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Belgian Strong Ale: storia e caratteristiche

Cambiando ancora pagina, tra le tipologie di provenienza belga che per prime si son fatte conoscere, e largamente apprezzare, dai consumatori italiani, abbiamo senza ombra di dubbio le Belgian Strong Ales. Tuttora ben presenti sugli scaffali dei negozi specializzati come nei frigoriferi dei pub e dei piccoli caffè, si tratta – come dichiara esplicitamente la denominazione – di birre ad alta gradazione (siamo oltre il 7% in volume), strutturate principalmente, in chiave sensoriale, attorno all’operato dei lieviti (dunque dei loro esteri fruttato-speziati) e contrassegnate da una vigoria alcolica solo in parte mascherata da elementi di contrappeso: la secchezza del fin di bocca e il tenore amaricante apportato dai luppoli. La categoria, in funzione del colore – e delle correlate fattezze sensoriali – si articola in Belgian Strong Golden Ale e Belgian Strong Dark Ale. Vediamone i profili specifici.

Elaborate dopo la prima guerra mondiale sulla scorta delle esigenze evidenziate da una platea di consumatori piuttosto orientata verso le lager dorate, le Belgian Strong Golden Ale trovano la propria capostipite nella Duvel, etichetta bandiera di Duvel Moortgat. Di fatto, una sorta di spin-off delle Tripel abbaziali, ma con una “curvatura” che può presentarsi (sebbene non necessariamente) più chiara, più sottile nella corporatura, più secca e più amaricante (Ibu da 22 a 35). Per il reso la lancetta etilica oscilla tra 7,5% e 10.5%, il colore è da paglierino a dorato; gli aromi bilanciati tra correnti floreali da luppoli, fruttate (pera, mela, arancia) e speziate (fenoli) da apporti fermentativi; gusto energico, in linea con l’olfatto, dal timbro anaricante tra medio ed elevato.

Per quanto riguarda le Belgian Strong Dark Ale le latitudini variano dall’ambrato intenso al bruno; quelle alcoliche da quota 8 a quota 12 gradi. Di conseguenza, ferma restando l’inclinazione liquorosa, cambiano i territori aromatico-gustativi: sulla cattedra olfattiva salgono il caramello tostato, il panificato dolce a lunga cottura, il miele scuro, la frutta disidratata (prugne, fichi), spezie “terziarizzanti” quali vaniglia e liquirizia; al palato, il sorso è voluminoso, caldo, dalla partenza abboccata e dal finale più asciutto, dal timbro amaricante concorsualmente costruito per mano di luppoli e delle torrefazioni. Il BJCP fa sostanzialmente coincidere questa categoria con la categoria più elevata in stazza etilica dell’emiciclo trappista: quella delle Quadrupel.