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Milano: dove mangiare bevendo una buona birra

Milano, la città che divide, si ama o si odia. Grigia, frenetica, fredda agli occhi dei detrattori. Moderna, visionaria, pulsante, nel cuore di chi la ama. Milano avvolta nella nebbia. Milano che non dorme mai e anticipa le tendenze. E poi c’è la Milano da bere, che nel suo percorso di evoluzione birraria di questi ultimi anni, con la curiosità che la contraddistingue, tenta l’approccio con la Milano da mangiare, cercando di costruire un rapporto, quello tra la buona birra e la buona cucina, ancora debole e timido nella città meneghina, come del resto in tutto il nostro Paese.

Il bevitore esigente, comunque, non deve perdersi d’animo perché sfamarsi con qualcosa di diverso dalla solita banale proposta da pub è una missione difficile ma non utopica. Nel suo cammino può trovare locali della prima ora come la Pazzeria, che da sempre ha messo a disposizione, oltre alla classica proposta, anche piatti di carne da abbinare ad una discreta selezione di birre o il Bonaventura, ristorante-birreria specializzato in musica live, capace di offrire una schietta cucina che copre dall’antipasto al dolce.

In anni più recenti, fortunatamente, sono spuntati altri indirizzi capaci di coniugare il binomio birra-cibo in maniera più evoluta, come il John Barleycorn, che in un ambiente curato e accogliente garantisce piatti espressi da accostare a birre artigianali italiane; Hoppy Fish dove il pesce fa da padrone, e ancora Tutti Fritti, dove coccolarsi tra una pinta scelta tra le venti birre alla spina e un fritto di pesce o di carne serviti nel classico cono di carta.

Ma è spostandoci verso la periferia occidentale della città, nel quartiere di Trenno, dove ancora oggi si riconoscono case con tracce architettoniche del vecchio borgo, che troviamo La Ratera. Un locale che rappresenta un vero faro nella notte per chi cerca un posto che sappia garantire birra artigianale e una brillante cucina, che gioca il suo nome sulla toponomastica e sull’ironia, e accoglie l’avventore con la nostalgica atmosfera di altri tempi e il calore di un ambiente rustico, informale, impreziosito dal caratteristico cortile interno. Qui birra e cucina hanno suggellato un legame profondo, che spazia dall’abbinamento all’impiego diretto nell’elaborazione dei piatti. Nata nel 2002 inizialmente come birreria per mano di Marco Rinaldi, la Ratera si è poi trasformata in una trattoria vocata alla birra nel corso del tempo grazie all’arrivo in cucina di Salvatore Garofalo. Quest’ultimo, dopo anni di lavoro in importanti cucine a fianco di grandi maestri come Pietro Leemann, Sergio Mei, Giacomo Gallina, Gualtiero Marchesi e Ezio Santin, approda alla Ratera e comincia un lavoro di ricerca e sperimentazione sull’utilizzo delle birre artigianali in cucina, guardando alle birre non solo come una valida alternativa al vino per gli abbinamenti col cibo, ma come ingrediente stesso per la realizzazione dei piatti. Unico limite: una selezione birre non aggiornata, troppo ancorata al pur validissimo Birrificio Italiano.