Nuovi birrifici italiani: Leder, Sagrin, Plotegher, Sudest

Ormai la conta dei marchi microbrassicoli attivi sul territorio nazionale sta sfondando quota novecento, tra impianti proprietari (494 siti di sola produzione, più 143 brewpub) e beerfirm (246). Se si tiene conto della forbice fisiologica che sempre si allarga tra anagrafe ed effettiva realtà esistente, è abbastanza probabile che, nei fatti, il movimento craft italiano abbia già toccato (o stia per farlo) le mille unità imprenditoriali. Ecco la presentazione di alcune tra quelle più o meno recentemente entrate in scena.

LederCominciamo dal Trentino. Si chiama Leder, ricalcando la pronuncia dialettale del nome del comune in cui ha sede (Ledro, 5mila abitanti affacciato sull’omonimo lago), il sito di brassaggio che, in località Pieve, si propone, evidentemente, di tenere alta da queste parti – in cui comunque sensibile è la traccia di un passato mitteleuropeo – la bandiera degli stili tedeschi. La gamma aziendale conta così al momento tre referenze, tutte basse in bassa fermentazione: la Ginevra (una Bohemian Pilsner), la Bugatina (una Northern German Pilsner) e la Cioc (una Schwarzbier).

SagrinRestiamo a nord, ma spostandoci verso ovest. A Calamandrana (Asti) ha acceso i motori la sala cottura di un altro birrificio, battezzato Sagrin e animato da una compagine sociale in cui figura un personaggio ben noto all’ambiente dei passionisti birrari (e dell’artigianale in specie), quel Matteo “Billy” Billia, che, dopo anni di rodaggi da homebrewer ha compiuto il fatidico passo. Quattro, per adesso, le etichette in catalogo: Livertin (Double Ipa da 8,5 gradi); Bunpat Chiara e Bunpat Rossa (una Apa e un’American Brown Ale, entrambe al 4.5%); Samos (Grape Ale da 5.5 gradi, con mosto di moscato aggiunto in fermentazione).

sudestBarra ora decisamente a sud, fino a far tappa in Sicilia, dove a Niscemi (in provincia di Caltanissetta), una coppia di hombrewer a loro volta, Marco Brullo e Gaetano Ferrera, ha dato vita in questo caso a una beerfirm, denominata Sud Est, dotata di un portfolio di quattro referenze: Trip Hop, American Pale Ale da 6.2 gradi; H24, Kolsch, 5,2%; Monkey Wrench, una Hefeweizen; Sud Est, una Fruit Ale con fichi d’india.

E concludiamo la noPlotegherstra carrellata tornando da dove siamo partiti, o quasi. In Trentino, cioè, sebbene il punto da segnare sulla cartina sia stavolta Besenello, municipio di 2.600 abitanti sotto il colle dove si erge Castel Beseno. Qui troviamo, tra i nuovi birrifici, il Plotegher Beer, dal cognome dei due titolari, i fratelli Matteo e Stefano, i quali firmano, allo stato attuale, una sola referenza, a bassa fermentazione, ispirata a un’antica ricetta scandinava, in particolare risalente alle tradizioni dei Cimbri: popolazione che, provenendo dallo Jutland e spostatasi a sud, si sarebbe insediata, appunto, anche in quest’area tra Rovereto e Trento. L’etichetta in questione si chiama Valkirija Trentina ed è classificata, dai suoi autori, come Viking Keller