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Fare la birra con il kit: il malto preparato

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E’ giunta l’ora dell’idratazione del mosto vero è proprio. La latta contiene un concentrato di mosto, come detto, estremamente viscoso, appiccicoso e dolceamaro. se lo si assaggia, il gusto è un concentrato estremamente nauseante e dolciastro, tuttavia molto amaro, dove le due sensazioni non si abbracciano assolutamente, bensì fanno a cazzotti. Il nostro lavoro consisterà nel rendere armonico il tutto. Un piccolo trucco per rendere più agevole il recupero della melassa consiste nel tenere la latta chiusa vicino a una fonte di calore come un termosifone, per una mezz’ora prima dell’uso, per renderlo un po’ più liquido e malleabile.

 

Aprendo il contenitore con un apriscatole, possiamo osservare subito il blob scuro che cerca di prendere il sopravvento su di noi. Lo dobbiamo sconfiggere versandolo in una pentola abbastanza capiente, con acqua precedentemente riscaldata, facendo ben attenzione che il mosto concentrato non si attacchi sul fondo, soprattutto se abbiamo ancora il fornello acceso. Dobbiamo sciogliere tutto il composto, avendo cura di “sciacquare” la latta con acqua calda per recuperare quanto più possibile. Non è necessario portare ad ebollizione, se abbiamo pulito bene tutto quanto, non dovremmo avere nessun problema di infezione, riuscendo inoltre a raffreddare più efficacemente il liquido caldo per portarlo a temperatura di fermentazione.

 


Se la ricetta prevede l’aggiunta di zucchero, questo è il momento adatto per effettuarla. Versiamo la quantità necessaria di zucchero semolato, o in alternativa anche quello di canna (è interessante scoprirne le differenze!), nel liquido caldo, dove si scioglierà abbastanza facilmente, a seconda della densità raggiunta. Completata quest’ultima operazione, se il mosto è bello fluido e ben amalgamato, passiamo a riempire il fermentatore. Questa porzione è molto densa e, per facilitare la fase precedente, anche abbastanza calda. Dovremo perciò allungare e raffreddare il liquido prima di aggiungergli il lievito.

 

Versiamo ora il liquido dalla pentola, avendo cura di centrare l’apertura del fermentatore, pena spandere colla appiccicosa sul fermentatore e sul pavimento, con successive fatiche e pene nel ripulire tutto. A seconda del kit che si intende preparare, dobbiamo portare il mosto al volume giusto, solitamente 23 litri. Per facilitare anche il l’abbattimento della temperatura, possiamo aiutarci con dell’acqua precedentemente raffreddata in freezer o in frigorifero, ma non troppa, per non causare l’effetto opposto e avere un mosto troppo freddo che porterebbe anch’esso a problemi fermentativi. Suggerisco una temperatura tra i 18 e i 25, max 30 gradi, ma comunque solo nel momento di inoculo, poi il fermentatore dovrebbe rimanere comunque tra i 18 e i 22 circa.

 

Nel mentre possiamo osservare che il lievito che stiamo reidratando ha formato una patina marroncina, così come potrebbe essere che inizi pure a produrre co2 e una lieve fermentazione. Siamo quasi pronti ad aggiungerlo al mosto. Gli diamo ancora una leggere mescolata agitando il pentolino, per amalgamare tutto e lo lasciamo riposare, giusto il tempo di finire le ultime operazioni.


Questo è il momento adatto per effettuare le misurazioni tecniche, come la misura della densità. Utilizzando il cilindro in dotazione, preleviamo dal rubinetto un campione di mosto dal fermentatore. La densità è una misurazione che ci permette di dedurre svariate caratteristiche, tra cui il potenziale alcolico della nostra birra, la quantità di acqua che dobbiamo ancora aggiungere e il tempo necessario per fermentare completamente. Inserendo all’interno del cilindro il densimetro, questo affonderà e, sfruttando il principio della spinta di Archimede, sulla scala graduata potremmo leggere il valore relativo al nostro liquido, esattamente dove il livello di questo si interseca con l’asta. Mi raccomando, il campione non va assolutamente reinserito nel resto del fermentatore, il rischio di infezione sarebbe elevatissimo, di sicuro non ne vale la pena per un bicchiere di birra. Una soluzione senz’altro più utile consiste nell’analisi della trasparenza e del colore alla luce (meglio se quella del sole), ed eventualmente ad un assaggio ‘formativo’ che permette di farsi un idea di come è la propria birra prima della fermentazione e della maturazione.

 


Siamo giunti ormai al dunque. Il lievito è pronto, il mosto pure, non ci resta che celebrare questo matrimonio! Con attenzione attuiamo l’inoculo versando tutto il nostro lievito all’interno del fermentatore e, dopo una breve mescolata (occhio sempre alla pulizia!), possiamo orami dichiarare il prodotto Birra! Tappiamo il fermentatore, aggiungiamo una piccola quantità di alcool (vodka o whisky da discount vanno benissimo e costano meno) nel gorgogliatore per essere sicuri di creare una barriera protettiva tra birra e ambiente esterno, ma con la sicurezza che se per qualche motivo una parte del liquido viene risucchiata all’interno (può succedere!), non procuri alcun problema alla nostra creatura.


Non ci resta che posizionare il fermentatore in un luogo preferibilmente buio e soprattutto alla temperatura adeguata, e attendere che il tempo e la natura faccia il suo corso..
Ah già..ci sarebbe da ripulire la cucina..

 

 

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