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Mastro Birraio: Beppe Vento del birrificio Bi-Du

Beppe Vento appartiene a quella categoria di mastri birrai che permette all’Italia di guardare a testa alta le grandi nazioni produttrici di birra. E pensare che non molti anni fa il brew-pub Bi-du di Rodero (CO) ancora non esisteva e Beppe invece che alle prese con malti e luppoli era impegnato come programmatore all’IBM. La passione per la birra, la voglia e la difficoltà di trovare prodotti eccellenti, lo spinsero con un pizzico di incoscienza a comprare un impianto che Agostino Arioli del Birrificio Italiano aveva messo in vendita. Era il 2002 e completamente da solo, senza uno straccio di corso o una gavetta da homebrewer, si getta nel professionismo guidato dai consigli di alcuni amici-birrai. Nel 2007 con un piccolissimo impianto da 200 litri ha prodotto la bellezza di 60.000 litri (!!) realizzando una gamma di ben 15 birre tra stagionali e fisse.

Cartà d’identità


Nome: Giuseppe
Cognome: Vento
Luogo di nascita: Como
Data di nascita: 20/6/1969
Vive a: Fino Mornasco (CO)
Birrificio: BI-DU
Mastro birraio dal: 2002
Birra preferita: Confine (Birrificio BI-DU)
Hobby: Fumetti
Musica: Heavy Metal (Metallica)
Cinema: I film di Quentin Tarantino

Nella vita di un appassionato di birra ci sono dei prodotti che entrano nell’album dei ricordi e che, in qualche modo, lasciano il segno. Quali sono per te queste birre?

Senza dubbio l’amaro della Tipopils del Birrificio Italiano: colpo di fulmine che mi ha fatto scoprire l’amore per il luppolo. Tra le industriali che in passato bevevo la Pilsner Urquell, certamente differente da quella di adesso. Anche la Red Mcgregor, che mi ha ispirato per la mia ArtigianAle.
H10op5 è il nome-formula che hai dato recentemente ad una delle tue birre. Puoi spiegare ai nostri lettori il significato?
Il nome ci dice che per fare la birra sono stati utilizzati durante la produzione dieci luppoli in cinque fasi differenti.
vento-biduUna dichiarazione d’amore per il luppolo?
Sì, amo l’amaro. Però tengo a precisare che rifiuto certi prodotti estremi, come alcune birre americane, dove l’utilizzo del luppolo avviene senza criterio. Per questo ho deciso di utilizzare dieci luppoli europei: volevo dimostrare che da noi si possono fare birre molto amare e allo stesso tempo di qualità.
Quali sono le birre che ami di più? Puoi fare qualche nome?
La mia Confine, la Cinnamon del Birrificio Italiano, la Shangrila del Birrificio Troll, la Quarta Runa del Birrificio Montegioco, la Teobroma del BABB (prodotta dall’ex birraio Maurizio Cancelli)
 
Quale birra preferisci in assoluto?
La mia Confine
Se la Confine fosse una donna che tipo di donna sarebbe?
Come carattere sicuramente forte e decisa, esteticamente abbastanza formosa… non so, forse Halle Berry
Alla fine possiamo affermare che il modello di birra che ricerchi è quello di una birra complessa sì, anche particolare, ma fondamentalmente che si lasci bere..
Beh sì, la birra deve prima di tutto lasciarsi bere. Non riesco a sopportare quelle birre che devi sorseggiare lentamente e che ti stancano dopo poco..
Una delle tue ultime creazioni la “Ley lines” prende il nome da quelle linee rette che secondo la teoria dell’inglese Alfred Watkins percorrono l’intera superficie terrestre, incrociandosi tra loro in punti nei quali sorgono antichi templi e monumenti funebri pagani. Luoghi fatati, stregati o diabolici, si troverebbero in molti casi lungo le ley lines. Alcune volte hai affermato che in condizioni particolari voi del Bi-dù riuscite a vederle. Che sostanze girano al Bi-du?
No, no… Tutto merito della nostra birra!!Ultimamente hai partorito una ricetta che prevede l’utilizzo delle more di gelso bianco: la Gelsobira. Come nasce questa idea?
Ero al festival di Pasturana e, sdraiato sotto un’albero di gelso, mi sono detto: perché non provare a mettere questo frutto nella birra? Prima ho provato quelli delle mie zone, ma producevano un’acidità eccessiva. Adesso utilizzo quelli siciliani, molto più dolci, e ottengo una birra migliore, più morbida.

E’ vero che hai intenzione di organizzare un concorso dedicato alle birre che non seguono nessuno stile, insomma fuori dai canoni?
Sì, Stranabirra.. è un’idea che voglio realizzare il prima possibile. Sarà un concorso aperto a tutti, birrai e homebrewer, basta produrre birre particolari con ingredienti inusuali…

Il numero dei birrifici italiani sta crescendo esponenzialmente. Cosa ne pensi dei nuovi prodotti?
Molti aprono e non sanno cosa stanno facendo. La qualità di alcuni è discutibile e questo nuoce al mondo della birra artigianale, perché chi compra questi prodotti si fa un’idea sbagliata della qualità della birra. Questo è un male.

Pensi si possa fare qualcosa?
Si potrebbe creare un marchio di qualità. Potrebbe farlo Union Birrai, anche se al momento rappresenta anche birrifici non proprio di qualità.

Tutti sanno che produci birre ottime, amate sia dall’esperto che dall’appassionato dell’ultima ora. Dunque evitiamo sviolinate concludendo con una domanda più pungente. Che dire della grafica delle tue etichette e, soprattutto, del tuo sito? E’ una questione di gusti o l’essere è più importante dell’apparire?
Il sito è una mia creazione, le etichette sono state disegnate di getto e mai modificate.. Impiego tutte le mie forze nel produrre buona birra e credo che l’importante è che la birra stessa continui ad essere al meglio. L’immagine viene dopo…

Era quello che volevamo sentire… Ciao Beppe!