Cosa c’entra uno Yak, simpatico mammifero dal lungo pelo, con la birra vi starete chiedendo. Lo spunto ce lo offre Maurizio Maestrelli che, come ricorda nella sua rubrica, quattro anni fa si domandava perché ad un evento come il Salone del Gusto dedicato alle eccellenze da salvaguardare, convivessero prodotti artigianali introvabili, come il formaggio realizzato appunto con il latte di questo particolare bovino tibetano, e realtà industriali.
Industriale e artigianale, due etichette che, vocabolario alla mano, indicano modi di produzione differenti per quantità, grado di incidenza del lavoro umano e, quindi, caratteristiche del prodotto finale. E la qualità? Oggi, soprattutto nel mondo dell’enogastronomia, è sufficiente presentare un prodotto come artigianale, ormai sinonimo di eccellenza e unicità, per suscitare apprezzamenti. Se ne sono accorti anche i grandi gruppi birrari, che non hanno esitato a battezzare alcune loro birre come "crude" utilizzando un gergo caratteristico proprio del mondo artigianale, lasciando intuire un’assenza di processi di stabilizzazione che, pur attenuati in certi casi, necessariamente permangono. Sul fronte artigianale l’onda del successo ha avuto il merito di farci conoscere una realtà a noi italiani prima sconosciuta, prodotti che hanno messo in crisi il nostro concetto di birra. Certo che il boom dei piccoli birrifici ha portato alla nascita del birraio "last minute", quello che si alza la mattina e comincia a produrre birra senza un minimo bagaglio tecnico-culturale, con risultati che rischiano di nuocere all’intera categoria.
In una situazione caotica di questo tipo al consumatore inesperto e confuso consigliamo di addentrarsi in questo affascinante mondo semplicemente affidandosi ai propri sensi. Naturalmente bisogna essere curiosi, assaggiare nuove birre, condividere le proprie esperienze e migliorarsi seguendo ad esempio dei corsi specifici. Internet in questo senso ci aiuta molto, anche per l’acquisto on-line di prodotti altrimenti difficilmente reperibili. E poi ci sono le guide. Proprio in questi giorni è stata presentata la prima guida di Slow Food dedicata alle birre italiane, che ha avuto il merito – pur con tutte le difficoltà di chi inizia – di realizzare un volume che presenta i microbirrifici italiani e, soprattutto, ne valuta i prodotti con schede e punteggi.
Sommario del mese
(cliccare sull’immagine per visualizzare l’articolo)





.jpg)

.jpg)

.jpg)

