagliato a fette, irrorato con un corposo minestrone di verdure (verza e cavolo nero, patate e fagioli, pomodori e carote, bietola e sedano, il tutto completato da porri, cipolla, aglio, rosmarino, Extravergine d’oliva, sale e pepe). Il loro abbraccio genera un impasto denso, di sostanza e concentrazione, provocato dalle cotture supplementari, successive alla prima (da cui il nome ribollita).

Anche qualora la proposta spiazzasse, il nostro consiglio è quello di provare, per la scienza, chiaramente. E per il test appena consigliato, ecco i nostri consueti suggerimenti. Dagli stessi Stati Uniti, per la scuderia Rogue (Newport, Oregon), la Brutal da 6.3 gradi alcolici; dall’Inghilterra, sotto le insegne di Thornbridge (Ashford in the Water), la Jaipur da 5.9 gradi; dall’Italia, la HOPfelia by Fogliederba (Forni di Sopra, Udine) e la MADdeké targata Free Lions (Viterbo), rispettivamente da 6,4 e da 6,7 gradi.



