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Guinness Storehouse: It’s always time for a Guinness

GuinnessStorehouse

Duecentocinquant’anni e non sentirli. La Guinness è uno dei simboli  d’Irlanda, un po’ come il trifoglio o i pixies, i folletti simpatici e dispettosi dai capelli rossi e il vestitino verde. E visitare Dublino senza una capatina al quartier generale della stout più famosa al mondo sarebbe come lasciare Roma senza aver visto il Colosseo o Parigi privandosi di un’arrampicata sulla torre Eiffel.

Un imponente edificio di mattoni rossi, il vecchio stabilimento di produzione costruito nel 1904, ospita oggi Il Guinness Storehouse, museo dagli sfondi decisamente scenografici tutto dedicato alla nera irlandese. Una delle mete più gettonate per chi capita da queste parti. Quindici euro, comprensivi di pinta di Guinness, il costo del biglietto, con cuffie alle orecchie che accompagnano il giro. Al centro la struttura si sviluppa verso l’alto, con scale e ascensori che salgono a vista per cinque piani, fino al bar panoramico posto in cima all’edificio, ricreando una sorta di super pinta.

Nella prima sala la presentazione di acqua, orzo, lievito, luppolo e del fondatore Arthur Guinness, considerato una sorta di quinto ingrediente, anticipa il percorso virtuale lungo le fasi della produzione. Diverse postazioni proiettano in penombra tostatura, masching, fermentazione e via dicendo, con un mastro birraio virtuale che dai monitor posizionati accanto a ciascuna tappa le racconta. Il percorso sbuca in un punto degustazione: alla spina la stout classica, spinata con due gasature differenti, e una nuova di ricetta uguale ma gradazione alcolica inferiore, 2,8 gradi anziché 4,2.

Sullo stesso piano anche uno spazio che ripercorre la storia dei trasporti e quella dei costruttori di barili, mestiere che a queste latitudini è stato per secoli particolarmente ricercato e motivo di grande prestigio. Salendo si passa attraverso le famosissime campagne pubblicitarie con tucano e pinguino firmate dall’artista inglese John Gilroy fra gli anni ’30 e ’60, i gadget d’epoca, gli spot televisivi, i bicchieri e gli oggetti d’ogni sorta griffati Guinness. Ci sono anche un ristorante e una postazione dov’è illustrata la corretta tecnica di spillatura, con possibilità di cimentarsi e tanto di certificato finale nel caso il risultato sia come deve.

L’ultima rampa di scala porta all’interno di quello che dovrebbe essere il cappello di schiuma della mega pinta: il “Gravity bar”, un bar con vetrata circolare che abbraccia a trecentosessantagradi la città e panoramica dei prodotti Guinness. E quale sfondo migliore per spendere finalmente il buono tenuto in tasca fino a quel momento? La visita allo Storehouse si conclude nello shop a piano terra, appena prima dell’uscita, che raccoglie l’intera gamma di oggettistica Guinness.

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La fisionomia da attrazione turistica dello Storehouse, come per certi versi è normale che sia, resta piuttosto marcata. Certo poter visitare il centro produttivo vero e proprio che sta dietro al museo, che si può solo intravedere da qualche finestra (sostando più di qualche secondo davanti a questi affacci i vetri si oscurano.. alla faccia dell’antispionaggio!!), avrebbe dato tutt’altre emozioni. Nonostante questo una visita alla casa madre della Guinness vale senza dubbio la pena.

GUINNESS STOREHOUSE
St James’s Gate 8, Dublino
Apertura: tutti i giorni dalle 9.30 alle 17
(fino alle 19 a luglio e agosto)
Tel: + 353 1 408 4800
Fax: + 353 1 408 4965
www.guinness-storehouse.com