Una bionda nella vasca: birra e spa

Questa in effetti ci mancava. La cosa potrà forse suscitare curiosità – e immagino poco altro – in qualche appassionato, ma c’è chi l’ha presa, e più che altro c’è chi lo fa, sul serio: un bel bagnetto ristoratore immersi in una vasca di birra, come lo vedete? Si certo, a parole è il sogno di tutti: testa dentro e fuori a bocca aperta, e poi ancora dentro e fuori, ma passato l’entusiasmo iniziale? A pensarci immagino il senso di appiccicaticcio, la pelle che tira, l’odore non proprio delicato del liquido caldo e stagnante. Eppure gli esempi autorevoli non mancano. La mente va Cleopatra: pare che sostare in un tino stracolmo di birra fosse una delle sue abitudini, e tradizione vuole che di cure di bellezza se ne intendesse. Fosse davvero che..

Vabbè, al netto di improbabili agganci storici la cronaca parla oggi di un fenomeno “beauty care” che, oltre a dilagare a macchia d’olio abbracciando sempre più anche il mondo dei maschietti (mala tempora current), strizza l’occhio a questo originale trattamento benessere diffuso in prevalenza nell’area mitteleuropea, Austria, Germania e Repubblica Ceca su tutte. La domanda di fondo, forse scontata, resta una: perché? I sostenitori del filone snocciolano ovviamente argomentazioni di tipo cosmetico-salutistico, proponendo questi bagni ristoratori – dove la birra è “servita” calda, facciamocene una ragione – come toccasana grazie alla contemporanea presenza di luppolo, malto e lievito. Dei primi due si richiamano le proprietà antiossidanti e rilassanti, che favorirebbero l’elasticità della cute e un’azione anti invecchiamento sulla stessa (l’accoppiata è proposta in certi casi anche sotto altre forme, vedi il “peeling malto & luppolo” con declamato effetto rafforzante e ammorbidente, ma questa è un’altra storia); dell’ultimo, grazie soprattutto all’elevata presenza di vitamina B e sali minerali, il ruolo di integratore ed antistress naturale con ancora influssi positivi sull’effetto relax, anche se qualche dubbio sulla vitalità post-fermentativa che si ritrova in tinozza rimane.

Ma torniamo al dove è possibile, nel caso, sfogare questo originale istinto psuedoalcolico. Si diceva del centro Europa, e in effetti spulciando sul web esistono diverse opzioni da appuntare nel caso ci si trovi a passare in zona. Partiamo da Praga, dove il titolo di apripista va alla Spa Beerland, la prima a specializzarsi – fra bagni, varie ed eventuali – in trattamenti birrari. Il percorso standard ha una durata di un’ora circa, e comprende un bagno alla birra (Krušovice, per la cronaca) in tini di legno, sauna con essenze al luppolo e riposo su letto di paglia, su cui sorvolo. Tutto con possibilità di bevuta illimitata, cosa che già di per sé potrebbe valere il biglietto: dai 70 euro in su, a  seconda di trattamento e numero di ospiti. Sempre a Praga l’idea è venuta anche al birrificio Bernard, con bagnetto di mezz’ora e massaggio testabili con un’ottantina di euro, e ancora al lussuoso Augustine Hotel. Non molto distante, a Pilsen (e dove se no?), la proposta la fa la Durkmistr Pilsen Beer Spa: anche qui l’ammollo, durata venti minuti con miscela di essenze e birra – ovviamente pilsner – a temperatura di 35° e spesa a partire dai 25 euro, può essere o meno associato ad un percorso relax. Abbandonando la Repubblica Ceca, dove la cosa ha davvero trovato terreno fertile, c’è ad esempio la Starkenberg Beer Spa nella bella cornice dell’omonimo castello-birrificio a Tarrenz, nel Tirolo austriaco: qui sono ben sette, e decisamente spaziose, le vasche stracolme di bionda riscaldata pronte ad accogliervi. Per chi si trovasse invece dalle parti di Neuzelle, nel Land tedesco di Brandeburgo, possibile pit stop al Landhotel Kummerower Hof, albergo con annesso centro benessere dove per 80 minuti di sosta nell’ormai familiare tino in legno ci vogliono 46 euro. Più fuori mano – ma il viaggiatore si sa, è inquieto – c’è anche la Beer spa a Riga, capitale della Lettonia: i costi per il bagnetto si alzano decisamente, dai 98 euro per vasca singola ai 130 per la doppia; la casa offre anche peeling e massaggi alla birra, al malto e al luppolo, con prezzi dai 30 ai 70 euro circa. E in Italia? Anche in questo campo, ovvio, guai farci mancare qualcosa. Nel rinomato centro termale di Merano ad esempio il bagno nella birra ha fatto suo esordio da un paio d’anni come “terapia di coppia”, 43 euro per venti minuti di sosta con il partner. A due passi dalla cittadina altoatesina anche il Prokulus di Naturno, hotel con relativo centro benessere, propone fra i suoi bagni terapeutici quello alla birra, comprensivo di bicchiere di benvenuto: 35 euro per 20 minuti, 75 nel caso si aggiunga anche un massaggio corpo; sempre in Alto Adige c’è anche il Plunhof Hotel a Ridanna: mezz’ora a 37 euro, 52 se ci si tuffa in coppia. Dispiace doverlo dire ma per ora l’areale va poco oltre, per cui salvo non si transiti per l’estremo nord della Penisola occorrerà attendere per provare l’ebrezza, e magari consolarsi investendo le stesse cifre al banco del nostro pub preferito: forse la pelle non diventerà più elastica, ma lo spirito ne trarrà senz’altro beneficio.