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Una Riserva… Divina!

Come si sceglie una birra da abbinare ad un sigaro? Confluiscono tre fattori: la curiosità, la passione e dei buoni amici. La scelta della birra di questo mese è legata proprio a questi tre agenti,: da una parte c’è la mia naturale curiosità verso tutto quello che non conosco (e vi assicuro che in certi casi è proprio una tortura, quasi una monomania), la passione per le birre belghe ed in special modo per il lambic, e due buoni amici come Leonardo Di Vincenzo e Kuaska che mi hanno permesso di conoscere Renzo Losi e la sua Divina.

Stiamo parlando ormai di più di un anno fa, precisamente il 10 di dicembre 2007, quando a Roma, al Bir&Fud, decisero di fare una serata dedicata all’acido (non in onore di Hunter S. Thompson, ma della birra). Leonardo mi “sfidò” ad abbinarci un sigaro e Kuaska benignamente accettò il gioco; basandomi sulle mie esperienze di allora (e soprattutto per limitare la capacità di errore) giocai con le aromatizzazioni abbinando alle birre Toscanelli al Caffè e alla Grappa e devo dire che l’esperimento agli avventori piacque molto. Quella serata però la ricordo bene per aver degustato per la prima volta la Divina (di Panil conoscevo solo l’Ambree e la Blanche) e per alcuni scambi di impressioni con il mastro birraio Renzo Losi, persona molto interessante ma soprattutto molto competente. Tornato a casa non vedevo l’ora di riprovarla e cercare il sigaro che facesse per lei, ma il destino spesso è contrario e questo matrimonio s’ha da fare soltanto un anno dopo.

Devo dire che non è stata una birra facile, ho dovuto accendere più di un sigaro per poter trovare quello che mi soddisfacesse pienamente. Sono partito con un Partagas D4 (La Bentley del mondo del tabacco), ma sembrava non avere abbastanza corpo, poi ho riprovato la degustazione fatta al Bir&Fud con l’aromatico alla Grappa, ma ancora non ero soddisfatto (e nel frattempo era finita la prima bottiglia di birra). Ho deciso di riprovarci il giorno dopo, anche perché a quel punto il mio palato era abbastanza confuso, e soprattutto non volevo sprecare un D4, ottimo fra le altre cose in abbinamento con la Panil Barrique Sour (forse ne parlerò più avanti).

Il giorno dopo, alle 11 del mattino ero a rufolare nel mio Humidor per cercare il sigaro perfetto e credo di averlo individuato nell’Antica Riserva.  Uscito nel 1992 è un sigaro fra i preferiti dagli intenditori. La sua morbidezza è dovuta ad una prima fase di maturazione in cella raddoppiata rispetto agli altri sigari Toscani. Questo espediente trasforma l’Antica Riserva, che a livello di miscela non è altro che un Antico Toscano, in un  sigaro con un tiraggio fluido e una buona velocità di combustione. E’ un sigaro bipartisan, va bene sia per i neofiti che per i cosiddetti esperti, il corpo è intenso ma non troppo marcato, il retrogusto è lieve e soave, i sentori di affumicato virano verso una torba aggraziata, affinato e deciso è ideale per le ore pomeridiane. Il primo terzo è un poco impalpabile, chiede fresco e buoni abbinamenti e noi siamo qui per darglieli. Andiamo quindi a stappare la seconda bottiglia di Divina.


La Divina è la prima birra a fermentazione spontanea prodotta da un microbirrificio italiano. La produzione di questa birra avviene tramite recupero dei lieviti selvaggi presenti nell’aria del luogo e credo che il terroir, specialmente in questo prodotto, diventi essenziale; non dimentichiamoci che l’azienda di famiglia di Renzo Losi produce vini da molti anni ed una parte di quei lieviti finiscono certamente nella birra. Il recupero lieviti viene effettuato in un particolare momento deciso dal birraio. Il fine è quello di personalizzare il prodotto, sfruttando gli aromi della terra e, a tal scopo, è usato esclusivamente malto italiano, oltre naturalmente all’acqua e all’aria del luogo. Oltre a ciò è presente una percentuale di luppolo selvatico. 
Il sistema, un poco diverso nella forma rispetto alle lambic belga, è semplice: il mosto di birra, riposa in una notte di luna piena sul cassone di un camion posto sul terreno scelto da Renzo per assorbire i lieviti presenti nell’aria, e questo espediente geniale ci dona una birra unica figlia di due stili in connubio, ma lo scopo è “solo” quello di “mettere nella birra l’aria del luogo”. 

Al naso veniamo subito catturati da effluvi fortemente agrumati, un misto di limone e pompelmo, con un sentore quasi da caramella. In bocca però riusciamo a percepire una nota dolce quasi nascosta al naso insieme a una leggera astringenza, per una birra molto fresca e gradevole nel complesso. In abbinamento con il nostro sigaro dimostra tutte le sue capacità: l’acido della birra e il basico del sigaro reagiscono ottimamente assieme, il centro bocca rimane sempre pulito e la leggera acidità alleggerisce le note più pesanti del sigaro soprattutto nel finale. Nell’abbinamento il Toscano Antica Riserva esprime con intensità sensazioni morbide che ben si accostano agli aromi decisi della birra; come spesso accade nelle degustazioni birra e sigaro, si attenuano le punte di entrambi, i prodotti si fanno più rotondi e nella birra si esalta un sentore di brioche appena sfornata anche se devo dire (ma forse solo perché ormai è quasi mezzogiorno) che secondo me ci starebbe alla perfezione un pezzetto di parmigiano (rimaniamo nel territorio) come complemento e chiusura di circa quaranta minuti passati in buona compagnia.

 di Terry Nesti