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La birra in Danimarca

“C’è del marcio in Danimarca…”, dice preoccupato il personaggio di Marcello in una celeberrima battuta dell’Amleto. Di certo, volendo attualizzarla, l’affermazione non potrebbe riferirsi alla birra. Perché questa al contrario gode oggi, nello Jutland, di un periodo di particolarmente luminoso.

E chissà cosa avrebbero pensato i dirigenti di colossi come Royal Unibrew (titolare dei marchi Ceres e Faxe: 5 milioni di ettolitri l’anno) oppure, anzi a maggior ragione, come Carlsberg (125 milioni di ettolitri annui, per un portafoglio includente anche Tuborg, Kronenbourg e altre decine), se qualcuno, tra 2005 e 2006, avesse profetizzato loro che, in un futuro prossimo (cioè oggi), la fortuna del “nome danese” nel mondo brassicolo sarebbe stata da ascrivere al merito non delle loro Lager, ma delle fantasiose e coraggiose ricette firmate da audaci, bizzarri e visionari (forse un po’ pazzi) produttori di piccola dimensione. E invece, proprio questa è la realtà documentata negli annali dell’ultimo quindicennio: tanto che, se alle soglie del nuovo millennio gli appena citati grandi gruppi erano, della scena nazionale, non solo i dominatori, ma sostanzialmente gli unici attori, adesso la Danimarca conta, nel ramo, circa 200 aziende attive.

Birrifici danesi

Birre danesi degustate