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La birra in Scozia

Da sempre intenta a marcare la propria identità rispetto alla Gran Bretagna, e soprattutto rispetto all’Inghilterra, la Scozia ha da tempo codificato “uno strappo” da Londra sul fronte della classificazione birraria. Come sempre tenacemente e orgogliosamente, il vessillo con la croce di Sant’Andrea sventola rivendicando la propria indipendenza anche in fatto di pinte; e garrisce su una schiera di tipologie, quella delle Scottish e delle Scotch Ales, univocamente e inequivocabilmente considerate come autonome rispetto alla griglia stilistica battente bandiera inglese.

Prodotta nella terra dei clan fin da 3 millenni prima di Cristo, la birra ha da questa parti conservato a lungo la consuetudine, di matrice celtica e druidica, di accogliere, a fini di conservazione e aromatizzazione, erbe amaricanti ed essenze vegetali o floreali di vario genere, come olmaria, erica, mirto e ginestra. Tradizione, questa, peraltro ancora viva in certe esperienze attuali, (es. Williams Bros. Brewing Company che utilizza aghi d’abete e bacche di sambuco). Nel corso dei secoli, lungo una strada dai tratti simili a quelli manifestatisi in tutte le isole britanniche e nel resto d’Europa (ad esempio il ruolo centrale, nel brassaggio, delle donne e delle comunità monastiche), alla corrente di orientamento “erboristico” si è poi via via affiancata quella incline a un impiego gradualmente più incisivo del luppolo, in merito alla cui presenza nella “scuola scozzese”, gli storici si confrontano e dibattono, tra chi sostiene che il ruolo del luppolo sia stato sempre decisamente minoritario e chi, invece (è la posizione prevalente, oggi), propende per una visione in cui tale ruolo, pur senz’altro meno spiccato rispetto a quello assunto altrove, non sia stato così secondario e marginale. Quel che sembra certo è l’indirizzo a un certo punto assunto, sostanzialmente allineato – in materia di scelte procedurali e produttive – a quello affiorato nella vicina Inghilterra. Il tessuto manifatturiero e settoriale, consolidatosi a partire dalla metà del XVI secolo, si dimostrò abile nel mettere a frutto le opportunità emerse nel 1707 con l’Atto d’Unione e dunque anche al di qua del confine con la perfida Albione la scena si rivelò incline a esprimere profili sensoriali non di rado intonati a quell’interesse crescente per il luppolo che contrassegna la parabola ascendente delle Pale Ales e delle successive India Pale Ales. Quale che debba essere ritenuto il rilievo del luppolo nel Paese degli highlander, in ogni caso è un fatto il progressivo volgersi, in Scozia, verso una rotta ricalcante quella tracciata dalle appena citate ambrate inglesi: tanto che il Bjcp descrive le Scottish Ales – qualifica che prende a entrare in uso proprio durante il XIX secolo, insieme a quella di Scotch Ales, applicata però alle edizioni più alcoliche e maltate (corrispettive delle Strong Ales, poi Barleywines, della stessa Burton) – nei termini di “versioni collaterali” delle Pale Ales inglesi, appunto, connotate, in media, da inferiori livelli di alcol, nonché di luppolo; e invece da tonalità più scure nelle colorazioni. Quanto alle denominazioni stilistiche, è ancora nei decenni dell’Ottocento che si instaura la consuetudine di associare alcuni prodotti a designazioni di tipo numerico, corrispondenti al prezzo, in Scellini, da pagare per ogni barilotto (54 galloni) di quel prodotto: 60, 70, 80, 90 e 120 (maggiore la gradazione, maggiore il costo). In molti però ritengono che tale sistema di classificazione non è da considerare esclusivamente scozzese e nemmeno ispiratore di una precisa fisionomia tipologica. Quel che si può affermare è che, in quel periodo, si stabilizza anche il ricorso agli appellativi – essi stessi riferiti alla taglia etilica – di Light, Heavy ed Export (a suddividere le Scottish Ales), nonché di Wee Heavy come sinonimo di Scotch Ales; e che le prime tre diciture coprono il range di spesa dai 60 ai 90 scellini, mentre la quarta è collegata alle birre la cui botticella ne vale 120. Ultima puntualizzazione storica, recepita essa stessa dal Bjcp, quella riguardante le varianti affumicate delle ricette scozzesi. Ebbene, nonostante l’aggiunta di malto Peated – ad apportare contributi torbati – sia divenuto alquanto abituale, questa pratica (contrariamente a quella concernente l’impiego di mais macinato o in fiocchi) è da considerarsi non tradizionale, non suffragata da precedenti storici: tali edizioni – secondo questo autorevole punto di vista – dovrebbero, più pertinentemente, essere catalogate come Classic Style Smoked Beer.

Birrifici scozzesi

Birre scozzesi degustate