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La birra in Argentina

Meno conosciuta in Europa, rispetto ad altre del continente latinoamericano, l’esperienza argentina è nondimeno arrivata a esprimere già due tipologie ufficialmente riconosciute come originali: la Dorada Pampeana e la Ipa Argenta. La prima è simile ad una Blonde Ale (5.5 gradi è il tetto alcolico e il lievito è un neutro inglese, statunitense o un Kölsch), ma senza possibilità di aggiungere frumento all’impasto: basata su solo malto Pils o Pale, con piccole quote di caramello, applica luppolo americano (di norma Cascade) onde ottenerne non più di 20-22 Ibu. La seconda (versione ispanica delle American Ipa) prevede una piattaforma di malto Pale, integrabile con del malto Caramello e fino al 15% di frumento, anche crudo; il tasso etilico può salire al 6.5%, le Ibu a 60 e le varietà di luppolo utilizzate sono nazionali: sia “oriunde” (gli Usa Cascade e Nugget, il tedesco Spalt, l’inglese Bullion o l’australiano Victoria), sia propriamente “indigene”, come il Mapuche, dall’amaro gentile e dall’aroma intonato all’ananas. Per il resto, le ispirazioni stilistiche sono molteplici: con tante stelle e strisce (Apa, Ipa e compagnia), ma anche tanta Europa e soprattutto Germania (Hell, Schwarz, Bock, Weizen). Quanto ai produttori (circa 212, con un bel po’ di industriale: come la Cerceveria Quilmes, di proprietà AB InBev), ecco alcuni dei piccoli più in vista: Antares (Mar del Plata), Araucana Cerveza Artesanal (El Bolson), Berlina (San Carlos de Bariloche), La Loggia (Olivos).