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Che homebrewer sei? I differenti volti di un birraio casalingo!

Fino al 1995 fare birra in casa in Italia era illegale o, almeno, non regolamentato. In quell’anno fu promulgata una legge che permetteva di fare la birra in casa per scopi non commerciali e per il consumo in ambito domestico. A quel tempo birrifici artigianali in Italia praticamente non esistevano ma c’era qualche pioniere che si dilettava con latte di estratto di malto magari fatte arrivare oltre manica o addirittura con orzo vero proprio. Se negli anni 90 i birrai casalinghi si contavano sulle dita di una sola mano, già nei primi anni 2000 probabilmente erano almeno qualche centinaio. Oggi, in mancanza di cifre ufficiali che potrebbero essere restituiti solo da una sorta di censimento, potremmo stimare il numero degli HB in alcune migliaia. Essendo anche io un HB ed avendone conosciuti tanti in questi anni, mi sono reso conto che esistono diverse tipologie di birraio casalingo. L’homebrewing è un hobby molto variegato che enfatizza le attitudini e le peculiarità delle persone che lo praticano. Col sorriso sulle labbra vediamone alcune!

Il veterano
L’homebrewers veterano italiano fa birra da prima della fondazione di qualsiasi birrificio. Teneva in braccio Teo Musso da bambino, gli ha insegnato il mestiere, e metà dei birrai oggi operanti sono in un modo o nell’altro suoi allievi. Narra storie di quando ragazzo produceva le prime birre fermentando insieme patate, legna da ardere e pannocchie di mais.

Il preciso/ossessivo compulsivo
L’homebrewing è un hobby che richiede una certa dose di precisione ed accuratezza. Ci sono parametri stilistici all’interno dei quali bisogna rientrare, bisogna avere strumenti ben tarati per effettuare misurazioni accurate e servono materie prima di qualità. Se ciò è vero, è anche vero che “Relax. Don’t worry and have a homebrew” come direbbe Charlie Papazian. Ci sono alcuni HB, soprattutto quelli con una cultura di stampo scientifico (in primis chimici, biologi, ingegneri) che prendono eccessivamente sul serio alcune dinamiche. Ammetto che in occasione delle prime cotte avevo trasformato il salotto di casa in una camera sterile e guai a chi entrava o solo respirava in casa. Non scherzo nel dire che vestivo il camice che usavo in laboratorio in quel periodo, avevo persino la mascherina quando facevo i travasi, cuffia sui capelli e guanti che arrivavano ai gomiti. Con un po’ di intelligenza si può guarire.

Il tecnologico
L’attrezzatura per fare birra in casa può essere allestita spendendo 50/100 euro se ci si accontenta di utilizzare quello che si trova in casa. Ad esempio si può tranquillamente rubare l’attrezzatura della nonna per fare la passata di pomodoro. Ma se si desidera un controllo spasmodico del processo abbinato ad una automazione e qualità dei materiali, i costi possono lievitare anche a diverse migliaia di euro. Esistono HB (tipicamente ingegneri) che sono in grado di autocostruirsi impianti totalmente automatizzati e controllabili da remoto che impressionerebbero pure McGiver. Ho visto uomini gestire l’impianto da remoto col proprio cellulare, controllare le temperature di fermentazione a chilometri di distanza, autocostruirsi una malteria casalinga. Da parte mia solo tanto rispetto! Una precisazione: chi ricade in questa categoria molto spesso ricade anche in quella precedente!

Quello che: se non uso una carriola di luppolo in dry hopping non la chiamo nemmeno birra!
(Categoria autoesplicativa)

Il novizio
Fa birra col kit di estratto luppolato regalato dalla fidanzata al compleanno. È l’incubo dell’HB esperto. Normalmente l’HB esperto nemmeno parla con lui per non perdere quello status sociale che ha acquisito negli anni ma soprattutto per non essere inondato da uno tsunami di domande.

Il fantasista
Cadono in questa categoria quelli che producono esclusivamente birre che non si attengono mai ad uno stile definito, usando sempre ingredienti inconsueti. In quanto ad estro produttivo non sono secondi a nessuno e Omnipollo è il loro birrificio “guida”. Una pils? Banale! Solo un malto e non ci metti nemmeno un po’ di lattosio!? Questa categoria spazia da chi fa solo birre con svariate tipologie di frutta a chi “se non ha almeno vaniglia, caffè, marshmallow, neanche accendo il fornellone”. Per questi ultimi il malto è considerato un ingrediente extra, se c’è tanto meglio ma non deve smorzare il sapore di frappuccino al caramello salato della birra.

Il seriale
Contrariamente all’HB della categoria precedente, il birraio seriale produce 2-3 tipi di birre (sempre le stesse). Non produce una nuova birra fino a quando non è contento al 100% della messa a punto della birra che sta producendo in quel periodo. Il risultato è una gamma di birre pressoché identiche le une alle altre e che differiscono per 100 grammi in più o in meno di malto o per un ammostamento condotto a 66 gradi invece che 65. Sono perfezionisti. Affrontano i problemi nella vita uno alla volta con i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono.