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Anchor brewing

Marchio oggi forse privo di parte del fascino esercitato per oltre un secolo, dopo l’acquisizione, nel 2017 da parte del gruppo industriale giapponese Sappòro, quello della Anchor Brewing Company può vantare in ogni caso meriti inoppugnabili nella storia della birra e di quella artigianale in specie. L’attività viene fondata nel 1896 da Ernst F. Baruth (un immigrato proveniente dalla Germania) insieme al genero, Otto Schinkel, quando i due acquistano la già esistente Golden City Brauerei avviata nel 1871 da un loro connazionale, Gottlieb Breckle. L’impresa – battezzata Anchor per ragioni non documentalmente motivate – fu tra quelle che sperimentarono e perfezionarono la tecnica di produzione della California Common (lieviti a bassa fermentazione fatti lavorare garantendo loro la temperatura più o meno corretta facendo raffreddare il mosto grazie alle brezze fresche del Pacifico) e che nel 1981 avrebbe posto il copyright sulla denominazione alternativa dello stile ovvero Steam Beer (appellativo derivante appunto dagli sbuffi di vapore risalenti dalle vasche di fermentazione così pittorescamente termoregolate).

La Anchor sarà destinata a una vita alquanto avventurosa: lo stabilimento, distrutto dal terremoto del 1906, dovrà essere ricostruito integralmente l’anno dopo in una diversa ubicazione; quindi, dal 1919 al 1933, la compagnia dovrà affrontare le vacche terribilmente magre del Proibizionismo. E dopo un percorso di circa sette decenni tra Ottocento e Novecento, ecco che, alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, la Anchor si trova ad affrontare un ulteriore momento drammatico della sua esistenza: ondeggia infatti sull’orlo della bancarotta, quando la proprietà viene rilevata, appunto nel 1965 (per due spiccioli), da Fritz Maytag. Il timoniere fresco di nomina orienta la barra secondo il principio di una parola d’ordine chiara e precisa: innovazione; e punta proprio sui luppoli di moderna generazione per garantire alle etichette della propria gamma una caratterizzazione sensoriale che le ponesse agli antipodi rispetto alle Lager senz’anima allora dominatrici del mercato. Nasce così, ad esempio, la birra che gli analisti del settore considerano la capostipite delle attuali American Ipa; ovvero la Liberty Ale, lanciata nel 1975 e forte di ben tre peculiarità a suo modo rivoluzionarie: una poderosa luppolatura – in aroma e in amaro (47 le Ibu, oggi un dato modesto, allora tutt’altro) – a base di Cascade, varietà come detto apripista delle cultivar Usa contemporanee; l’applicazione dello stesso Cascade anche in dry-hopping; il suo utilizzo in regime monovarietale.

I tempi, peraltro, propongono incessantemente il susseguirsi dei corsi e ricorsi: l’impresa, già passata nel 2010 sotto la proprietà del Griffin Group (holding d’investimento focalizzata sul settore alcol e bevande) è stata successivamente, come detto, assorbita dalla Sapporo, multinazionale accreditata di una potenza di fuoco pari a 6 milioni di ettolitri.

Informazioni

1705 Mariposa Street, San Francisco
California, USA 94107
001 (415) 863-8350
www.anchorbrewing.com
info@anchorbrewing.com

 

Le birre del birrificio Anchor brewing degustate: