Birra Chicca e toscanello al caffè

La birra va degustata generalmente fresca (fresca, mi raccomando, non fredda), ma assaporare una birra fatta al “fresco” non capita certo tutti i giorni. Ci hanno pensato i ragazzi della cooperativa Punto caffè che hanno impiantato una produzione di caffè, a torrefazione, nei locali della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino (Le Vallette). Il progetto prevede di dedicare una forte attenzione alla formazione dei lavoratori detenuti, con l’obiettivo primario di dare opportunità di crescita professionale che consenta di porre le basi per il loro successivo reinserimento lavorativo post pena. Il caffè è prodotto nella torrefazione del carcere, con una tostatura lenta e leggera, raffreddato ad aria e lasciato riposare per almeno 48 ore, così da consentire il naturale processo di degassazione, prima di essere macinato. Il caffè, di pregiata qualità arabica, è coltivato in Guatemala e rappresenta un Presidio Slow Food, ossia un progetto a sostegno dei piccoli produttori di qualità realizzato dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. Al valore della solidarietà verso i cafetaleros del Guatemala, si somma l’impegno per l’integrazione sociale delle persone svantaggiate: la torrefazione infatti, che coinvolge direttamente i carcerati, fornisce loro una concreta opportunità di inserimento lavorativo, a contatto con un team di esperti torrefattori.

Ma se di questa iniziativa potete avere già sentito parlare, io voglio presentarvi una sua ulteriore evoluzione, anche perché in questa rubrica parliamo di birra e non di caffè, ma uno in fondo non esclude l’altro, quindi… ecco a voi Chicca! No, non è come credete, non vi voglio parlare della mia amica Francesca, ma della prima “coffee ale” prodotta in carcere. Il mastro birraio è Andrea Bertola, ex del birrificio Troll, e per il momento producono tre birre, la P.I.L.S., la Tosta e appunto la Chicca. Stiamo parlando di un prodotto molto particolare che però mantiene un equilibrio di fondo, che ne fa un prodotto compiuto e non un mero esercizio di stile.L’abbinamento scelto apparentemente va contro i miei criteri classici di degustazione (tendo ad apprezzare più i contrasti che le similitudini), ma vedremo che in fondo non è proprio così.

Estraggo dal suo pacchetto bordato oro un Toscanello Aroma Caffè, il più venduto dei sigari aromatizzati in Italia, e mi appresto ad accenderlo, ma prima non posso fare a meno di passarmelo sotto al naso per assaporare tutti i suoi effluvi: le note di liquirizia, di crema e di caffè si fondono come in un cappuccino elaborato da Ferran Adrià.. ma basta con gli indugi: ho acceso il mezzo sigaro, ho stappato la bottiglia e versato il liquido nel Teku.

Il colore e la schiuma richiamano immediatamente il caffè, l’odore ci conferma la nostra aspettativa, ma se il sigaro ci ha preparato a qualcosa di dolce, qui è l’amaro che diventa protagonista: Il caffè Huehuetenango sarà anche uno dei caffè con meno caffeina del mondo, ma conserva un carattere e una struttura notevole, che si riversa e si rispecchia nel indole della birra. La tostatura a legna del caffè rimanda impressioni di fumo che si fondono nella bocca del degustatore con il legno dolce e aromatico del Toscanello Caffè. La birra produce un effetto interessante nel palato, virandolo verso l’amaro e preparandolo alla nuova ondata di dolce che il sigaro ci apporterà. La fumata ci aiuta invece a degustare una birra, interessante, equilibrata ma molto, molto complessa, che non è certo di facile beva.L’unione di due elementi che nella realtà non vanno che in minima parte ad intersecarsi: sono due stadi nella bocca che si attenuano e rafforzano vicendevolmente, il sigaro è quasi lo zucchero del caffè, vanigliando e attenuando il tostato.

di Terry Nesti