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L’altra Irlanda fra pinte e oceano

irlandaSono stato in Irlanda per la sesta volta, e come ogni volta è sembrata la prima. In questo piccolo paese bagnato dall’oceano le cose cambiano in fretta, come le foglie di un albero che mantiene le radici ben piantate a terra. Tradizione (il divorzio, ad esempio, è legale dal 1997!) e modernità, software company e pescatori, torbiere e comunicazione, musica e ovviamente birra.

E pure in questo campo ci sono state parecchie novità negli ultimi anni. L’egemonia assoluta della Guinness e delle sorelle minori Murhpy e Beamish inizia a scricchiolare, almeno nel cuore dei “beer lovers”, e un nuovo movimento sta finalmente alzando la testa. Dalla metà degli anni Novanta si affacciano sul mercato nuovi produttori, alcuni dei quali con tutte le carte (e le birre) in regola per far sentire la loro voce. Siamo nel paese dei 130 litri di birra procapite annui, dove oltre il 40% della popolazione ha meno di 25 anni e la “Tigre Celtica”, un po’ spelacchiata dalla crisi, corre ancora. Siete pronti amici birrovaghi? In questo numero vi porto in giro per pub e birrifici dell’Isola di Smeraldo, Sláinte!

home1Si parte da Sud Est, dalla Contea di Waterford, celebre per i suoi cristalli, e per la precisione da Dungarvan, piccolo borgo costiero adagiato in un golfo con tanto di castello. Qui nasce alcuni anni fa l’omonimo birrificio Dungarvan, decisamente una delle migliori realtà del nuovo movimento birrario irlandese. Tre le etichette prodotte, più alcune stagionali, tra cui spicca l’ottima Black Rock, stout da 4,3° alcolici succosa e complessa, dalla schiuma cremosa e il colore impenetrabile. Naso fascinoso di caffè e cioccolato, con note balsamiche ben integrate e una punta di anice. Fine ed elegante, il corpo è notevole per la tipologia, la beva calda e piena, il finale soddisfacente e gradevolmente luppolato. Ottima con ostriche, carni rosse e perfino in accompagnamento a dolci al cioccolato. Bene anche la rossa Copper Coast Red Ale da 4.3° alcolici: finalmente una red ale artigianale irlandese di grande equilibrio, ottima beva e assolutamente ben fatta, con belle note fruttate e caramellate. Discreto il finale, da abbinare con primi piatti non troppo sugosi o a ricette a base di pollo, agnello e maiale. Un filo più sottotono ma sempre interessante la luppolata e beverina Blonde Ale Helvick Gold, da 4,9°. Insomma, una batteria ristretta ma di tutto rispetto quella messa a punto dal Mastro Birraio Cormac O’Dwyer (37 anni) e dal socio ed amico Tom Dalton, poco più che trentenne.

Ireland-Cork-01

Da Dungarvan ci spostiamo a Cork, capitale gastronomica d’Irlanda che contende a Dublino, almeno simbolicamente, il primato di “capitale”, un po’ come Roma e Milano da noi per capirci. Qui, nei pressi della centralissima Grand Parade, si trova il celebre English Market, un mercato coperto dedicato ai produttori biologici dove è possibile scovare ogni sorta di prelibatezza, dalla verdura freschissima al pescato del giorno, dai crostacei ai formaggi a latte crudo, uno dei top di questa regione. Da provare assolutamente il Blue di Cashel (erborinato) e i formaggi di capra prodotti nei dintorni della città, oltre naturalmente alle creazioni dei caseifici di Kinsale. Ne vale la pena credetemi, anche perché il formaggio è stato protagonista da queste parti di una vera e propria guerra giudiziaria che dura da oltre un decennio a colpi di sentenze e decreti comunitari: in due parole l’Unione Europea ha contestato ai casari scarsa igiene e ha bloccato la produzione, poi fare marcia indietro.

8 degrees

Oggi, dopo Francia e Italia, l’Irlanda è probabilmente il paese dove si producono i migliori formaggi artigianali del Vecchio Continente, fantastici da gustare con molte tipologie di birra. Ma Cork è anche centro universitario e vivace dove non mancano pub e ristoranti degni di nota. Ottima la cucina de Les Gourmandises, in Cork Street (menù a partire da 20 euro), e assolutamente da non perdere le session di musica tradizionale al mitico An Bodhran pub in Oliver Plunkett Street, il mio preferito in città. A pochi chilometri da Cork, sul mare, si incontra Kinsale, con i suoi pub secolari (birre artigianali, anche alla spina, al Folkshouse) e i ristoranti dei grandi Chef che hanno guidato la rinascita culinaria del paese. Se amate il pesce siete nel posto giusto! Sempre nella Contea di Cork e più precisamente a Mitchelstown, si trova un altro interessante Birrificio, Eight Degreees, che reinterpreta in chiave moderna alcuni classici brassicoli made in Ireland. Ho assaggiato la Sunburnt Irish Red e direi che mi ha colpito per corpo, pulizia e bevibilità. Cinque gradi alcolici questa rossa intrigante e personale, colpo a segno per il Birraio Cam, che lavora su un impianto da 1.500 litri comprato un paio di anni fa dalla Carlow Brewery. Completano la gamma una Golden Ale, una Porter e alcune etichette stagionali a rotazione.

hookerLasciato il Sud il nostro itinerario ci porta a Galway, sulla costa oceanica. Città giovane, divertente e piena di vita, dove ha sede il birrificio Hooker, che ha costruito il suo successo a partire dal 2006 su di una piacevole Irish Pale Ale da 4,4 gradi alcolici floreale, biscottata, dal finale lievemente citrico. Avevo letto svariate recensioni su questa birra e sinceramente mi aspettavo di più dalla referenza simbolo di Roman Brennan e Aidan Murphy, anche perché a loro dire puntano tutto su identità e creatività, ma nel complesso non mi ha deluso. A Galway potete divertirvi anche con un sano Pub Crawl, dato che gli indirizzi dove trovare birre artigianali non mancano: il The Quais, bellissimo pub gotico con ottima musica live ogni sera; il King’s Head, due spine a pompa a rotazione dedicate ai birrifici locali (entrambi i pub sono in Hight Street); il The Oslo (località Salthill), vera birroteca con ristorazione. Per gli acquisti da asporto invece ampia selezione di artigianali irlandesi ed inglesi da Mc Cambridge’s, in Shop Street. Per i più pigri (in senso organizzativo) esiste perfino un crawl ufficiale con guida: partenza ogni giorno alle 18 davanti al Tourist Office, costo 15 euro e t-shirt come gadget finale. L’atmosfera in città è frizzante: come Dublino, Galway è letteralmente rinata a cavallo del millennio, ma se posso dare un modesto consiglio evitate il mese d’agosto, scoprirete un’umanità diversa. Se non potete invece fare a meno di viaggiare in piena estate fate un salto a Doolin, fermatevi una sera all’O’Connors Pub ad ascoltare le storie di lotta e di mare dei vecchi pescatori e le voci incredibili delle donne che cantano un’antica canzone, nel silenzio rapito che abbraccia tutti. La seconda metà di agosto, inoltre, qui si svolge l’Irish Craft Beer Festival, che riunisce i migliori birrifici della costa e non solo. E adesso un saluto all’oceano e alle mille stagioni in un giorno del suo cielo, prima di rimettersi in marcia verso l’interno, direzione Contea di Carlow. Se avete tempo fate una tappa a Kilkenny, evitando accuratamente di bere l’omonima birra: molto meglio godersi i giardini del Castello e bighellonare per im suoi “slip” (i tipici vicoli medievali del centro, che avevate capito!?).

Il prossimo birrificio si trova a Bagenalstown ed è uno dei primi artigianali nati nel paese, avendo aperto i battenti nel lontano 1996. L’idea viene alla famiglia O’Hara ed è vincente. La O’Hara Stout conquista un notevole mercato nel giro di un paio di anni e tutt’oggi mantiene un buon livello di qualità: una birra beverina priva di grande struttura ma ben bilanciata e di buona eleganza, sentori di liquirizia e caffè al naso, discreto il finale secco mediamente luppolato. Davvero interessante la Curim Gold, una blanche pulita e gustosa con note di pesca e banana da 4,3° alcolici, non male la Red, veramente buona la Celebration Stout da 6° alcolici, che sembra quasi una Imperial. Un poco sotto tono invece, a mio avviso, la Pale Ale.

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Satolli e soddisfatti possiamo ripartire. Sulla via che ci porterà verso Dublino attraversiamo la Contea di Kildare fino a Allenwood, dove incontriamo l’ultimo birrificio di questo nostro viaggio, il Trouble Brewing (ok, potevo scegliere un produttore con un nome migliore per concludere, ma che volete farci…). Aperto nel 2009 dal Birraio Thomas Prior, assieme a Stephen Clinch e Paul O’Connor produce ad oggi stabilmente due sole birre, più alcune Seasons. Una Dark Arts Porter da 4,4° alcolici, davvero niente male, e una interessante Ór Golden Ale da 4,3°. Mi hanno colpito soprattutto le note maltate e biscottate, con un lieve floreale in sottofondo e una decisa virata verso il “dolce” quando dopo alcuni minuti il naso viene attratto da sentori di caramella al miele gradevoli, ma un po’ troppo evidenti. Nel complesso una birra valida e tutt’altro che banale. Da provare.

E adesso, come disse qualcuno, “bevo l’ultimo sorso e ritorno alla stanza che da un po’ chiamo casa”, salutandovi con i versi di un grande classico irlandese come “Song for Ireland” a rinnovare l’istinto profondo del viaggio, quando un equilibrio inevitabilmente si rompe per costruirne uno nuovo, più avanti.

g

“Drinking all the day in old pubs
Where fiddlers love to play
Someone touched the bow,
He played a reel
It seemed so fine and gay
Stood on dingle beach
And cast in wild foam
we found atlantic bass
Living on your western shore,
Saw summer sunsets asked for more
I stood by your Atlantic sea
And sang a song for Ireland”

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Articolo tratto da Fermento Birra Magazine n. 5