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Birrifici danesi

Tra i circa 200 birrifici attivi in Danimarca le voci di spicco sono diverse, a in quel novero, certamente, sono soprattutto un paio a meritare una speciale sottolineatura. Ci riferiamo a To Øl e Mikkeller, realtà legate da un legame preciso e da una precisa connotazione: quella di beer-firm. Il brand Mikkeller è la proiezione del suo ideatore, fondatore e proprietario unico, ovvero Mikkel Borg Bjergsø, ex insegnante di matematica e fisica, che, travolto dalla propria passione per l’homebrewing, nel 2005 decide di dedicarsi ad essa in modo esclusivo e soprattutto professionale, passando insomma allo status di imprenditore.

Peraltro compiendo una scelta diversa, allora, da quella della maggioranza dei colleghi del settore craft: rinunciare all’acquisto di un impianto, per avvalersi, invece, delle sale cottura di contoterzisti. Da allora non ha più abbandonato tale formula, quella della beer-firm; ma gestendola con una tale efficacia, sotto il profilo dei risultati, da essere normalmente qualificato con una definizione dal suono più artistico: quella di “gipsy-brewer”, ovvero birraio itinerante. In realtà il suo itinerare è oggi piuttosto relativo, avendo ormai appoggiato la parte preponderante della sua produzione al sito belga di De Proef (a Lochristi, nelle Fiandre Orientali), un contoterzista, appunto. Mikkeller si caratterizza per uno spaziare continuo tra gli stili e per la messa in circolazione di referenze sempre nuove, spesso nella modalità della “one shot”, le cotte uniche e non ripetibili. Ma non è tutto. Quel professore di matematica, aveva, tra i suoi studenti liceali, una coppia di amici come lui appassionati di brassaggio domestico; e che, quasi predestinati al cospetto di tale maestro, ne hanno seguito le orme, lanciandosi nell’avventura imprenditoriale e affidandosi al medesimo format del loro ispiratore: il “client brewing” con il supporto di siti proprietari. I loro nomi anagrafici? Tobias Emil Jensen e Tore Gynt. Il loro nome d’arte? To Øl, sigla che – giocando con le iniziali del “first name” di entrambi e con il significato della particella “to” (due) – si traduce appunto come “Due Birre”. Il panorama danese, quanto agli orientamenti tipologici, guarda molto all’America e al Pacifico (Apa, Ipa, Double Ipa); ma altrettanto ai generi ad alto tasso etilico di ascendenza britannica (Robust e Baltic Porter, Foreign e Imperial Stout, Barley Wine, Scotch e Old Ales, queste ultime non di rado in versione Smoked di timbro torbato); e altrettanto ancora, guarda alle fermentazioni contaminative (brettanomiceti, batteri lattici e acetici). E in tale contesto, oltre ai due marchi appena citati, una menzione esemplificativa, a rappresentare il valore del movimento nazionale, spetta senza dubbio anche a due microbrewery effettive: Amager (con sede a Kastrup) e Hornbeer (a Kirke Hyllinge).

 

Tutte le birre danesi degustate