Incontri fumosi: Moro Toscano e la ReAle Extra

Non riesco a fare una degustazione “pura”, cioè a sedermi al tavolo e cominciare a testare i prodotti, ho purtroppo bisogno di uno stimolo, di trovare un momento adatto. Ma qual’è questo attimo perfetto, il momento in cui un uomo adora farsi una bella birra e fumarsi un buon sigaro? La risposta che credo vi daranno tutti è certamente questa: “lo sport da divano”.

Non mi sento ancora Fantozzi (anche se riesco a comprenderlo ed apprezzarlo), perché non amo particolarmente la birra industriale italiana (come se ne fossero rimaste), ma soprattutto perché non digerisco la frittata di cipolle e non amo il calcio. Una buona partita di basket NBA fa invece certamente al caso mio, quindi avvio l’hard disk (la partita veniva trasmessa alle 18.00), prelevo New York Nicks vs Los Angeles Lakers di oggi 23 dicembre 2007 e premo play. 

La partita comincia e inizia anche questo articolo, con la birra già nel bicchiere. La cervogia si chiama ReAle Extra e sarò un poco partigiano sia perché lo merita la birra e sia perché ritengo il produttore un amico, essendo stato più volte suo ospite al birrificio ed al recente locale (Bir & Fud) che ha aperto a Roma assieme ad altri soci. Bisogna dire che però non sono l’unico schierato a favore di questa birra, essendo stata recentemente premiata come la migliore fra le artigianali italiane ad alta fermentazione con gradazione superiore a 14 Plato.


Partiamo con la degustazione. La birra si presenta di un color caramello scuro ma abbastanza limpido, e le sue caratteristiche arrivano subito al naso. Per questa ReAle sono stati infatti impiegati ben 3 chilogrammi di luppolo Amarillo ogni 100 litri di birra, e l’evidenza del luppolo è subito presente anche a livello olfattivo. In bocca risponde alle attese del naso dimostrando un equilibrio difficilmente preannunziabile. Il grado di amaro è abbastanza contenuto, non potremo definirla una bitter nonostante l’uso intenso del luppolo. Le note sono quelle degli agrumi: limoni, aranci e mandarini. La persistenza è molto, molto intensa, e a questo punto per la scelta del sigaro l’asticella si sposta decisamente verso l’alto, anzi verso l’altissimo (senza essere blasfemo), cioè sul top della gamma “Toscano”, quell’esempio di grandezza e pregio artigianale italiano che è il sigaro conosciuto come il Moro.

Il sigaro Moro è un Toscano di qualità incomparabile, reso straordinario anche dai suoi 23 cm. Viene prodotto a mano utilizzando tabacco Kentucky fire cured di provenienza americana per la fascia e di origine nazionale per il ripieno. La foglie scelte per la fascia devono essere le migliori, ben curate e stagionate, di colore marrone scuro. È anche necessario che le stesse siano integre, di tessuto uniforme ed elastico con nervature secondarie poco evidenti, in modo che possano avvolgere bene il ripieno. Ripieno costituito da una miscela dei migliori tabacchi Kentucky di produzione nazionale, selezionati per gusto e combustibilità, opportunamente fermentati e poi sminuzzati. Il sigaro Moro esiste dal 1999, viene prodotto dalla Manifattura di Lucca e viene distribuito in tiratura limitata nella prossimità delle feste natalizie.

Capisco che non sarà una degustazione facilmente ripetibile, ma avevo questo mezzo sigaro nell’humidor che mi aspettava dall’anno scorso e, considerando che a questo punto la partita è praticamente chiusa sul 43 a 25 per L.A. prima della fine del secondo tempo, la decisione è stata molto veloce ed inevitabile. Bisogna pure divertirsi! Ho preso i fiammiferi lunghi e ho acceso con pazienza ed attenzione il mio mezzo “gigante”. Il tiraggio di questo sigaro è sempre stato eccezionale e anche questa volta non si smentisce. Dopo le prime boccate il palato è piacevolmente intriso del suo gusto forte e corposo; mentre lo sto fumando la sensazione, anche se può sembrare strano pensando ad un Toscano, è legata al dolce/amaro (vinsanto, liquirizia?). L’aroma è intenso e persistente e richiama il ricordo di un buon camino invernale quando fuori nevica, la persistenza è veramente notevole e l’ottimo tiraggio, anche se richiede cautela, riesce a non far riscaldare troppo la bocca.

Il connubio con la ReAle è uno di quei matrimoni che vorremmo durassero per sempre tanto armoniosi sono i due partner: le note dolci del sigaro esaltano l’amaricante del luppolo, gli agrumi della birra e i fumi del sigaro mi si esaltano aromaticamente e mi riportano all’infanzia, quando facevo arrostire sulla stufa a legna le bucce dei mandarini per aromatizzare l’atmosfera. Le capacità sgrassanti della birra non vanno a cancellare le persistenze del sigaro e le note di affumicato del nostro mezzo extralarge aggiungono corpo alla creatura della Birreria del Borgo. La ReAle Extra per me non è solo una birra, è qualcosa che mi fa comprendere che, come gli capita spesso, Leonardo Di Vincenzo oltre che un birraio è una sorta di moderno alchimista che è riuscito a riprodurre le Nozze Alchemiche fra birra e sigaro quasi come un Christien Rosenkreutz dei nostri tempi.

E la partita direte voi? “NBA Where amazing happens”, NYK non ce l’ha fatta ma era arrivata a -1. Finisce 90 a 95, ma mi sono goduto un bellissimo quarto quarto in compagnia di Kobe, una ReAle e mezzo Moro.

 

di Terry Nesti