Baird Brewing Company

Bryan torna negli USA nel 1997, ma solo per acquisire gli strumenti tecnici e le conoscenze teoriche necessarie per impiantare una propria attività birraria in Giappone: lo fa iscrivendosi all’ American Brewers Guild di Davis, in California, e lavorando, in seguito, per un periodo come apprendista presso la Redhook Brewing. Finito questo periodo, Bryan fa il viaggio a ritroso, tornando in Giappone con 100.000 dollari raccolti da cinque investitori che credevano in lui e nel suo progetto birrario, e un piccolo impianto pilota da 30 lt. I soldi gli servirono per aprire la prima tap room di Numatzu e ad avviare il progetto del birrificio artigianale. Nel gennaio del 2001 il progetto prende definitivamente corpo e la produzione in proprio di birra comincia, guidata dal motto che da sempre caratterizza l’approccio di Bryan e Sayuri al modo di fare birra: “celebriamo la birra!” Autentica passione, quindi, ma anche grande ricerca dell’equilibrio produttivo, che non vuol essere però sinonimo di banalità; il tutto sintetizzato in una semplice ricetta, dalla quale si evince che equilibrio + complessità non possono che dare origine alla corretta caratterizzazione della birra. Attenzione quasi maniacale nei confronti di tutte le fasi della produzione, grande cura nella scelta delle materie prime per le loro dieci birre sempre reperibili durante l’anno e le sei stagionali, tutte prodotte in piccoli batch, per garantirne la qualità (tutte le label sono disegnate dall’artista giapponese Nishida Eiko). A queste birre sono da aggiungere innumerevoli altre produzioni “stagionali” od “occasionali”, moltissime delle quali, vista l’esito finale, sono da considerarsi in tutto e per tutto birre one shot. Il 2008 segna un significativo momento della sua seppur breve storia produttiva della Baird Brewing: Shhelton Brothers, noto commerciante internazionale di birra, comincia ad esportare negli USA i prodotti dell’americano trapiantato in Giappone. Un piccolo grande segnale per il piccolo/grande birrificio a conduzione familiare,che conferisce la giusta dose di orgoglio a questo piccola ma già molto significativa realtà produttiva della birra artigianale in Giappone.
