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Fare la birra con il kit: l’attrezzatura

I kit in vendita sono composti dai utensili necessari per produrre la prima birra della vostra vita. Sono sufficienti, in effetti, ma non sono certo il non plus ultra dell’attrezzatura esistente. Vediamo quindi come possiamo integrare il kit o, perché no, come possiamo rimediare tutto il necessario per produrre un kit da zero.

Fermentatore
Il fermentatore presente nel kit ha le caratteristiche di cui il birraio ha bisogno: 25 litri, un rubinetto sul fondo per i travasi, un’apertura ampia per permettere una facile pulizia e un tappo con gorgogliatore per controllare l’andamento della fermentazione. Possiamo cercare quindi un bidone di pari caratteristiche, che ci tornerà estremamente utile per effettuare i travasi necessari prima dell’imbottigliamento. La malleabilità della plastica permette di creare facilmente un foro in piede al bidone, per l’alloggiamento del rubinetto. Tuttavia voglio ricordare che la birra, specialmente a termine fermentazione,è particolarmente sensibile all’ossidazione, per cui il trasferimento per caduta da un bidone all’altro deve essere ridotto al minimo, utilizzando piuttosto un tubo di plastica applicato al rubinetto per minimizzare l’esposizione all’aria. Inoltre, come gia ricordato altrove, il gorgogliatore è utile, ma non è un indicatore sicuro di fermentazione, dato che la tenuta ermetica del bidone non sempre è perfetta. Per una corretta misurazione dell’andamento della fermentazione, l’unico strumento accurato è il densimetro in dotazione.

Tappatrice e Tappi
La tappatrice a due leve rossa che troviamo all’interno della confezione, è forse uno dei primi oggetto col quale si ‘litiga’. Non è particolarmente pratico, specialmente se il numero di batch aumenta, e si rischia di avere bottiglie non perfettamente tappate, che trasformeranno la birra all’interno in un liquido sgasato e sgradevole. Assieme al secondo bidone, l’investimento che consiglio a chi inizia, riguarda una tappatrice a colonna, molto più pratica e precisa. Ne esistono diversi tipi in commercio, e gia alla birra successiva ne verrete ripagati come praticità e facilita di utilizzo. Per ciò che concerne i tappi, il lettore deve conoscere anzitempo la dimensione della bocca della bottiglia. Solitamente i diametri più comuni sono il 27mm e il 29mm, il primo solitamente comune per le bottiglie in commercio di birra da 33cl o da 66cl, il secondo standard per le bottiglie di tipo “champagnotte”, tipiche di spumanti e prosecchi.

Densimetro
Il densimetro e il relativo cilindro per i test sono sufficienti sia per un principiante che per un utente più esperto. E’ abbastanza preciso e la sua sensibilità è adeguata per le nostre esigenze. Se si desidera si può passare al rifrattometro, uno strumento ottico che con solamente una goccia di prodotto è in grado di misurarne la densità (utilizzando il principio di rifrazione della luce, per cui ogni liquido di una certa densità riflette la luce con un certo angolo, un po’ come la cannuccia in un bicchiere pieno d’acqua appare spezzata all’osservatore). Si possono effettuare numerose misurazioni con una minima quantità di birra, il che permette un minore spreco di liquido, in quanto è sconsigliato rimettere il mosto utilizzato nel fermentatore onde evitare rischiosissime infezioni, che comprometterebbero tutta la produzione. Per qualche cc non ne vale davvero la pena!

Dosatore di zucchero
VADE RETRO! non me ne vogliano i rivenditori di kit, ma questo strumento dovrebbe essere consegnato previo aggiunta di patentino da fuochista o porto d’armi! La stragrande percentuale di scoppi incontrollati di bottiglie è dovuta alla scarsa precisione di dosaggio di zucchero per la rifermentazione di questo strumento. Si tratta di un dosatore di zucchero che, in base alla tipologia di birra e di gasatura che si vuole dare, va utilizzato per aggiungere una quantità di zucchero nella bottiglia durante l’imbottigliamento. Sconsiglio vivamente questa pratica. E’ facile poi trovarsi con bottiglie sgasate da una parte e dall’altra altre pericolosamente gasate, che se non scoppiano all’apertura si sfogheranno vistosamente, con il rischio di trovarsi con la bottiglia vuota perché ha schiumato tutta nel lavandino (o peggio ancora per terra!). Il metodo migliore è ovviamente travasare ancora una volta prima dell’imbottigliamento, sia per eliminare il restante lievito in eccesso, sia per  sciogliere lo zucchero necessario alla birra per rifermentare: per esempio, invece che aggiungere 4g di zucchero in ogni bottiglia, andremo a aggiungere circa 130g di zucchero per 23 litri, magari precedentemente sciolti in una minima quantità d’acqua che sarà portata ad ebollizione per una 10 di minuti per una maggiore sicurezza riguardo le infezioni (mi raccomando, la soluzione zuccherina andrà aggiunta solamente quando si sarà raffreddata, e mescolando delicatamente per far si che si amalgami omogeneamente).

Confezione di malto
Solitamente la latta con il preparato per la birra è la famigerata Lager, che lager non è. Come ben saprete, il termine lager identifica quelle birre solitamente prodotte da una fermentazione a bassa temperatura con un tipo particolare di lievito, chiamato a bassa fermentazione (non propriamente per la temperatura, bensì per il fatto che tende a rimanere nella parte bassa del fermentatore). Tuttavia i lieviti in dotazione ai kit preparati solitamente sono ad alta fermentazione, per cui ad essere pignoli, dal kit lager otterremo una ale! Beh poco male. Diciamo che non sarà la vostra birra indimenticabile. Se volete puntare ad un prodotto migliore, dirigetevi verso i preparati più costosi e/o più grandi che, per la stessa quantità finale di birra, aiutano a creare prodotti un po’ più interessanti. Per le mie birre da kit anni fa non utilizzavo il classico bidone ma una damigiana di vetro da 20 litri. Preferivo il vetro perché è più igienico, facile da lavare e più sicuro per la birra (ovviamente ha anche alcuni contro, come la fragilità e il peso): indirettamente la dimensione minore mi aiutava a tenere il mosto più concentrato di qualche litro con un positivo effetto sul corpo e sull’amaro.

Prodotti detergenti
In buona sostanza su questo punto raggiungiamo un pareggio con una buona e una cattiva notizia. Quella buona riguarda il prodotto detergente: è una polvere, a base di idrossido di sodio, molto efficace e a grandi linee adotta il medesimo principio utilizzato anche in ambito professionale. Come ampiamente descritto sulla confezione, è un prodotto corrosivo, per cui necessita della massima cautela quando lo si maneggia. Dopo l’uso è necessario un ampio risciacquo, ed è consigliabile un ultima passata con acqua acidulata, ottenuta per esempio sciogliendo un po’ di acido citrico, e infine risciacquando ancora una volta il tutto. La cattiva notizia invece riguarda la cosiddetta soluzione sterilizzante, descrizione del tutto fuorviante data a un sale, il metabisolfito di potassio, il cui valore sanitizzante è estremamente limitato. E un sale utilizzato spesso nell’industria alimentare come conservante, ha un’azione riducente, che significa che può essere utilizzato come antiossidante, per prevenire i danni arrecati dall’ossigeno. Il mio consiglio è sempre lo stesso: sciacquare bene l’attrezzatura con abbondante acqua molto calda immediatamente dopo l’uso. Solitamente è sufficiente per eliminare qualsiasi residuo dato che non ha ancora avuto modo di incrostarsi. Idem per le bottiglie: se vengono subito sciacquate, il residuo di lievito si stacca bene e rimangono perfettamente disincrostate. Eventualmente per i residui proteici sulle pareti del fermentatore si può passare con una spugnetta abrasiva per eliminarli. Se persistono macchie o impurità, s può agire con la soluzione detergente che da una mano nell’impresa. Fate ben attenzione alle istruzioni indicate sulla confezione Per la riduzione della carica batterica (la cosiddetta sterilizzazione non è applicabile in ambito domestico, ne ci interessa raggiungerla), per esempio le bottiglie, utilizzo l’alcool buongusto alimentare, acquistato al discount, recuperandolo dopo l’uso. Spesso si utilizza in alternativa la candeggina, l’ipoclorito di sodio, che è un ottimo battericida e funghicida, facendo ben attenzione in quanto è una soluzione caustica, e può rilasciare pericolosi vapori di cloro. Bisogna risciacquare abbondantemente e con cura dopo il passaggio con la candeggina. Un altro metodo consiste nel piazzare le bottiglie in forno per 30 minuti a 180°C, facendo attenzione a lasciarle raffreddare prima dell’uso per evitare che il vetro si crepi.

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