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Birra Napoli: è bagarre tra Kbirr e Peroni

Antefatto: circa un anno fa Peroni ha rilanciato Birra Napoli, marchio acquistato da Peroni nel 1926 assieme a Birrerie Meridionali, proprietario dello stesso. Il chiaro riferimento geografico alla città partenopea appare più labile però che in passato: la produzione infatti non è più in città da almeno 50 anni (attualmente viene prodotta a Roma) e il legame con il territorio è affidato all’uso di orzo e grano duro campani, senza considerare che Peroni è posseduta al 100% dai giapponesi di Asahi che l’hanno acquistata da SABMiller.

La situazione ha fatto agitare più di un componente del mondo artigianale, campano e non, ed è sfociata in una dura presa di posizione del birrificio campano Kbirr. Secondo Fabio Ditto, fondatore, la pubblicità (“Birra Napoli, partenopea come te”) e l’etichetta di Birra Napoli sono decisamente ingannevoli poiché puntano su un legame con la città che di fatto non ha motivo di essere, in quanto la birra non è prodotta in loco. Secondo il Giornale di Napoli “Ditto ha affermato di aver preso contatti con l’avvocato Alessandro Senatore affinché intraprenda un’azione civile per chiedere quantomeno a Peroni di specificare sull’etichetta, con la giusta evidenza, che “Birra Napoli” è prodotta nel Lazio e non nel capoluogo partenopeo o in altre località della Regione” (3/10/2019). Alle affermazioni di Ditto, riportata anche da Cronache di Birra, è seguita una risposta di Peroni che afferma la validità della propria campagna e la legittimità del proprio marchio (riportata sia da Il Giornale che da Cronache di Birra). Secondo Federico Sannella, Direttore delle Relazioni Esterne di Peroni, “l’affermazione virgolettata e quindi attribuita a Ditto, relativa al presunto sfruttamento improprio del nome della città per il solo fatto che la birra viene prodotta a Roma risulta non solo superficiale ma persino incauta. Infatti, l’obbligo di legge di indicare il luogo e lo stabilimento di produzione è perfettamente assolto da Birra Peroni, ogni altra considerazione in merito è del tutto personale e priva di ogni riscontro fattuale” inoltre Sannella afferma che “Possiamo serenamente assicurare, senza indugi, la tracciabilità del processo, dall’ingresso di tutte le materie prime utilizzate per Birra Napoli, confermando che il grano duro e l’orzo sono al 100% di origine campana, come comunicato in sede di promozione del prodotto”.

Per concludere: se da una parte è vero che lo stabilimento è indicato in bottiglia secondo i termini di legge, dall’altra è anche vero che la scritta Birra Napoli è decisamente più evidente e che la campagna di promozione è effettivamente basata sul legame con il territorio. Legame in questo caso affidato alle materie prime che, come affermato dalla stessa peroni, sono però campane e non propriamente Napoletane. Restano due aspetti da sottolineare. Il primo riguarda un caso analogo, quello di Birra Messina. In questo caso l’Antitrust condannò Heineken proprietaria del marchio per averlo utilizzato anche dopo lo spostamento della produzione in Puglia. Il caso in questo senso sembra molto simile. Il secondo riguarda la paventata causa che, ad oggi, non pare sia ancora stata intentata. Lasciarla cadere senza replicare sarebbe forse un’occasione persa sia per capire effettivamente come stanno le cose a livello legale, sia per fare pubblicità, magari in maniera congiunta, ai piccoli produttori, Napoletani e Campani, che operano sul territorio.