Le birre di Natale 2012: brindisi natalizi all’italiana

Dal Nord al Sud ecco alcuni piccoli birrifici che hanno omaggiato le festività a modo loro. Con una birra, of course!

1111 – Birra del Carrobiolo (Monza, MI)
Situato al’interno del convento dei Padri Bernabiti di Piazza Carrobiolo, il Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo nasce dalla passione per le birre di qualità di sette amici. Indissolubilmente legato al Monastero (con il coinvolgimento diretto di uno dei Padri e il sovvenzionamento di opere benefiche con gli utili delle vendite), il Carrobiolo produce vari stili di birra, il cui nome deriva sempre dalla gravità originale (la quantità di zuccheri disciolti nel mosto prima della fermentazione) della birra. In particolare la OG 1111 tradisce sin dal nome un carattere generoso: sono infatti 13 i gradi alcolici di questa old ale affumicata, ben mascherati da una complessità e intensità aromatica notevoli. I produttori la descrivono come “bruna con riflessi mogano brillanti, sentori fumé che sfumano nel miele di castagno, frutta secca, carruba, china e tanto calore alcolico. Finale pulito e lunghissimo retrogusto”. Disponibile sia in versione rifermentata che in versione “liscia”.

25dodici – Birra del Borgo (Borgorose, RI)
Un classico delle birre italiane di Natale, la 25dodici del birrificio di Leonardo Di Vincenzo si presenta di colore scuro, tonaca di frate. La versione 2012 è più austera e meno dolce, al naso caratterizzata da note di frutta secca (uvetta), tostate ed erbacee. In bocca le sensazioni sono calde, di mieli scuri, con una punta acidula che anticipa il finale amaro da radice.

A Renna Glüh – Loverbeer (Marentino, TO)
La A Renna Glüh è l’ultima nata in casa Loverbeer e, come tutte le sue sorelle, è frutto dell’attenzione, della ricerca e della meticolosità del mastro birraio Walter Loverier. Per la sua natalizia Walter si ispira alle glühkriek belghe, una sorta di vin brulè fatto con la birra. Partendo dalla base della D’uva Beer vengono aggiunte anice stellato, cannella, chiodi di garofano e scorze d’arancia dolce. La birra può essere servita alla normale temperatura di 8-12 gradi oppure riscaldata, come da stile originale, fino a 70°. Si tratta della versione definitiva della birra apparsa l’anno scorso che in pochi hanno avuto l’occasione di assaggiare.
Il nome è un misto piemontese-fiammingo – come la birra stessa – e significa la renna (“A Renna”) calda (“Glüh” in fiammingo e tedesco)

Babbo Bastardo – Birrificio Geco (Cornaredo, MI)
Nella produzione della Babbo Bastardo oltre al malto d’orzo vengono utilizzati anche avena e orzo non maltati. Durante la bollitura del mosto sono aggiunti ginepro, pepe rosa e coriandolo, riscontrabili sia al naso che in bocca. Si presenta di color arancio, con lievi riflessi dorati, una schiuma bianca, fine e piuttosto persistente. L’olfatto è caratterizzato da frutti gialli come albicocca, ananas e banana, che accompagnano gentilmente gli aromi delle spezie e dell’abbondante luppolatura. Al gusto l’attacco maltato ed etilico viene bilanciato dall’erbaceo del luppolo, subito seguito da note speziate ben distinguibili di pepe rosa e ginepro, nel complesso molto warming. Il finale è lungo ed estremamente persistente e vi dominano il pepe rosa e una decisa nota secca ed aromatica di luppolo.

Birra di Natale – Maltus Faber (Genova)
Nella gamma del birrificio genovese non poteva mancare una birra di Natale, data la grande attenzione da sempre dimostrata per gli stili belgi (e non solo). La birra che dal 2007 Maltus Faber produce per le feste però non ha alcuna speziatura. Il profilo aromatico è dato infatti unicamente dal lievito (molto attenuante) e dalla luppolatura, fatta in aggiunte successive, negli ultimi trenta minuti di bollitura, tutta di First Gold. Di 8% di alcol in volume, si presenta di colore ambrato/ocra; in bocca risulta secca con note agrumate (tipiche del luppolo) e spezie (tipiche invece del lievito), ben bilanciate dalle sensazioni maltate. E’ birra dalla beva facile, caratteristica piuttosto atipica per le birre di Natale in genere.

Brighella – Birrificio Lambrate (Milano)
La Brighella deve il suo nome a una maschera della commmedia dell’arte bergamasca, diventata sinonimo di monello. La birra di Natale del Lambrate è un’ambrata con riflessi arancio da 8.8% gradi alcolici. Al naso, complice la speziatura, si trovano miele millefiori, pesca, albicocca e zenzero. In bocca si attacca sul miele per passare poi alla frutta sciroppata, con un finale più sulla frutta secca (mandorla). Calda e avvolgente, è perfetta per affrontare il rigido inverno milanese.

Christmas Duck – L’Olmaia (Sant’Albino di Montepulciano, SI)
Puntuale come il panettone, anche quest’anno Cisco e Moreno dalla Val d’Orcia sono pronti a scaldare il Natale con la loro Christmas Duck. Caratterizzata dall’uso di melata di bosco, è una Belgian Dark Ale da 8.5% alcolici ma di beva facile rispetto a quanto si potrebbe pensare. Secca e decisa, con la melata che regala piacevoli note calde ma non troppo dolci, quasi ruvide, anche la natalizia del birrificio presenta quei tratti forti ma armonici che tanto piacciono nelle altre birre della gamma. Una curiosità: il nome della birra deriva, come per La 5 e la 9, dalle esperienze di hombrewer di Moreno. L’allora “birraio in erba”, nel tentativo di trovare il nome alla sua creazione natalizia finì con il bersene un bel po’, prendendo la cosiddetta “nana”, ovvero “anatra”, termine con il quale si indica lo stato di non sobrietà. Nel particolare si trattò di “nana natalizia” che, internazionalizzata, divenne “Christmas Duck”.

Figuiera – Birrificio Menaresta (Carate Brianza)
Il Birrificio Menaresta dedica la sua birra natalizia alla festività di Santa Lucia (13 dicembre), ricorrenza che in molti territori lombardi e veneti supera addirittura il Natale stesso nel cuore delle persone. Il nome della birra deriva da una antica tradizione legata a questa festa: i bambini la notte della vigilia di Santa Lucia lasciavano sul davanzale della finestra un piatto pieno di granaglie che, “magicamente”, alla mattina si tramutavano in fichi secchi e spicchi d’arancio. Con la Figueira il Birrificio Menaresta continua questa usanza tramutando i cereali in una birra da 7,5 gradi alcolici, 16° Plato, ovviamente aromatizzata con scorze d’arancio e fichi, facendo così rivivere la tradizione anche per chi bambino non lo è più. Questa la descrizione del produttore: “ha un colore giallo dorato, una bella limpidezza e una schiuma fine e compatta. Offre sensazioni olfattive basate su una molteplicità di toni mielosi, fruttati e vegetali, accompagnati da delicate speziature. In bocca è calda e morbida e al tempo stesso fresca e pulita, con un piacevole sapore di agrume, una lieve dolcezza e un lungo retrogusto ammandorlato. Il corpo leggero ne facilita la bevuta, nonostante gli oltre 7 gradi alcolici. Ottimo l’abbinamento con i bolliti; ideale con i dolci e tipicamente con il panettone natalizio”.

G&D – Foglie D’Erba (Forni di sopra, UD)
Il nome insolito di questa birra nasce dalla collaborazione tra Gino, il mastro birraio del birrificio, e Derek Walsh, noto degustatore e giudice internazionale. Da tempo quest’ultimo si interessa alla scena italiana (era presente anche a questa edizione di Un Mare di Birra) e in Gino ha trovato un competente collaboratore per avviare una sua partecipazione più diretta alla vita brassicola del nostro Paese. Da questa unione di intenti ha preso vita una Coffee Imperial Porter di 7,5%, appartenente al lato “robusto” dello stile, caratterizzata dall’aggiunta a freddo di una miscela di caffè e da una leggera speziatura al cardamomo (spesso usato nelle regioni etiopi in abbinamento al caffè). Profumata da questi inserimenti a freddo, con il cardamomo presente ma ben dosato e il caffè a fare da padrone, la birra si presenta viscosa ed avvolgente, ovviamente di colore nero.

Hemlock – Birrificio San Paolo (Torino)
Il birrificio San Paolo, diventato brewpub con l’apertura dell’omonimo locale circa un anno fa, ripropone per le feste la sua Hemlock. Ispirata alla scuola belga, prevede un speziatura a base di bucce di chinotto di Savona e coriandolo. Dorata carica, 8% di alcol in volume, sia al naso che in bocca restituisce le note della speziatura, rimanendo comunque ben bilanciata e secca, dimostrando una facile beva nonostante le sensazioni calde ed avvolgenti.

Krampus – Birrificio del Ducato (Roncole Verdi di Busseto, PR)
Anche quest’anno il Birrificio del Ducato presenta la Krampus, la sua birra di Natale. Curiosamente la birra prende il nome dai demoni della tradizione ladina, i Krampus appunto, che secondo la leggenda si aggirerebbero la notte del 5 dicembre fra le vie ed i vicoli dei paesi dell’arco alpino, coperti di pelli di montoni, con corna e zampe di capra, agitando le loro nere catene e terrorizzano gli abitanti dei villaggi. I Krampus sono il preludio all’arrivo di San Nicola (precursore di Babbo Natale) che verrà poi a portare pace e doni alla comunità. In etichetta sono riportati proprio il Krampus e il santo. La birra è ispirata alle Belgian Dark Strong Ale natalizie, ha in totale 9% di alcol in volume e un grado zuccherino di 20° Plato. Di colore bruno con riflessi rossicci, la Krampus viene speziata con anice stellato, chiodi di garofano, noce moscata, pepe nero, pepe lungo e cardamomo. Questa miscela di spezie, armonica e non invadente, dona alla birra un naso complesso, caratterizzato da frutta candita, alcune delle spezie usate che nel complesso, secondo il birraio Giovanni Campari, ricordano un po’ la cola; in bocca risulta calda, avvolgente e molto morbida. La Krampus 2012 sarà la base per la riserva natalizia dell’anno prossimo (quest’anno non è prevista) e, come al solito prenderà il nome di Krampus Riserva Strepponi. Il processo produttivo di quest’anno sarà un po’ diverso però dalle precedenti edizioni: se prima la Krampus veniva rifermentata con brettanomyces e batteri lattici poi lasciata riposare, quest’anno si procederà a creare un blend tra la krampus 2012 base e una versione più vecchia che ha subito una fermentazione mista (con batteri lattici e brettanomiceti) in legno. Il risultato sarà comunque una birra acida, ma per le note degustative dovremo aspettare l’anno prossimo. Una curiosità: la sede storica del Birrificio del Ducato è a Roncole Verdi di Busseto, paese natale di Giuseppe Verdi (prima si chiamava solo Roncole di Busseto), esattamente in via Strepponi, la seconda moglie del famoso cigno di Busseto.

La Mancina XL – Birrificio Del Forte (Pietrasanta, LU)
Fresco vincitore di importanti medaglie all’ultimo European Beer Star di Norimberga (oro con la versione base di questa birra, La Mancina, e argento con la porter Due Cilindri), il giovanissimo Birrificio del Forte (2011) ha creato questa versione “potenziata” della Mancina per festeggiare il primo anno di attività e l’arrivo della stagione invernale. Rispetto alla sua versione “normal” la Mancina XL ha un grado alcolico più elevato e prevede l’aggiunta di malti speciali e coriandolo, risultando così una Strong Belgian Ale da 8,5 gradi, colore ambrato, più alcolica e complessa della versione di partenza. Il birrificio dedica espressamente questa birra alle grandi occasioni: quale migliore allora del festeggiare in contemporanea Natale e medaglie conquistate? Disponibile solo in versione XL (1,5 litri).

Leön – Baladin (Farigliano, CN)
Tanto è stato il successo della Nöel di Baladin negli anni da indurre Teo Musso e compagnia a produrla stabilmente sotto il nome, speculare, di Leön. Cambiato il nome ma non la sostanza: ispirata alle Belgian Strong Dark Ale, scura, di 9 gradi alcolici, con profumi che vanno dal floreale alla frutta secca. In bocca risulta calda, avvolgente, con note che ricordano le spezie. Negli anni è stata prodotta anche nella variante “Vanille”, “Cafè” e “Chocolat”: proprio una Nöel Chocolat del 2007 è stata la base per la distillazione della Esprit de Nöel, realizzata con la collaborazione della distilleria Fratelli Rosati di Nieve e lasciata invecchiare per tre anni in botti di rovere.

Meteora – Toccalmatto (Fidenza, PR)
Alla crisi e ad alcune delle attuali “fobie” è dedicata la Meteora, la birra natalizia di Bruno Carilli & C.: la bella etichetta, simpatica e provocatoria, vede infatti un monaco ortodosso a cavallo di una meteora (i monasteri delle Meteore sono importanti centri religiosi ortodossi) puntare dritto verso la terra – un po’ un misto tra la scena finale de “Il Dottor Stranamore” di Kubrik, in cui l’”ordigno fine di mondo” si fonde con le previsioni Maya – mentre un altro monaco a terra lo minaccia da una sorta di monte Rushmore in cui sono scolpiti i volti della Merkel e di Monti. Più che della fine del mondo però, ci spiega Bruno, la Meteora è l’augurio che sia la crisi a finire presto, proprio come una meteora, facendoci così un bel regalo di Natale. Anche la birra risulta provocatoria e anticonvenzionale. Ispirata alla Rochefort 8 ha anche un tocco di mediterraneo dato dall’uso di alcune spezie e aromi della nostra tradizione, come la scorza d’arancia dolce di Calabria, la cannella, la vaniglia e le mandorle (aggiunte a freddo in quello che è diventato noto in birrificio come il “dry mandorling”). Di colore rosso scuro, con 8.2 % di alcol, la Meteora presenta il fruttato tipico dato dal lievito Rochefort a cui si aggiungono le note dalla speziatura, sia in bocca che al naso. Lo zucchero caramellato ne completa l’armonia, lasciandola secca e beverina.

Moonrise di Birrificio Civale (Spinetta Marengo, AL)
Birra in stile Belgian Strong Dark Ale. Dall’elevato tenore alcolico (9%), la Moonrise si presenta di colore ambrato con venature rame, schiuma densa e pannosa. Aroma intenso e armonico di frutta matura, spezie e una decisa nota luppolata. Gusto morbido e avvolgente, di tendenza dolce, dove risaltano le sensazioni speziate; il finale con una lieve punta di amaro dona equilibrio e beverinità. L’etichetta è opera dell’artista Bruno Dettoni, che molti amanti del fumetto e non conosceranno, homebrewer e “amico” del birrificio.

Natale 2012 e Cometa Rossa – Orso Verde (Busto Arsizio, VA)
Due le birre proposte da Orso Verde per questo Natale. La Natale 2012 è sicuramente la più classica, in linea con le caratteristiche generali dello stile e con le precedenti versioni elaborate dal birrificio nel corso degli anni. Birra ambrata tendente al rosso, di 8,5% di alcol, è caratterizzata dall’uso di miele di melata. Rispetto alle versioni precedenti quest’anno la parte morbida e le sensazioni dovute al miele sono maggiormente percepibili anche per una luppolatura lievemente minore rispetto agli anni passati. Dunque una birra calda e avvolgente, dedicata alle fredde giornate natalizie. La Cometa Rossa è invece una birra particolare, decisamente insolita per la famiglia. Ci racconta Cesare Gualdoni, birraio di Orso Verde, che la birra è quasi uno scherzo nato da un giro nei paesi dell’Est, durante il quale ha partorito l’idea di realizzare una birra di Natale dal nome “Cometa Rossa” (riportato anche in cirillico sull’etichetta) utilizzando un luppolo di quelle zone. Dopo un periodo di ricerca la scelta è caduta sul Serebrianka, un luppolo russo “madre” del Cascade (il “padre” è Fuggle, ma è bene ricordare che le piante usate nel luppolo per la birra sono le femmine). Da qui la decisione di riunire madre e figlio (Natale con i tuoi…) sotto il buon auspicio di una stella cometa (rossa): il risultato è una birra da 8,2%, di colore ambrato scarico con Serebrianka in amaro e Cascade in aroma e dry hopping. Per rendere più dolce questa riunione familiare viene aggiunto dello zucchero candito in bollitura.

Natale 2012 e Re Magi – Birrificio Beba (Villar Perosa, TO)
Due le birre natalizie a bassa fermentazione prodotte da Beba, birrificio storico nel panorama italiano (stesso anno di fondazione di Baladin e Birrificio Italiano). La Natale è di colore ambrato carico, di 8 gradi, con profumi floreali (rosa e viole) e di frutta rossa. In bocca è molto presente con un corpo pieno, quasi viscoso, e sensazioni dominate dal miele (corbezzolo), pesca sciroppata e nocciola. La Re Magi è invece una bionda, sempre da 8 gradi, di ispirazione più tedesca, con un naso pulito dominato dalla camomilla e un corpo intenso, abboccato, con notevoli sensazioni di warming.

Navidad – Pausa Cafè (Saluzzo, TO)
Pausa Cafè si occupa da anni di commercio solidale (principalmente caffè e cacao) e sostegno alle comunità indigene produttrici in Messico, Costa Rica e Guatemala. Le birre di questa cooperativa nascono da un altro progetto della stessa, quello di offrire ai detenuti percorsi di reinserimento sociale. In particolare tutte le birre sono realizzate dagli ospiti della casa di detenzione di Saluzzo (spesso poi i progetti si incrociano e ne escono birre prodotte con materie prime da commercio equo solidale provenienti dal Sud del Mondo). In quest’ottica di buone pratiche non poteva mancare una birra che celebrasse “il periodo più buono dell’anno”. Il nome scelto per questa birra è Navidad, improntata allo stile belga e speziata con melograno, cedro, uva sultanina e alcune spezie rare provenienti da Ceylon. Il colore è rosso intenso e, come immaginabile, il naso è lungo e complesso. In bocca la birra risulta calda e avvolgente e le spezie si integrano bene con le sensazioni dei malti. Il valore alcolico in volume è 8%

Rusca – Siebter Himmel (Carnago, VA)
Anche Siebter Himmel, brewpub della provincia varesina, propone una birra natalizia per scaldare il nostro inverno. La Rusca (“pungitopo” in latino, tipica pianta natalizia) è stata brassata il 29 luglio davanti ad un intero pubblico di appassionati durante il Carnago Beer Fest, marcandosi subito come una birra conviviale. Di 9,5 gradi alcolici (21 Plato) si ispira alle Belgian Christmas Ale: il colore è mogano scuro con riflessi porpora, con una schiuma cappuccino densa e compatta. Al naso predominano sentori di spezie, zenzero, rabarbaro ed erbe officinali. In bocca è morbida e setosa ma allo stesso tempo complessa, etilica, calda e si ritrovano note dolci di miele di castagno che si mescolano agli aromi speziati, alla radice di liquirizia e a un delicato gusto pepato. Finale lungo ed equilibrato. Fermentata per 2 mesi in appositi tini, la birra finisce il suo percorso con una rifermentazione di 4 mesi in bottiglia o in fusto.

San Genesio – Birrificio Lariano (Dolzago, LC)
La San Genesio del Birrificio Lariano, deve il proprio nome al vicino monastero di San Genesio e si rifà anch’essa alla tradizione di Santa Lucia. A darci la conferma sono le spezie usate, cannella, e la frutta, fichi e scorza di arancio. Il birrificio la descrive così: all’assaggio si riscontra un certa complessità di aromi dovuti dalle spezie, dai malti e dalla frutta aggiunta. Di colore è rosso intenso e di ottima trasparenza. La schiuma sottile è cremosa e persistente. In bocca prevale un’insolita e quasi indefinita speziatura, con note di cannella, pepe, zenzero, frutta secca e frutta matura, qualcosa di esotico. Morbida e delicata con una buona bilanciatura, con delle lievi note luppolate, mai invadenti. Un corpo medio la rende leggera al palato. Birra da meditazione e di discreta complessità. L’alcol è 7,5%

San Niccolò – Birra Amiata (Arcidosso, SI)
Quest’anno i fratelli Cerullo hanno deciso di cambiare radicalmente l’assetto della loro San Niccolò passando dalla porter molto speziata delle edizioni precedenti ad una Imperial Coffee Stout. L’idea, ispirata dalle produzioni USA come la Jah-va di Southern Tier, è quella di creare un blend tra un imperial stout e una infusione di grandi caffè. Per i caffè i birrai hanno chiesto la consulenza a Cristiano della torrefazione livornese “Le Piantagioni del caffè” che ha optato per un mix in parti uguali tra San Luis (Salvador) e Raigode (Indonesia) per creare una miscela forte e profumata. Il caffè estratto a freddo è stato aggiunto all’inizio del processo di raffreddamento a fine fermentazione (particolarità: i lieviti utilizzati in fermentazione sono 3). Completa il processo produttivo l’inserimento di chips di botti di Jack Daniels. La birra finita ha 8.8% in alcol, colore nero impenetrabile ed è dominata dalle note di caffè, sia al naso che in bocca, dove però si percepiscono anche note affumicate e frutti a buccia rossa. Il nome deriva dal patrono di Arcidosso, San Niccolò, in altre lingue San Niklaus, amorevolmente accorciato in Santa Klaus, vi dice niente?

Santa Claus – La Gastaldia (Pieve di Soligno, TV)
Santa Claus è la birra di Natale del brew pub La Gastaldia, nato nel 2006 nei locali di un antico monastero benedettino della provincia trevigiana. Ispirata alle strong belgian ale, è speziata con cannella e coriandolo, di colore rosso carico. Al naso risulta leggermente agrumata, con note di frutta secca, prugna e cioccolata. In bocca l’alcol (7% ) si percepisce in modo non invadente rendendo la birra abbastanza secca e di facile beva.

Stella di Natale – Birrificio Troll (Vernante, CN)
Anche quest’anno torna la Stella di Natale, il modo in cui al Troll si celebrano le festività Natalizie. Dal colore scuro, con un carattere molto intenso e complesso questa elegante birra affascina per i suoi profumi, legati alla miscela dei malti, ad una fermentazione spinta e ricca in esteri, ed alla speziatura erbacea. La nota etilica è decisamente importante (10,5%) ma viene in parte mascherata dalla freschezza degli aromi. Come da stile è da bersi nelle fredde e lunghe serate invernali, per godersi il Natale coinvolgendo tutti i sensi. Ottima in abbinamento a cioccolato fondente o dolci al cacao.

St.Renna – Bruton (San Cassiano di Moriano, LU)
Anche quest’anno il lucchese Bruton propone la sua birra natalizia, la St. Renna. Come da tradizione la birra si ispira alle birre di natale belghe. Di un bel colore ambrato, con schiuma fitta e persistente, presenta un naso caldo e complesso, in cui la speziatura (cannella e buccia d’arancia) non risulta invasiva e lascia spazio a gradevoli sensazioni calde con un finale che ricorda la frutta caramellata (prugna). Il corpo è pieno è rotondo, ma la birra scorre via anche troppo pericolosamente tra note di caramello e frutta sciroppata, con un gradevole finale leggermente tostato. La gradazione è di 9% alcol in volume

Tripel Natal – Birrificio Dada (Correggio, RE)
Anche il giovane e promettente birrificio Dada propone per il 2012 una birra natalizia. Questa la descrizione che ne hanno dato, che riportiamo interamente soprattutto per il fantastico abbinamento finale. “Di color dorato carico, al naso si percepiscono note date dai malti e speziate che ricordano il miele e crosta di pane; il sapore è inizialmente dolce, ricorda la frutta ma chiude secca e abbastanza amara con note di luppolo quasi speziate/pepate, il finale è bello secco e warming. Da abbinare ai parenti per il brindisi di fine anno”.