Pub Animals: quali animali da bancone popolano i nostri pub
Cosa c’è di più accogliente del bancone di un pub? Luci calde, atmosfera intima, cool o caciarona in base al locale scelto: quello vedete voi, la birra da innamoramento nel bicchiere che si svuota troppo presto, un publican che si destreggia e tra un taglio e una versata si appoggia dall’altro lato sui gomiti flessi; e sembra uno stand up comedian, poi un guru o un confessore. Ti senti a casa, al bancone, non sei straniero, puoi essere da solo ma, a meno che tu non voglia e affondi il naso nel giornale, dentro a un libro o sullo smartphone, non sarai mai solitario. Tra una birra e l’altra, arriverà sempre qualcuno a fare due parole, vuoi appunto per la situazione conciliante, vuoi per i freni inibitori che si allentano.
Il bancone è una nicchia e una culla, un inginocchiatoio laico ma anche e soprattutto un palco: volenti o nolenti ci sfilano di fronte, sedendosi come avessero di fianco una quinta in penombra ed in faccia un riflettore, personaggi, macchiette, soloni e animali da festa. Qui li passiamo in rassegna, identificando alcuni tipi che capita di incontrare – chissà che non sia successo anche a voi!

L’HIPSTER
Più che al banco, in realtà, lo trovi di fuori a fumare e parlare di fotografia analogica con tono annoiato. Cappelletto di lana cotta, ray ban tattico in celluloide nera, shopper in tela di qualche oscuro festival del cinema e t-shirt strappata da boutique streetwear modello “Termini”, identica all’originale in uso agli inquilini della stazione ma decisamente più costosa (quindi meglio!). Il pub “artigggianale” tutto graffiti, hip hop alternativo e tatuaggi è stato per anni il suo habitat naturale, grazie alla sovrabbondanza di NEIPA sovraprezzate che costituivano tipicamente la sua dieta: con il cambiamento climatico gli avvistamenti si sono fatti più rari, e quasi tutti gli esemplari sono ormai migrati verso le roastery di specialty coffee.
IL NORMALE
“Il normale” è esattamente ciò che vi aspettereste: una persona totalmente, completamente, normalmente normale. Sposato con 1,3 figli a carico in piena media nazionale, gioca a calcetto il mercoledì e va in ufficio dalle 9 alle 5. Appena uscito inforca il motorino, calza il casco omologato e dopo un breve zigzag nel traffico (il brivido dell’adrenalina!) molla il mezzo sul lungotevere e si infila al pub, in cui da vent’anni immancabilmente tutti i pomeriggi incontra gli amici (gli stessi del calcetto) – bevono due cose, fanno due risate e tornano dal figlio-virgola-tre. Il normale non è necessariamente un fanatico della birra artigianale a tutti i costi, anzi: lui va in quel pub, che casualmente è da anni ai vertici mondiali delle classifiche di settore, perché si è sempre fatto così; forse il titolare è un amico di infanzia, forse perché abita nello stesso quartiere. Al normale non interessa particolarmente cosa beve o che la taplist sia aggiornata e sempre à la page: è normale, mica un nerd! Sarà per questo, e perché è uno dei pochi punti in cui il mondo della birra artigianale italiana entra in contatto con un pubblico non esplicitamente di nicchia, che il normale è in realtà molto speciale. Oggetto del desiderio di ogni publican, è il resident affidabile, basso profilo ed alte prestazioni, che ti tiene su il fatturato. E spesso è pure simpatico.
IL COMPLOTTISTA
Tu sei lì tranquillo, per l’appunto da solo. Accanto a te c’è quest’altro tipo, anche lui tranquillo, da solo. Bevete, la situazione intorno allegra, in sottofondo la televisione. È a quel punto che succede qualcosa: mentre passano le solite notizie deprimenti di attualità e politica, con noncuranza butta là un commento, innocuo, tipo “eh ma tanto quelli in Parlamento stanno là a rubare lo stipendio e noi lavoriamo”. A quel punto è difficile non cedere alla tentazione di solidarizzare, lo so, ma resisti: è una trappola. Fai sì con la testa, abbozza mezza parola, sei fottuto: il complottista ti attaccherà i peggio pezzi rispolverando le migliori gemme del suo repertorio, dal club Bilderberg al matrix, passando per Aldo Moro, l’11 Settembre, la massoneria, le piramidi aliene e i rettiliani. Tu annuirai, e penserai che è pazzo, e che ti sei rotto le palle e vorresti solo tornare a concentrarti sui fatti tuoi e sul bicchiere. Non sarà così, la notte è lunga e le sue risorse, gli argomenti e le fonti sono tanto traballanti quanto inesauribili: ma non è questa la cosa peggiore. La cosa peggiore è che dieci anni dopo dirai, azz, su questo aveva ragione!
IL TURISTA
Accento smaccatamente texano, cinquantenne brizzolato e rosso di sole, ha bevuto tutto di tutti i più blasonati birrifici americani. Poi entra al pub, inforca lo sgabello a gambe larghe e senza indugio chiede una Italian Birra: Nastro Ahzurow, Pewroney.
IL CASUALE
Lo vedi, entra borioso e al contempo spaesato, palese che passasse di là per caso: che c’avete un menu dei panini? esclama, e con la punta delle dita della mano destra sfiora appena il legno del banco. No guarda, qua solo birra artigianale. Ah vabbè, allora ‘na Nastro Azzuro, Peroni.

L’ULTRAS
Canotta con bicipite in vista, tatuaggio con lo scudo dell’aesseroma e scritta MAGICA o aquilotto biancoceleste, capelli con le punte tirate su col gel a presa rapida nel 1997 e da allora mai più scomposti, optional la barbetta giro-mascella modello carabiniere metrosexual con in più quel tocco suburbano che non guasta. Sta varcando la soglia del locale mentre ancora girato di spalle saluta Chicco là fuori e finisce di pronunciare “… il baffo si impregna! HAHA” e nel momento in cui completa la torsione poggia il primo piede dentro. Chiede da bere praticamente sdraiato sul bancone, la voce di carta vetrata, ogni tanto fa partire cori da stadio a tutta voce accompagnati da saltelli infoiati, abbracci e sonore pacche sulle spalle degli sconosciuti che gli stanno accanto. Uno di quelli sei tu. Se per caso lo guardi appena infastidito alzerà un sopracciglio, solleverà il mento e stringendo il bicchiere quasi fino a stritolarlo ti chiederà: “ma te… Pe chi tifi?”. Rispondi bene.
L’ANATOMOPATOLOGO
Occhialetto spesso dalla montatura piccola inforcata in punta di naso, testa reclinata all’indietro cercando di evitare che le lenti gli cadano dalla faccia e occhi strizzati per mettere a fuoco l’oggetto dell’analisi scrupolosa in corso: il malcapitato bicchiere. L’anatomopatologo non ama bere né degustare, la sua passione è la dissezione, trovare imprecisioni, difetti e discrepanze di stile. Se non avesse avuto paura del sangue sarebbe diventato infatti medico legale. E invece niente, te lo ritrovi al pub a chiederti, dopo 45 minuti di osservazione controluce, annusamenti e qualche sorso accompagnato da molli schiocchi di palato e smorfie, se non pensi anche tu che forse quella birra, se la si odora infilando il naso contro la parete di vetro del bicchiere con un’angolazione di 36,3º tenendo le labbra leggermente socchiuse e lo sguardo rivolto a sinistra, possa avere una traccia di DMS. Generalmente della Vergine.
JOHN DOE
Un nerd sulla cinquantina con un maglioncino infeltrito a righe, qualche sparuto capello biondastro che si acconcia malamente in un tentativo di riporto, espressione malinconica e di professione probabilmente ingegnere. Sembra un avventore qualsiasi, seduto con le spalle ricurve al banco, ma in realtà non lo è: è John Doe, quello che beve solo birre inglesi polverose e piatte perché gli ricordano di quella volta in cui quasi arrivò a fare sesso, in vacanza da lontani zii a Exeter, ormai trentacinque anni orsono. Più che la birra in sé ama il pub, ma solo se l’atmosfera è in grado di restituirgli l’illusione di quel momento. Fateci amicizia prima di partire per il Regno Unito, vi manderà in posti bellissimi e fuori da ogni strada battuta.
IL FAN
Fan numero 1 certificato della double IPA “Vattelapesca” del birrificio Budoni, arriva al pub, si siede con grande sicurezza e un sorriso smagliante e ordina, ovviamente, la double IPA “Vattelapesca” del birrificio Budoni. Procede quindi a pasteggiare con evidente e marcata soddisfazione, fermandosi di tanto in tanto per dirti, con aria di intesa e l’atteggiamento di chi la sa lunga, ma hai provato questa birra? ma quant’è buona la “Vattelapesca”, e quanto sono bravi al birrificio Budoni? Con i lucciconi agli occhi, si emoziona proprio. E tu annuisci e fai un mezzo sorriso imbarazzato, con la gocciolina sulla fronte tipo manga, un po’ ammirato un po’ perplesso per la tanta partigianeria. È capitato qualche volta che ordinasse la sua birra preferita e da dietro il banco gli venisse detto: Ciao, oggi non c’è, l’abbiamo finita, posso darti quest’altra double IPA? Dopo dieci minuti di opera di convincimento, con lo staff che prova in ogni modo a fargli provare qualcosa di diverso (perché la Vattelapesca non la prenderanno più, da dieci anni a questa parte non è più la stessa birra che fece sfaceli nei primi Duemila) lui la assaggia, fa una faccia mezza gratificata, e il publican si illumina, e chiede: “Com’è?”. Ed “è buona, molto buona, dai… MA MAI QUANTO LA BUDONI!”
MATUSALEMME
Al mitico bar Floridita di Cuba, dove leggenda vuole sia stato inventato il frozen daiquiri, una statua di bronzo immortala per sempre l’assiduo frequentatore del locale Ernest Hemingway; ritratto in posa plastica a grandezza naturale mentre poggia sorridente il gomito sul bancone. Ecco, Matusalemme è così, un meraviglioso complemento d’arredo che si fonde con l’ambiente del pub, con l’unica differenza che lui è ancora vivo. Matusalemme è lì ogni giorno alla stessa ora da sempre, ha visto passare chiunque e succedere qualsiasi cosa, è una sorta di memoria storica di quel posto ma anche un po’ un’entità sovrannaturale situata fuori dal tempo: andate a bere vicino a lui, e sentirete delle storie meravigliose.

IL BAVARESE
Ha sempre bevuto birre industriali, considerando come apice massimo della qualità birraria le produzioni delle sette sorelle di Monaco. Da quando sono diventate di moda le lager tradizionali franconi ha smesso di frequentare la birreria tirolese “La Baita da Baffo” e si è trasferito nel tuo pub artigianale preferito, dove può bere comunque una helles ma sentendosi un po’ più fico: si trova bene, anche se ogni tanto gli mancano i würstel. Al banco armeggia con mappe e cellulari cercando di capire quanto gli costa dopo l’Oktoberfest arrivare a Bamberga. Se sei fortunato lo vedrai, durante un addio al celibato, indossare un lederhosen.
