Ti sarà inviata una password tramite email.

Brouwerij Oersoep

00114401Il concetto di micro birrificio si sposa appieno con Oersoep (letteralmente “brodo primordiale”), la “creatura” che Sander Kobes ha recentemente fondato. Ho avuto la possibilità di incontrarlo, assaggiare le sue birre e farci due chiacchiere. Le bottiglie sono d’impatto e il marchio è ben studiato. Sicuramente è un birrificio che va visto proiettato nel futuro, perché ad oggi l’impianto di bollitura è da homebrewer evoluto (200 litri) e l’opificio si sviluppa più in volume che in superficie (la scala per salire alla salettaufficio mi ha ucciso). Solitamente di fronte a dimensioni simili e ad un marketing così aggressivo mi aspetto un prodotto poco incisivo. Non è questo il caso: ogni birra assaggiata ha lasciato il segno nella mia memoria. La produzione si articola in quattro famiglie: God is goed (Dio è buono), una linea di birre che guardano al mondo delle fermentazioni spontanee e miste; Saison, che ovviamente trae ispirazione dalle Saison belghe, ma con molte divagazioni sul tema (Black Saison, uso di spezie, brettanomyces e così via); Donker en diep (scuro e profondo), dove i malti tostati e torrefatti la fanno da padrone; Bruisend en Blond (spumante e Blond), una linea che occhieggia alle APA e IPA americane, con bella luppolatura e una carbonatazione che contraddistingue per altro tutta la produzione di Sander. La linea che più mi ha colpito è quella ispirata alle fermentazioni spontanee e miste del Belgio, in particolare la Petit La Rouge, una Flemish Red Ale di altissimo livello. Una splendida interpretazione dello stile, con la mano del birraio che anche qui impone il suo tocco: bilanciamento e morbidezza, pur senza togliere carattere alla birra. Viste le dimensioni del birrificio è impensabile lavorare con la fermentazione spontanea vera e propria, quindi si lavora con lieviti selvatici selezionati (se mi si perdona la contraddizione nei termini…): Brettanomyces e Lactobacillus, in piccole botti usate, in questo caso per un Solera. In generale, mi hanno colpito positivamente tutte le birre, le uniche a lasciarmi indifferente sono state le stout della famiglia Donker en diep, corrette ma prive di carattere. L’unica concessione al mercato olandese è la generosa gasatura che contraddistingue più o meno tutte le referenze, per tutto il resto Sander, 33 anni e le idee decisamente chiare, va per la sua strada cominciata nella cucina di casa, ora in un piccolo laboratorio nell’area artigianale di Nijmegen e, nel futuro, spero a breve, in un birrificio vero e proprio dove le quattro famiglie di Oersoep possano crescere e prosperare. In ogni caso un birrificio di cui presto sentiremo parlare.