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Vita da Pub: il consiglio salva serata

maccheLa birra artigianale è ormai diventata oggetto di massa, dalla mia posizione dietro il bancone, avevo preso coscienza di questo da tempo, ma ormai i segni della “conquista” sono inequivocabili anche per gli occhi più scettici… Proprio ieri un birrificio ha presentato la sua DIPA (Double India Pale Ale) alla spina in anteprima nazionale in un locale trasteverino, ed ecco così spuntare in bella mostra il suo nome accanto a “Ceres e Corona in bottiglia 5€” o accanto alla spina di HB. Un tipo inglese si è poi fatto due chiacchiere con me dichiarandosi assolutamente sorpreso di quanto Trastevere sia piena di birre artigianali: “Siete in tantissimi!” mi ha detto… Ho iniziato a guardare quelle vecchie e consunte mura del Macche con amorevole tenerezza, quasi a confortarle… “Non ti preoccupare vecchio mio, tu non sei uno dei tanti”, pensavo fra me e me, mentre l’inglese si sparava la sua terza Bran e due pischelli dietro di lui discutevano sul fatto se Fanoe Bryghus fosse o meno una tipologia di birra… Sì, ormai possiamo portare numerosissimi esempi di come la birra artigianale sia diventato un vero e proprio business, con fornitori che ormai ripetono a pappagallo la parola “cruda” su ogni birra che ti propongono, sciorinando nomi di birrifici artigianali improbabili ma che colpiscono i più, entrando così facilmente in posti dove la cultura della buona birra non è mai stata di casa, con la consapevolezza che ormai la “birra cruda” fa cassetto.

Cosa pensare di tutto questo? Il lato positivo è di poter bere bene (o quasi, a volte trovi girini nell’impianto di spillatura) un po’ ovunque, d’altro canto la giusta informazione, la parte “culturale” della birra stessa è abbandonata a se stessa. Entità rarissima è ormai il cliente completamente a “livello zero”: a costo di sparare richieste assurde condite di amenità varie, spesso e volentieri tutti azzardano ad andare oltre la solita richiesta di “damme ‘na doppio malto” magari chiedendo la “famosa birra con ciliegie limonate dentro”…!

L’altro giorno però mi è capitata una ragazza che odiava totalmente la birra (basterebbe tornare indietro di un paio d’anni per trovarne al pub tantissime di persone così, ora invece le ragazze ti chiedono quante IPA diverse hai alla spina…). Ebbene, in un caso così estremo ovviamente non c’è Tipopils che salvi, la ragazza ha proprio un odio profondo per il nostro nettare, e nonostante questo dopo sarebbe andata a cena al Bir&Fud: il suo ragazzo aveva poche speranze di uscirne sano da quella serata. In quei casi serve il prodotto giusto, quello che ti rovescia completamente la tua personale idea di birra, ho tentato quindi con una MacMummy. Successo assoluto condito con la consueta frase: “Ma questa non è birra, che mi hai dato? Buonissima, senti che strana amò!!!” E il suo “amore” ha avuto la serata salva, ma certo che conoscere meglio i gusti della propria donna avrebbe evitato tutto questo, ma la scena mi ha riportato indietro nel tempo e mi ha fatto sentire utile come una volta!

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Articolo tratto da Fermento Birra Magazine n. 2