Birra nel pallone: gli europei di calcio

Calciofili di tutto il mondo, ormai ci siamo. L’8 giugno parte a Varsavia l’edizione numero quattordici degli Europei, una sgroppata dietro al pallone fra Ucraina e Polonia che terminerà il primo luglio con la finalissima allo Stadio Olimpico di Kiev. Sedici le nazionali ai nastri di partenza, con la Spagna campione uscente impegnata a difendere il titolo e una schiera di agguerrite rivali a contenderglielo. Già, ma la birra? Facile prevedere ovunque congreghe di esseri umani incollate ai teleschermi a seguire le sorti dei propri idoli in braghe corte. E con loro, immancabile come da immaginario collettivo, una bella birra per rinfrescare la gola fra un urlo e un’imprecazione. Ecco allora l’idea di “tarare” le caratteristiche delle protagoniste più attese (ne abbiamo scelte sette) sulla nostra amata, vale a dire: se quella nazionale fosse una birra a che stile assomiglierebbe? Ardito? Opinabile? Certo, ma da prendere col sorriso. E poi come si dice, bevete per credere.

SPAGNA
L’ormai ex “incompiuta d’Europa” guidata dal Del Bosque parte favorita d’obbligo dopo la doppietta Europei 2008 e Mondiale 2010. Le Furie Rosse propongono oggi più che mai un gioco spumeggiante fatto di fraseggi e improvvise accelerazioni, contando molto sulla qualità dei propri “ingredienti”. Nel bicchiere? Diciamo una effervescente Saison, che accompagna ad un fresco e complesso bouquet, struttura e grande beva, per un godimento totale.

GERMANIA
Finalista dell’ultimo europeo, nazionale ostica per definizione, i giovani innesti di Joachim, Lowe (vedi Osil e Schweinsteiger) hanno arricchito con la loro tecnica il tradizionale gioco maschio ed arcigno, la mentalità del “mi piego ma non mi spezzo” che ha già ribaltato diversi pronostici. Nel bicchiere? Una Dunkel Weizen, che ricorda la squadra per il suo carattere ricco e tosto (o meglio tostato), alleggerito e ingentilito da note fruttate e speziate tipiche delle Weiss.

PORTOGALLO
Dopo la beffa che otto anni or sono le ha visto strappare dalla Grecia un titolo già vinto nella finale casalinga, la compagine lusitana propone il suo calcio dai ritmi compassati, fatto di un possesso palla che tende a volte allo sfinimento, in attesa degli acuti dei suoi “uomini più” (Ronaldo e Nani su tutti). Nel bicchiere? Diciamo una “low alcool” dalla ricca speziatura: piacevole e accattivante nell’aspetto e all’olfatto ma alquanto evanescente in bocca.

OLANDA
Squadra dal tasso tecnico elevatissimo, può contare su di un gruppo affiatato che gioca insieme da parecchio, garantendo alla squadra corpo e sostanza. Punto di forza dal centrocampo in su, con interpreti del calibro di Sneijder, Robben e Van Persie pronti a fare la differenza. Nel bicchiere? Versatevi una profumata ed elegante triple, apparentemente innocente e beverina ma che sa essere, se sottovalutata, molto pericolosa con la sua gradazione alcolica ben nascosta.

FRANCIA
Altra compagine investita da una forte ondata di ringiovanimento. I galletti blu di Laurent Blanc si presentano in punta di piedi ma pronti a mordere puntando soprattutto sulla fame di alcuni puledri di razza: da Benzema al meno noto – ma da tenere d’occhio – Ben Arfa. Nel bicchiere? Visto il nazionalismo dei francesi consigliamo di rimanere nei confini e stappare una Bière de Garde, birra dal carattere maltato che può, visto l’affinamento, anche regalare qualche sorpresa.

INGHILTERRA
“Palla lunga e pedalare” è il motto che marchia il calcio inglese: ritmi e agonismo forsennati, giocate rapide, giocatori che sputano sangue fino all’ultimo minuto. Nel bicchiere? Senza dubbio una bitter, con l’amaro spiccato a richiamare il furore agonistico dell’undici guidato da Roy Hodgson e una leggerezza complessiva che ricorda la storica scarsa incisività nell’arrivare a meta.

ITALIA
Le recenti figure certo non ci piazzano fra i favoriti al titolo, ma la cura Prandelli all’insegna del taglio del ramo secco ha senza dubbio portato una buona dose di entusiasmo, candidando gli azzurri al ruolo di pericolosa mina vagante. Squadra fortemente ringiovanita, il catenaccio ormai deposto, una schiera di piedi buoni, sono i cambiamenti che fanno sognare. Nel bicchiere? Peschiamo dal mondo artigianale nostrano affidandoci ad una buona IPA, che garantisce struttura, personalità e freschezza, magari con un dry hopping con qualche luppolo d’oltreoceano a dare un tocco