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Zyhtos Bier Festival: report

1. Paese in festa o festa di paese?
Fiandre Orientali, regione del Waasland, Sint Niklaas, 70.000 persone e un record: la grand place più grande di tutto il Belgio. Da Wikipedia: “Eventi: Il primo weekend di settembre Sint-Niklaas è sede del festival internazionale delle mongolfiere (Vredesfeesten). L’ultima settimana dell’anno la città ospita il Flanders Volley Gala, un torneo internazionale di volley” . Dello Zythos non vi è traccia. Partendo dall’Italia per raggiungere questa mitica città, sede del Santo Graal brassicolo, uno si aspetta di arrivare in un posto agghindato a festa per l’occasione, con dovizia di indicazioni e ricchezza di eventi collaterali. E invece: zero pubblicità, zero indicazioni, zero eventi collaterali. Sint Niklaas gira come al solito, con i negozi che al sabato chiudono alle 18 (!) e la domenica nemmeno aprono, in una congiuntura meteorologica, per di più, tutt’altro che favorevole. Uno s’immagina (sempre con la mentalità italiota) di arrivare e trovare un paese in festa, e di potersi/doversi calare (più o meno volentieri) in un clima da sagra paesana, allegra e spensierata; meno male che sapevamo già dove andare, perché l’unico indizio/segnale esteriore che faceva intuire la presenza dello ZBF era una misera lavagnetta montata su di un treppiede e posta sul marciapiede antistante la porta d’ingresso del palazzetto, sede dello ZBF, sulla quale erano tracciate, con un comune gessetto, l’avviso dell’evento e la direzione (una semplice freccia) da prendersi. E qui ti viene da pensare: “o sono enormemente presuntuosi, o sanno che il tam tam internettiano è infallibile”. La seconda.

2. Kermesse?
Definizione del termine kermesse dal vocabolario della lingua italiana Zanichelli on-line: “Festa popolare, sagra, fiera; estens. manifestazione collettiva allegra e rumorosa”. Lo Zythos non è questo: non è la sagra dell’abbacchio romano (con tutto il rispetto per l’abbacchio) o la fiera del lardo di Colonnata (idem come sopra). Lo definirei un appuntamento di riguardo fra persone che condividono un medesimo interesse con l’identica passione. Non siamo in chiesa, non è certo come assistere a un rito o funzione religiosa, ma lo Zythos è un luogo di tradizioni. E ci si deve andare nella giusta maniera: alcuni agghindati con la “divisa” della confraternita birraria d’appartenenza, i più in normali abiti “civili”, moltissimi muniti di libretto della manifestazione, fogli e biro per prendere rigorosi appunti su ciò che si è assaggiato e su cosa manca ancora da assaggiare. E non mancano le tavolate attrezzatissime di quelle compagnie di appassionati ormai habitué di tali manifestazioni: si riconoscono dallo sguardo sempre vispo e attento al contesto (nonostante le birre ingurgitate), il perfetto aplomb, la quantità di depliant/sottobicchieri/gadget accaparrati nei vari stands, i generi di conforto necessari disposti a raggiera sui tavoli. Visti anche giocare a carte, portate rigorosamente da casa, con i gettoni da degustazione usati come fishes. Ma quelli che più di tutti colpiscono sono gli anziani, numerosi e organizzati (viaggiano quasi sempre a coppia o in piccoli gruppi): si aggirano tranquilli, con il bravo bicchierino in mano, sguardo sereno e abbastanza distaccato, quasi come se fossero  a far visita a parenti, che, mirabile dictu, si ha anche piacere di vedere ogni tanto. Gente alticcia o caciarona in giro? Zero, il primo che si azzarda a fare il simpatico è subito avvicinato dal servizio d’ordine, fatto rigorosamente da volontari/appassionati, efficientissimo,  come quello della CGIL.

3. Evento?
Quella di quest’anno è la quinta edizione dello ZBF, quindi più che evento lo si può tranquillamente definire come un appuntamento ormai storico, quasi irrinunciabile, nel panorama dei festival brassicoli europei. Poi i belgi (i mastri birrai belgi) ti vengono a dire che non ne possono più, che in Belgio si fa un festival, kermesse, fiera strapaesana a base di birra ogni fine settimana e che quindi uno deve scegliere dove andare bla, bla, bla: ma intanto sono qui. Di fatto  lo ZBF è una vetrina quasi irrinunciabile per chi vuol stare in un certo modo all’interno del mondo produttivo della birra belga. Il che non vuol dire che in queste occasioni, seppure importanti, ci sono tutti quelli che contano o tutti quelli che ci dovrebbero stare. Quest’anno erano presenti 56 stands, per altrettanti produttori (funziona ad inviti: lo Zythos spedisce l’invito a tutti, poi ognuno è libero di aderire), ma se tantissime erano le presenze significative, anche molte assenze si sono fatte notare. Non c’erano gli Strujse, non c’era Kerkom, non c’era Duvel Moortgat – Achouffe, non c’erano Cazeau, Den Hopperd, Binchoise, Du bocq, Fantome. Non ho sottomano la lista dei presenti delle edizioni precedenti, e quindi non so se il trend delle presenze è positivo o negativo. L’impressione, mia personale, è stata che le presenze maggiori si siano registrate fra i produttori medio-grandi, le assenze più numerose invece si siano rilevate fra le fila dei produttori più piccoli.

4. Chi fa cosa: Zythos ex OBP
L’ “Objectieve Bier proevers”  (Objectieve beer tasters), meglio conosciuta con la sigla OBP, è stata una delle prime, e forse la più importante, organizzazioni belghe di consumatori-assaggiatori di birra; attiva fino al 2002, nel dicembre di quello stesso anno venne di fatto “liquidata”. Peter Crombecq, uno dei maggiori conoscitori delle birre del Benelux, nel febbraio del 2003 annunciò pubblicamente che una nuova forma associativa, chiamata Zythos prendeva il posto della OBP, sia nel ruolo di coordinatrice della “confederazione” delle associazioni di consumatori-degustatori belgi (come la O.B.E.R., la HOP, la DOB e via di seguito), sia nel ruolo di organizzatrice di eventi (l’OBP, per esempio, era stato l’organizzatore dell’Antwerp 24 Hour Festival). E dal marzo del 2004 lo Zythos dà vita allo ZBF (Zythos Beer Festival), con sede a St. Niklaas. Perché il nome “Zythos”? E’ il termine elelnico con cui i greci identificavano la birra, nome mutuato dagli egiziani, che chiamavano la loro birra zythum.

5. Trasparenza e Metodo
Lezione imparata da questa esperienza: ci vuole metodo e trasparenza, oltre che una organizzazione logistica efficiente (e a St. Niklaas è stata impeccabile, almeno dalla parte del fruitore; non so se i mastri birrai hanno avuto qualche motivo per lamentarsi) e spazi adeguati. Appena arrivati, dopo aver fatto la solita trafila del bicchiere + gettone, ciascuno poteva dotarsi (gratuitamente) dell’efficacissimo “book” del festival, un vero e proprio vademecum, con nome, provenienza, indirizzo internet e birre portate a St. Niklaas di ciascuna delle brouwerij presenti, con tanto di abbozzo di scheda degustativa di quasi tutte le birre “dichiarate presenti” all’organizzazione. Nella seconda parte del libretto, ogni birra viene elencata per tipologia, colore e modalità di “somministrazione” (in vetro / alla spina), brouwerij e stand. Ora, noi in Italia forse siamo abituati a numeri più piccoli, e quindi non sentiamo più di tanto il bisogno di dar vita ad un progetto del genere; ma con 56 birrifici e un numero di birre intorno a 200 non solo il pensare di fare una guida, ma soprattutto il farla con criterio e razionalità mi sembra veramente una gran cosa, e un segno di rispetto per il santo bevitore. 

Trasparenza: tutti quei birrifici che fanno produrre o producono le proprie birre in un altro birrificio recavano, sempre sul book del festival, stampata in chiaro la dicitura “beerfirm” accanto al proprio nome, con specificato anche il nome del birrificio produttore finale. Ora “beerfirm” non è una parolaccia, e non è una definizione disonorevole. I motivi per i quali un qualsiasi birrificio è costretto a ricorrere agli impianti produttivi di un altro sono molti, e spesso più che seri. L’importante è che tutti lo sappiano, e in Belgio la lista dei birrifici beerfirm è tranquillamente pubblica, e chi vuol sapere, sa, perché lo può fare. A St. Niklaas tutti hanno capito che la De Proefbrouwerij pur non avendo un proprio stand e proprie birre era il birrificio più presente in sala …..

 


6. Quantità, qualità.
Ormai quasi tutti i blog del mondo birrofilo  si sono sbizzarriti nello sfornare report sulla manifestazione, spernacchiando
quella o quell’altra birra e incensando sull’altare di St. Arnoldo la birra perfetta. E ciascuno, a Dio piacendo, e per fortuna (dico io), ha il diritto di poterlo fare e gli strumenti (così dicono loro) per poterlo fare. A St. Niklaas c’era tanta roba: anche standoci (come me) un paio di giorni, e cercando di assaggiare il più possibile con metodo “scientifico” (poco di tutte) il palato e il serbatoio raggiungono a un certo punto il limite fisiologico e il punto di non ritorno. E sei costretto a dire basta. Quindi ti rimane il dubbio di non aver fatto in tempo ad assaggiare questa o quest’altra birra, sicuramente imperdibili, e ti assale la consapevolezza di aver “sprecato” quei tot assaggi dietro a delle birre/pacco. Ma questo è normale: l’uomo è una creatura perennemente insoddisfatta (di sé e dell’universo mondo). 

L’impressione che mi sono fatto è che a questo giro (senza fare paragoni con edizioni precedenti) ci sia stata molta quantità, ma non una qualità diffusa. Sono arrivato ad una quarantina di assaggi, e ho trovato molte birre alla spina pericolosamente identiche, con poco spessore e scarsa personalità, molto packaging e poca sostanza. A sentire anche altri luminari, alcune delle “classiche” birre erano in condizioni impresentabili, e alcuni piccoli birrifici attualmente molto alla page si erano portati prodotti non convincenti. Meglio non fare il nome dei “cattivi”, ma premiare quelli “buoni” (a mio sindacabilissimo giudizio). Miglior birrificio complessivo: Boelens, tutte le birre in splendido stato, la nuova (Balzello) curiosa e fatta benissimo. Grandissime birre: Estival della Rulles, Extra Stout e Boskeun della De Dolle, St. Bernardus abt 12, Cuveè Angelique della Glazen Toren, Gouden carolus Hopsinjoor (una splendida novità).

7. Gli italiani e il pellegrinaggio
Lo ZBF è ormai entrato a pieno titolo nel tour del santo bevitore, tappa obbligata, e necessaria tacca da aggiungere sul calcio del fucile di ogni “beer hunter”. A St. Niklaas di italiani ce n’erano, veniamo a conoscere, ma siamo anche riconosciuti, e apprezzati. Lo ZBF è un grande luogo d’incontro, e una occasione imperdibile di confronto: ho visto con piacere circolare su alcuni tavoli decentrati bottiglie di birra artigianale italiana portata a far conoscere (e degustare) ad alcuni guru internazionali. Buon segno, anzi buonissimo segno. Una cosa sola spesso non riesco ad accettare fino in fondo, anche se sociologicamente mi incuriosisce: perché l’uomo è quasi sempre portato a fare di ogni sua passione una mania? E parlo allo stesso modo dei birrofili come dei filatelici, dei pescatori come degli aereomodellisti, dei cacciatori di figurine panini come dei bibliomani. Basta che ci siano più di 2 persone appassionate della medesima cosa, che subito nasce una setta. E a volte è veramente strano sentir parlare fra di loro alcuni degli appassionati di birra: un gergo per iniziati, l’ansia della degustazione perfetta, la caccia all’ingrediente nascosto, lo spettegoulezz sulle tecniche di brassaggio. Ma non sarebbe meglio, per tutti, fermarsi, alle volte, al solo dire “buona questa, va giù che è un piacere”, “epperò, bravo chi l’ha fatta”. Per il superfluo bastano i sommelier del TG5. E avanzano.

 

Info:
www.zbf.be