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A caccia di Gose tra Lipsia e dintorni

“La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. “Cosa intende dire Johann?” chiese la ragazza che lo ascoltava un po’ perplessa in piedi accanto al tavolo della grande birreria di Lipsia dove lavorava. “Che scrivere musica mi fa stare bene. Semplicemente questo. E che non posso scrivere per tutti”. “Io non capisco, la musica si suona nei teatri, ai concerti. Se la gente che la ascolta non la capisce a che cosa serve? Voi scrivete musica strana signor Bach”. L’uomo, la guardò. Ci pensò su un attimo e poi trasse un lungo sorso dal boccale che aveva davanti. Un sorso sapido, quasi salato, come il suo umore in quel preciso momento. “Vedete, Siglinde. Non ho detto che faccio musica per non farmi capire, al contrario. Sarei felicissimo se tutta la gente di Sassonia, venisse ai miei concerti. Io cerco di mettere assieme mondi diversi. L’idea concertante di Vivaldi, lo stile tedesco di Pachelbel o Buxtehude e qualcosa di altro, che viene a farsi strada dentro di me solo mentre scrivo. Io suono le note così come sono sul pentagramma, ma è Dio che fa la musica. E poi non posso sempre fare musica che piace a tutti, togliere, semplificare, cercare il boato della sala. Per quello ci sono già Telemann e Händel. Andate ai loro concerti, ve ne prego”. Sottolineo l’ultima frase con un gesto della mano, forse un tantino melodrammatico. Poi sorrise tra sé. Anche perché loro i miei spartiti non li saprebbero leggere. Non hanno ancora capito che tutti gli strumenti sono facili da suonare. Tutto sta nel premere il tasto giusto al momento giusto e lo strumento suonerà da solo. “Signor Bach, va tutto bene?” Si riscosse dai suoi pensieri, come se si fosse appena svegliato da un sogno ad occhi aperti. “Come? Oh, si certo. Tutto bene, grazie”. Un istante dopo i suoi occhi caddero sul bicchiere tristemente vuoto davanti a lui. “Portatemi un’altra Gose, per favore, Siglinde. E del pane. Si, ho voglia di mangiare del pane”. La giovane fece un cenno col capo e si allontanò, sempre più perplessa.

Ho scelto di iniziare il nostro viaggio con questo breve raccontino, totalmente inventato che ha come protagonista il celebre musicista Johann Sebastian Bach. Ovviamente non l’ho scelto a caso. Bach, infatti, morì a Lipsia nel 1750 e visse in Sassonia gran parte della sua vita. Ci sono ottime probabilità che quanto immaginato sia realmente accaduto, anche se pare che il nostro andasse matto per il caffè. Un avvertimento: non aspettatevi di capire questa umanità semplicemente sfiorandola, rimarrete deluso. Bisogna entrare in punta di piedi, ascoltare ed osservare, per rendere un viaggio in Sassonia l’esperienza incredibile che merita. Ma presentarsi come viaggiatori e non come comparse distratte, non è semplice. Soprattutto qui. Se non ci siete stati di persona, provate a immaginarvela. Diversissima dalla Baviera da cartolina, da quella certa giovialità propria della Franconia e persino dal giovanilismo un po’ celato dietro ai libri dell’Università di Tubinga. La Sassonia è un’altra cosa e non è per tutti. In questo viaggio, come è ormai ampiamente chiarito, vi porto a Lipsia e a Golsar, per incontrarne storia, umanità e naturalmente birra. A cominciare da uno stile che mi ha affascinato sin dal primo sorso, la Gose. Una birra che peraltro sta scoprendo oggi una seconda giovinezza proprio a casa nostra, in Italia. Proverò ad accompagnarvi in viaggio, tracciando un itinerario ad anello che si basa sull’utilizzo di un mezzo di trasporto che non consiglio molto spesso, ma che in questo caso è perfetto: il treno.

Lipsia è facilmente raggiungibile sia da Berlino (un’ora circa) che da Monaco di Baviera (3 ore circa) e utilizzando il treno possiamo immergersi fin da subito nel locale universo birrario. Naturalmente andiamo a caccia di Gose, che proprio in questa millenaria città hanno raggiunto il proprio acme produttivo e di consumo. Iniziamo la visita della città. Prima tappa obbligata è il Gasthaus & Gosebrauerei Bayerischer Bahnhof, che si trova proprio nella stazione ferroviaria. Qui vengono servite un’ottima Pilsner, la Schaffner, la Weizen Kuppler e una pastosa Dunkel, la Heizer. Ovviamente non mancano le Gose, in versione un poco ingentilita ma assolutamente godibile. Recentemente si sono dati anche ad alcuni esperimenti, come la Gose-Bock da 6,8° alc. e la Goseator, da 10,° alc., fatta invecchiare in botti di tequila. Se avete fame, provate l’oca alla birra, davvero niente male. Il tutto in un’atmosfera urbana, fatta di grandi finestre, travi in acciaio, tini di rame e molto rumore. Una volta ristorati, mettiamo il naso fuori dalla stazione e dedichiamoci ad un bel trekking metropolitano. Lipsia si visita tranquillamente a piedi, tutte le principali attrazioni si trovano nel centro storico o comunque nei paraggi. Ed è ben servita dai mezzi pubblici. Cartine e depliant di ogni sorta sono disponibili all’ottimo Ufficio del Turismo che si trova in Katharinenstraße 8, tra il Museo delle Belle Arti, un imponente edificio di vetro, e la Piazza del mercato. Nell’area più antica di Lipsia, ci sono numerosi siti di grande interesse, come la chiesa di San Nicola (Nikolaikirche), quella di San Tommaso “Thomaskirche” – fate un salto al vicino Bachstübl, tra i migliori pub della città, anche per bere Gose – la Piazza del mercato e i Leipziger Passagen, una zona nascosta della città vecchia, in passato destinata agli affari tra commercianti e cittadini, oggi nota soprattutto per lo shopping. Basta una giornata per farsi un’idea abbastanza precisa di tutto. Come dicevo qui i mezzi funzionano e in una decina di minuti di tram o metropolitana di superficie (linee S1, S4, S11 o il tram nr. 15), in direzione Leipzig Stötterizt, si raggiunge l’imponente Monumento alla Battaglia delle Nazioni. Inaugurato nel 1913 e alto ben 91 metri, celebra la battaglia che ebbe luogo nel 1813 tra l’esercito di Napoleone e l’esercito della coalizione di stati europei. Una cosina sobria insomma. Se invece siete appassionati del buon Bach, di cui abbiamo parlato in apertura, sappiate che i suoi 27 anni di vita e lavoro a Lipsia hanno lasciato un segno profondo e se volete, potete farvi una cultura visitando l’interessante Bach Museum, in Thomaskirchhof 15/16. Ma dopo tanta cultura è il momento di concentrarci su un corroborante pub crawling! Oltre ai locali già citati, ve ne consiglio altri due particolarmente apprezzati dai veri beerlover: lo storico Ohne Bedenken, in Menckestraße 5, dove potrete gustare la tradizionale Dollnitz Ritterguts e il simpatico Sinfonie, in Gottschedstraße 15.

Ma la vita notturna a Lipsia offre molte altre opportunità. Qui la chiamano “Barfußgässchen” ed è concentrata, come tutto il resto dopotutto, nella parte più antica della città, circondata da edifici rinascimentali e barocchi. I giovani virgulti locali usano il termine “Drallewatsch” per descrivere questa area urbana, che in sassone antico significa “fare esperienze” o “andare a ballare”. Sempre restando in zona, ma spostandosi ad ovest non lontano dalla Chiesa di S. Tommaso, si arriva nel paradiso dei bar, nei dintorni della Gottschedstraße, dove ha sede il cosiddetto “Schauspielviertel”, il quartiere degli attori chiamato così in onore dello scrittore Johann Christoph Gottsched. Qui grazie al teatro Leipziger Schauspiel, i locali sono rapidamente diventati un punto di incontro quotidiano per i rampolli ben vestiti. I locali all’aperto, alcuni dei quali con vista sulla Chiesa di S. Tommaso, che come avrete intuito è un po’ il fulcro della città, sono la meta ideale, in particolare durante la bella stagione. Se ad attrarvi di più però è l’offerta gastronomica, allora la via da battere è la Münzgasse, che conduce verso sud per circa 2 km e collega la centrale “Drallewatsch” al KarLi, quartiere nel distretto sud. La via è rinomata per la qualità dei suoi ristoranti, molto piacevoli soprattutto nei mesi estivi. Lipsia è una città ricca di fascino e tutt’altro che vetusta. Anche se dietro alla patina di voci e colori il carattere un po’ restio della popolazione resiste, ne rimarrete colpiti, come è capitato a me. I Pub degni di questo nome, dove trovare birre di alta qualità non sono moltissimi, e l’unico birrificio di rilievo è il Bayerischer Bahnhof, ma a ben vedere sono più che sufficienti per vivere un’esperienza ricca di profumi e sapori insoliti.

Per visitare gli atri tre birrifici che producono Gose in Sassonia, bisogna spostarci innanzitutto a Goslar, nella bassa Sassonia, ma facilmente raggiungibile in treno. La visita merita sicuramente, anche mantenendo la base a Lipsia da cui dista circa duecento chilometri. Goslar è una cittadina antica, le prime evidenze storiche ci portano fino al terzo secolo dopo Cristo, grazie alla colonia romana. A vocazione soprattutto mineraria è la patria della birra “salata”, grazie alla salgemma presente nell’acqua del fiume da cui si attingeva per produrre questo particolare stile birrario. È stato anche l’unico Comune a bloccare la produzione della Gose nell’ottocento, quando divennero molto richieste a Lipsia, per frenare il calo di profitti dei produttori locali, dirottati poi su tipologie più richieste e quindi più redditizie. Qui oggi si trovano due birrifici. Il primo è la Brauhaus Goslar, che produce principalmente la Helle Gose, la Dunkle Gose, e la Rammelsberger Pils. Venite pure affamati, il ristorante annesso al birrificio saprà soddisfarvi. Il secondo è la Brauerei Junge, fondata nel 2008. in realtà esiste un terzo piccolissimo produttore aperto di recente a Goslar, la Silbermine-Goslar, che intende però concentrarsi sulle birre di ispirazione bavarese.

Concludiamo la carrellata dei produttori con la Brauhaus Hartmannsdorf, brand che produce, tra moltissime altre, anche la Goedecke Döllnitzer Ritterguts Gose, ed è per questo che ve ne parlo. Aver donato nuova vita a un simile marchio è stato un gesto davvero notevole. Si trova ad Hartmannsdorf, un piccolo comune della Sassonia centrale. Borgo pittoresco con circa 4.000 anime e tanto freddo in inverno. Ma la Sassonia non finisce qui. A Plauen, nella regione del Vogtland, ed esempio esiste il “Bier-Elektrische”, un tram degli anni sessanta trasformato in birreria e diventato ormai un’icona. Porta fino a venti persone in un divertente viaggio turistico per la città, mentre un rubicondo barman spilla e serve boccali di birra! Pensate, è possibile affittarlo anche per eventi privati. Se invece siete in cerca di cibo in un contesto bucolico, tenetevi un giorno per scoprire l’Alta Lusazia, dove si trova il villaggio di Obercunnersdorf. Assai rinomato per i suoi piatti tipici, come il leggerissimo gulasch di birra con gnocchi dell’osteria Beckenbergbaude Eibau, da abbinare a un bicchiere di Eibauer Schwarzbier, birra scura prodotta nella vicina città di Eibau. Rigenerante. Ma di cotanta sostanza parleremo di nuovo, più avanti. Di storie da raccontare su questa strana, affascinante regione, ce ne sono molte, dopotutto.