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Budweiser: un nome storico, una contesa infinita

La conferenza stampa che ha seguito la 35esima riunione dell’European Beer Consumers Union (Associazione Europea dei consumatori di birra), tenutasi a Praga lo scorso 14 maggio, è stata un vero successo. Il pubblico era più del previsto, con una dozzina di testate presenti che hanno garantito una buona copertura. Peccato solo che i media non abbiano prestato molta attenzione al EBCU o all’incontro stesso, ma si siano concentrati sulle poche parole che ho detto in merito all’intenzione della repubblica Ceca di vendere parte delle azioni del birrificio Budvar.

Budvar, abbreviazione di Budejovicky Pivovar, che come di sicuro già sapete è la casa produttrice dell’originale Budweiser Ceco. Per quasi cento anni il birrificio è stato intrappolato in una sorta di guerriglia legale a livello mondiale con Anheuser-Busch (USA) per i diritti del marchio Budweiser. Gli ultimi 18 sono stati particolarmente intensi, e la lotta non finirà a breve.

Ma, in fin dei conti, essendo un appassionato di birra lontano dalle questioni legali, ciò che più mi sta a cuore è quello che verso nel mio bicchiere. Ed io preferisco da sempre l’equilibrata, floreale e luppolata Budweiser ceca alla sua secca, leggera e acquosa omonima americana.

Se Budvar produce ancora birra eccellente, in parte è perché seguita ad essere nelle mani dello Stato Ceco. Birrifici cechi come Pilsner Urquell e Staropramen, ceduti a multinazionali dopo la fine del regime comunista, hanno subito delle riduzioni drastiche nella qualità della birra, vittime dei sistemi più “efficaci” condotti in nome di utili in tempi brevi per investitori e proprietari di azioni.

D’altro canto, un patrimonio statale come Budvar è gestito puntando sulla crescita in tempi lunghi, avendo minore necessità di generare ricavi immediati. Questo vuol dire che, in pratica, il suo scopo è di mantenere un seguito locale forte, che significa non mettere in pericolo l’immagine del marchio modificando la birra. E si vede. Le birre di Budvar tendono a richiamare l’attenzione della gente, come fanno quelle prodotte dal più piccolo birraio Primàtor, anch’esso proprietà dello Stato.

La liquidazione di Budvar, totale o parziale, porterebbe sicuramente Anheuser-Busch a tentare di acquistare la maggior parte delle azioni del birrificio, ponendo fine una volta per tutte alla controversia sul marchio di fabbrica. Pace alla fine, ma se Budvar dovesse andare nella stessa direzione di Staropramen e Pilsner Urquell, sarebbe un disastro ai fini della qualità del prodotto.

Ma la questione dei birrifici di proprietà dello Stato, uno strascico dei tempi comunisti, è di per se un male che deve essere represso? Beh, non necessariamente. In Germania ci sono almeno due birrifici posseduti dallo Stato in zone del paese che non sono mai state soggette al regime comunista. Dei due, quello più conosciuto è sicuramente Weihenstephan, parte dell’Università Tecnica di Monaco e quindi in mani pubbliche. Le sue birre sono generalmente considerate modelli dello stile bavarese e non solo perché la maggior parte dei birrai locali hanno studiato lì. Sì, è vero, quelle birre sono eccezionali, non solo le Hefeweizens, ma anche la loro gamma di Lagers: Helles, Dunkles, Doppelbock, sono tutte di una qualità costantemente alta, gustose, piacevoli, equilibrate…magnifiche.

L’altro birrificio, Rothaus, o anche Badische Staatsbrauerei Rothaus per chiamarlo con il suo nome intero, nascosto nella Foresta Nera vicino al confine con la Svizzera, è nelle mani dello Stato dal 1806, anno in cui il Gran Duca di Baden confiscò i beni della Chiesa a vantaggio del ducato. E’ quindi da escludere in questo caso qualsiasi influenza marxista. Rothaus è ancora statale, proprietà della provincia di Baden-Würtemberg e del suo Ministero delle Finanze. Molte voci ne hanno già richiesto la privatizzazione, ma è sempre stata fermata perché la gente del posto è ancora legata alla sua birra. Rothaus Märzen Export e Hefeweizen sono infatti birre molto fini, e la Pilsner, specialmente alla spina non pastorizzata, è una delle migliori pilsners in Germania: floreale, quasi mielosa, ben luppolata, con una persistenza che finisce fresca e amara….e costa così poco!

Ogni qual volta si sentono voci che chiedono la privatizzazione dei birrifici pubblici iniziano litigi ridicoli, come per esempio quello sull’immoralità di uno Stato che vende una sostanza, l’alcool, dannosa per la salute. E questo è un problema. Rothaus, Weihenstephan, Primàtor e Budvar sono un’eredità delle rispettive comunità locali, parte vivente, gustosa e piacevole della loro storia e cultura. Proprio come i castelli o le riserve naturali devono essere protetti da mani avare, per garantire che i consumatori locali possano continuare ad avere buona birra a prezzi abbordabili, al pari dei “cacciatori di birra” di passaggio che, in pochi secondi, possono rinfrescare il loro palato troppo spesso abituato a birra di bassa qualità.

Se capita anche a te di essere un cacciatore di birra, fai quello che puoi, cercando questi prodotti. Se sei un vero appassionato è anche la tua eredità!