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Il Levante ligure a piccoli sorsi

manarola

Sono legato alla Liguria da molti anni e per molte ragioni. Di viaggi, fatti a volte per forza altre volte amore, ne ricordo tanti e tutti inevitabilmente unici. Oggi voglio proporvi un pellegrinaggio birrario colorato con le tinte forti dell’estate a mezza via tra i monti e il mare, lungo la Riviera del Lavante ligure che, tanto per creare un po’ d’atmosfera, introduco con alcuni versi di Eugenio Montale: “bastano pochi stocchi d’erbaspada / penduli da un ciglione / sul delirio del mare / o due camelie pallide / nei giardini deserti / e un eucalipto biondo che si tuffi / tra sfrusci e pazzi voli nella luce” (Riviere). Detto questo, si parte!

Sono toscano quindi comincio da sud, da Sarzana per la precisione. Molti di voi la conosceranno, in ogni caso vi consiglio di farci un salto. Il centro storico è una specie di salottino ben curato con un’area pedonale piacevole e ricca di negozietti, ristoranti e qualche pub. Tra questi il Land Lord Pub in via Mascardi è probabilmente la sosta più sicura. Buona scelta di birre e una cucina superiore alla media della categoria (occhio al conto però).

Da Sarzana ci spostiamo nella vicina cittadina di La Spezia, patria del Birrificio del Golfo. Qui Stefano Tonarelli, mastro birrario e pratròn del birrificio che ha aperto i battenti nel lontano 2005, produce ben otto tipologie di birre, di stile prevalentemente anglosassone. Il suo preferito, come tiene a sottolineare. L’impianto è di tipo tradizionale inglese con vasche aperte e le referenze, tutte prodotte in alta fermentazione, sono disponibili sia in fusto che in bottiglia nel formato da mezzo litro. Devo dire che in occasione del mio ultimo assaggio ho trovato birre pulite e interessanti, con una nota di merito in particolare per tre etichette: la Summer Ale, una golden equilibrata e piacevole di facile beva, adatta alla calura estiva; la IPA, con i suoi 5,5°, schiuma densa e persistente, una bocca elegante di buona complessità, forse appena scarica; la gustosa e originale Scoth Ale da 7,2° impreziosita da note speziate, torbate e affumicate presenti al naso e coerenti al gusto. Bene anche la Weizen e la Strong Ale. Completano la gamma una Stout e la Castagnassa che, come è facile intuire dal nome, viene aromatizzata con le castagne e si inserisce a pieno titolo in quello che si avvia a diventare lo “stile italiano” per eccellenza, quello delle birre alla castagna per l’appunto.

luppolo cinque terreDopo la visita al birrificio è il momento di concedersi il tempo necessario per godersi il golfo di La Spezia e le sue perle. Lerici prima di tutto, con la sua rocca, le case colorate, il mare che qui risplende “come lo schiocco del sole in un campo di grano” e la confortevole civiltà di queste parti. È bello vagabondare per i carrugi del borgo magari ristorati da una porzione di focaccia ligure o da una cenetta di pesce in uno dei tanti ristorantini. Da provare ad esempio il Fagolo, oppure il Frantoio. In entrambi i casi cucina curata, chef giovani, buona atmosfera.

Una volta lasciato l’abitato di Lerici, appagati e satolli si prosegue alla volta di quel piccolo miracolo che sono le Cinque Terre. Il mio consiglio è di prendervi una giornata intera (almeno) e di rinunciare all’auto. Da Levanto si può infatti acquistare un biglietto giornaliero e spostarsi con il trenino costiero che tocca tutti i borghi. Decisamente comodo, oltre che assai più suggestivo.

Le Cinque Terre, piccoli bellissimi antichi borghi arroccati sulla scogliera che si getta nel mare, sono protette da un Parco Nazionale e rientrano tra i siti naturali patrimonio dell’umanità. Recentemente funestate dall’alluvione dello scorso autunno, mantengono un fascino unico, reso forse ancora più intenso dall’umana vulnerabilità. A volte pensiamo che il bello sia immutabile, che semplicemente esista, ma non è così. E questo in qualche misura lo rende più vicino a noi. I cinque paesi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare contano circa 5.000 abitanti, ma la cosa che stupisce è quanto l’uomo abbia forgiato questo territorio senza soverchiarlo. Le coltivazioni qui resistono da millenni aggrappate ai monti e sorrette dai ciàn, i muretti a secco, per quasi 7.000 km, più o meno come la Grande Muraglia cinese. Certo qui di birra artigianale non se ne trova molta, ma cosa volete farci, nessuno è perfetto, e a ben vedere la perfezione stanca.

Ristorati dal sonno dei giusti è il momento di rimettersi in cammino alla volta del secondo birrificio in agenda nel nostro itinerario. Si tratta di Birra Del Bracco (Azienda Agricola Bröa) a Moneglia, un birrificio dal cuore agricolo impegnato nella coltivazione di orzo e luppolo e animato dalla passione dei birrai Dario e Daniele. Birra Del Bracco nasce su un territorio difficile. Il termine Bracco deriva probabilmente da “Brac”, parola antica che significa “luogo aspro e desertico”. Tre le etichette della casa una weiss, una pils e una interessante bock sui 6° alcolici, dal gusto pieno e di buona struttura. Il formato delle bottiglie è per tutte da 0,66, mentre la scelta dei lieviti di fermentazione è duplice: di bassa quelli per pils e bock, di alta naturalmente per la weiss.


Da Moneglia si prosegue per circa 15 km verso Cavi di Lavagna, rimanendo in vista della costa. Se avete tempo fate una sosta a Sestri Levante, in ogni caso il tragitto è breve e dopo una mezz’ora di guida eccoci a destinazione: Birra di Leo. Anche se ad essere sinceri il termine “destinazione” è un tantino precario, vista la news dell’estate 2012: l’imminente trasferimento del Birrificio e relativo pub a Chiavari, in piazza Cademartori, dove il locale rimarrà aperto tutto l’anno. L’apertura avverrà probabilmente tra luglio e agosto, burocrazia permettendo. Ciò premesso, patròn e mastro birrario è Fabrizio Leo, professionista della birra specializzatosi a Berlino, consulente e dal 2008 alle prese con il suo valido birrificio (a tempo pieno da un paio di anni). Come si può immaginare gli stili e la filosofia di riferimento sono quelli tedeschi e la conferma arriva al primo assaggio delle sue birre. Il livello medio è di tutto rispetto, con punte di eccellenza, almeno stando ai miei ultimi assaggi, in particolare nella Tipo Köelsch (interpretazione dell’antico stile di Colonia), bilanciata e complessa senza mai essere invadente, anche considerando il suoi 4,5° e il basso IBU. Ottima anche la Dunkel Wiezen da 5,5°, fruttata e speziata, di buona persistenza e corpo adeguato. La gamma di etichette propone in tutto ben nove referenze: oltre alle due citate ci sono una pilsner, la sempre valida Lager Benedictus (e Benedictus Spezial) da 6,5°, piena e gustosa con note fruttate e di miele, una Maerzen, la Tipo Stout (ma non aspettatevi un irish style!), la Tipo Bock ed una birra di Natale. Se capitate in zona a prescindere dall’avvenuto trasferimento di Fabrizio e avete voglia di pub crawl concedetevi un’ultima birra a La Tana del Luppolo, pub gestito con competenza da Massimiliano (Mamo) Benelli, sempre a Cavi.

chiesa san frottuoso

Un momento… Ultima birra?! Ebbene sì. Come tutti i viaggi anche questo è arrivato al termine senza essere realmente concluso. Già, perché le tappe da fare, le persone da incontrare, i luoghi da scoprire sarebbero ancora molti. Eppure è un bene lasciarsi qualcosa alle spalle, decidere di non fare tutto subito, perché così abbiamo compiuto la nostra scelta. Presto o tardi dobbiamo tornare per proseguire, o ricominciare, il viaggio.

Articolo apparso sul nr 4 di Fermento Birra Magazine