• A caccia di birre?
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  • Fermento Birra

    Il primo web magazine dedicato alla birra di qualità
    Spillatura n.7 - Marzo/aprile 2008

    Zyhtos Bier Festival

    di Alberto Laschi

     

    1. Paese in festa o festa di paese?
    Fiandre Orientali, regione del Waasland, Sint Niklaas, 70.000 persone e un record: la grand place più grande di tutto il Belgio. Da Wikipedia: “Eventi: Il primo weekend di settembre Sint-Niklaas è sede del festival internazionale delle mongolfiere (Vredesfeesten). L’ultima settimana dell’anno la città ospita il Flanders Volley Gala, un torneo internazionale di volley” . Dello Zythos non vi è traccia. Partendo dall’Italia per raggiungere questa mitica città, sede del Santo Graal brassicolo, uno si aspetta di arrivare in un posto agghindato a festa per l’occasione, con dovizia di indicazioni e ricchezza di eventi collaterali. E invece: zero pubblicità, zero indicazioni, zero eventi collaterali. Sint Niklaas gira come al solito, con i negozi che al sabato chiudono alle 18 (!) e la domenica nemmeno aprono, in una congiuntura meteorologica, per di più, tutt’altro che favorevole. Uno s’immagina (sempre con la mentalità italiota) di arrivare e trovare un paese in festa, e di potersi/doversi calare (più o meno volentieri) in un clima da sagra paesana, allegra e spensierata; meno male che sapevamo già dove andare, perché l’unico indizio/segnale esteriore che faceva intuire la presenza dello ZBF era una misera lavagnetta montata su di un treppiede e posta sul marciapiede antistante la porta d’ingresso del palazzetto, sede dello ZBF, sulla quale erano tracciate, con un comune gessetto, l’avviso dell’evento e la direzione (una semplice freccia) da prendersi. E qui ti viene da pensare: “o sono enormemente presuntuosi, o sanno che il tam tam internettiano è infallibile”. La seconda.

     

    2. Kermesse?
    Definizione del termine kermesse dal vocabolario della lingua italiana Zanichelli on-line: “Festa popolare, sagra, fiera; estens. manifestazione collettiva allegra e rumorosa”. Lo Zythos non è questo: non è la sagra dell’abbacchio romano (con tutto il rispetto per l’abbacchio) o la fiera del lardo di Colonnata (idem come sopra). Lo definirei un appuntamento di riguardo fra persone che condividono un medesimo interesse con l’identica passione. Non siamo in chiesa, non è certo come assistere a un rito o funzione religiosa, ma lo Zythos è un luogo di tradizioni. E ci si deve andare nella giusta maniera: alcuni agghindati con la “divisa” della confraternita birraria d’appartenenza, i più in normali abiti “civili”, moltissimi muniti di libretto della manifestazione, fogli e biro per prendere rigorosi appunti su ciò che si è assaggiato e su cosa manca ancora da assaggiare. E non mancano le tavolate attrezzatissime di quelle compagnie di appassionati ormai habitué di tali manifestazioni: si riconoscono dallo sguardo sempre vispo e attento al contesto (nonostante le birre ingurgitate), il perfetto aplomb, la quantità di depliant/sottobicchieri/gadget accaparrati nei vari stands, i generi di conforto necessari disposti a raggiera sui tavoli. Visti anche giocare a carte, portate rigorosamente da casa, con i gettoni da degustazione usati come fishes. Ma quelli che più di tutti colpiscono sono gli anziani, numerosi e organizzati (viaggiano quasi sempre a coppia o in piccoli gruppi): si aggirano tranquilli, con il bravo bicchierino in mano, sguardo sereno e abbastanza distaccato, quasi come se fossero  a far visita a parenti, che, mirabile dictu, si ha anche piacere di vedere ogni tanto. Gente alticcia o caciarona in giro? Zero, il primo che si azzarda a fare il simpatico è subito avvicinato dal servizio d’ordine, fatto rigorosamente da volontari/appassionati, efficientissimo,  come quello della CGIL.

     

    3. Evento?
    Quella di quest’anno è la quinta edizione dello ZBF, quindi più che evento lo si può tranquillamente definire come un appuntamento ormai storico, quasi irrinunciabile, nel panorama dei festival brassicoli europei. Poi i belgi (i mastri birrai belgi) ti vengono a dire che non ne possono più, che in Belgio si fa un festival, kermesse, fiera strapaesana a base di birra ogni fine settimana e che quindi uno deve scegliere dove andare bla, bla, bla: ma intanto sono qui. Di fatto  lo ZBF è una vetrina quasi irrinunciabile per chi vuol stare in un certo modo all’interno del mondo produttivo della birra belga. Il che non vuol dire che in queste occasioni, seppure importanti, ci sono tutti quelli che contano o tutti quelli che ci dovrebbero stare. Quest’anno erano presenti 56 stands, per altrettanti produttori (funziona ad inviti: lo Zythos spedisce l’invito a tutti, poi ognuno è libero di aderire), ma se tantissime erano le presenze significative, anche molte assenze si sono fatte notare. Non c’erano gli Strujse, non c’era Kerkom, non c’era Duvel Moortgat – Achouffe, non c’erano Cazeau, Den Hopperd, Binchoise, Du bocq, Fantome. Non ho sottomano la lista dei presenti delle edizioni precedenti, e quindi non so se il trend delle presenze è positivo o negativo. L’impressione, mia personale, è stata che le presenze maggiori si siano registrate fra i produttori medio-grandi, le assenze più numerose invece si siano rilevate fra le fila dei produttori più piccoli.

     

    4. Chi fa cosa: Zythos ex OBP
    L’ “Objectieve Bier proevers”  (Objectieve beer tasters), meglio conosciuta con la sigla OBP, è stata una delle prime, e forse la più importante, organizzazioni belghe di consumatori-assaggiatori di birra; attiva fino al 2002, nel dicembre di quello stesso anno venne di fatto “liquidata”. Peter Crombecq, uno dei maggiori conoscitori delle birre del Benelux, nel febbraio del 2003 annunciò pubblicamente che una nuova forma associativa, chiamata Zythos prendeva il posto della OBP, sia nel ruolo di coordinatrice della “confederazione” delle associazioni di consumatori-degustatori belgi (come la O.B.E.R., la HOP, la DOB e via di seguito), sia nel ruolo di organizzatrice di eventi (l’OBP, per esempio, era stato l’organizzatore dell’Antwerp 24 Hour Festival). E dal marzo del 2004 lo Zythos dà vita allo ZBF (Zythos Beer Festival), con sede a St. Niklaas. Perché il nome “Zythos”? E’ il termine elelnico con cui i greci identificavano la birra, nome mutuato dagli egiziani, che chiamavano la loro birra zythum.

     

    5. Trasparenza e Metodo
    Lezione imparata da questa esperienza: ci vuole metodo e trasparenza, oltre che una organizzazione logistica efficiente (e a St. Niklaas è stata impeccabile, almeno dalla parte del fruitore; non so se i mastri birrai hanno avuto qualche motivo per lamentarsi) e spazi adeguati. Appena arrivati, dopo aver fatto la solita trafila del bicchiere + gettone, ciascuno poteva dotarsi (gratuitamente) dell’efficacissimo “book” del festival, un vero e proprio vademecum, con nome, provenienza, indirizzo internet e birre portate a St. Niklaas di ciascuna delle brouwerij presenti, con tanto di abbozzo di scheda degustativa di quasi tutte le birre “dichiarate presenti” all’organizzazione. Nella seconda parte del libretto, ogni birra viene elencata per tipologia, colore e modalità di “somministrazione” (in vetro / alla spina), brouwerij e stand. Ora, noi in Italia forse siamo abituati a numeri più piccoli, e quindi non sentiamo più di tanto il bisogno di dar vita ad un progetto del genere; ma con 56 birrifici e un numero di birre intorno a 200 non solo il pensare di fare una guida, ma soprattutto il farla con criterio e razionalità mi sembra veramente una gran cosa, e un segno di rispetto per il santo bevitore.

     

    Trasparenza: tutti quei birrifici che fanno produrre o producono le proprie birre in un altro birrificio recavano, sempre sul book del festival, stampata in chiaro la dicitura “beerfirm” accanto al proprio nome, con specificato anche il nome del birrificio produttore finale. Ora “beerfirm” non è una parolaccia, e non è una definizione disonorevole. I motivi per i quali un qualsiasi birrificio è costretto a ricorrere agli impianti produttivi di un altro sono molti, e spesso più che seri. L’importante è che tutti lo sappiano, e in Belgio la lista dei birrifici beerfirm è tranquillamente pubblica, e chi vuol sapere, sa, perché lo può fare. A St. Niklaas tutti hanno capito che la De Proefbrouwerij pur non avendo un proprio stand e proprie birre era il birrificio più presente in sala …..

     

    6. Quantità, qualità.
    Ormai quasi tutti i blog del mondo birrofilo  si sono sbizzarriti nello sfornare report sulla manifestazione, spernacchiando quella o quell’altra birra e incensando sull’altare di St. Arnoldo la birra perfetta. E ciascuno, a Dio piacendo, e per fortuna (dico io), ha il diritto di poterlo fare e gli strumenti (così dicono loro) per poterlo fare. A St. Niklaas c’era tanta roba: anche standoci (come me) un paio di giorni, e cercando di assaggiare il più possibile con metodo “scientifico” (poco di tutte) il palato e il serbatoio raggiungono a un certo punto il limite fisiologico e il punto di non ritorno. E sei costretto a dire basta. Quindi ti rimane il dubbio di non aver fatto in tempo ad assaggiare questa o quest’altra birra, sicuramente imperdibili, e ti assale la consapevolezza di aver “sprecato” quei tot assaggi dietro a delle birre/pacco. Ma questo è normale: l’uomo è una creatura perennemente insoddisfatta (di sé e dell’universo mondo).

     

    L’impressione che mi sono fatto è che a questo giro (senza fare paragoni con edizioni precedenti) ci sia stata molta quantità, ma non una qualità diffusa. Sono arrivato ad una quarantina di assaggi, e ho trovato molte birre alla spina pericolosamente identiche, con poco spessore e scarsa personalità, molto packaging e poca sostanza. A sentire anche altri luminari, alcune delle “classiche” birre erano in condizioni impresentabili, e alcuni piccoli birrifici attualmente molto alla page si erano portati prodotti non convincenti. Meglio non fare il nome dei “cattivi”, ma premiare quelli “buoni” (a mio sindacabilissimo giudizio). Miglior birrificio complessivo: Boelens, tutte le birre in splendido stato, la nuova (Balzello) curiosa e fatta benissimo. Grandissime birre: Estival della Rulles, Extra Stout e Boskeun della De Dolle, St. Bernardus abt 12, Cuveè Angelique della Glazen Toren, Gouden carolus Hopsinjoor (una splendida novità).

     

    7. Gli italiani e il pellegrinaggio
    Lo ZBF è ormai entrato a pieno titolo nel tour del santo bevitore, tappa obbligata, e necessaria tacca da aggiungere sul calcio del fucile di ogni “beer hunter”. A St. Niklaas di italiani ce n’erano, veniamo a conoscere, ma siamo anche riconosciuti, e apprezzati. Lo ZBF è un grande luogo d’incontro, e una occasione imperdibile di confronto: ho visto con piacere circolare su alcuni tavoli decentrati bottiglie di birra artigianale italiana portata a far conoscere (e degustare) ad alcuni guru internazionali. Buon segno, anzi buonissimo segno. Una cosa sola spesso non riesco ad accettare fino in fondo, anche se sociologicamente mi incuriosisce: perché l’uomo è quasi sempre portato a fare di ogni sua passione una mania? E parlo allo stesso modo dei birrofili come dei filatelici, dei pescatori come degli aereomodellisti, dei cacciatori di figurine panini come dei bibliomani. Basta che ci siano più di 2 persone appassionate della medesima cosa, che subito nasce una setta. E a volte è veramente strano sentir parlare fra di loro alcuni degli appassionati di birra: un gergo per iniziati, l’ansia della degustazione perfetta, la caccia all’ingrediente nascosto, lo spettegoulezz sulle tecniche di brassaggio. Ma non sarebbe meglio, per tutti, fermarsi, alle volte, al solo dire “buona questa, va giù che è un piacere”, “epperò, bravo chi l’ha fatta”. Per il superfluo bastano i sommelier del TG5. E avanzano.

     

    www.zbf.be

    4 Commenti

    1. schigi Scrive:

      >>>>>>Ma non sarebbe meglio, per tutti, fermarsi, alle volte, al solo dire “buona questa, va giù che è un piacereâ€, “epperò, bravo chi l’ha fattaâ€. Per il superfluo bastano i sommelier del TG5. E avanzano.

      Non sarebbe meglio che ognuno si facessi i ca@@i suoi?

    2. Andrea Scrive:

      Solo chi conosce apprezza……
      Schigi ti consiglio di bere molta Nastro Azzurro……

    3. Lorenzo Scrive:

      Complimenti per il report.
      Spero il prossimo anno di farci un salto.

    4. Michael Scrive:

      ohh la prossima volta che partite, monto su anche io
      bravo andrea… la Nastro Azzurro ci vorrebbe..tanta

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    GUIDE

  • Euro Print
  • Birrificio Olmaia
  • BIRRA E SALAME A CIBUS


      5 MAGGIO 2008
    BIRRA E SALAME

    PARMA
    CIBUS
    Padiglione 5 stand G028
     

    Un connubio perfetto quello che si terrà presso lo stand de La Fattoria di Parma nell’ambito di Cibus (il salone dell’alimentazione che si svolgerà dal 5 all’8 a Parma), dove il Salame Felino e lo Strolghino di Culatello riserva Sant’Antonio incontreranno le birre artigianali italiane. Alcune tra le migliori etichette del panorama birrario nostrano saranno proposte come compagne ideali di Felino e Strolghino alla ricerca del perfetto abbinamento.

     

    L’appuntamento è realizzato da La Fattoria di Parma in collaborazione con Fermento Birra e La Pinta Medicea.

     

    Saranno presenti le birre del Birrificio Olmaia, Birrificio Cajun, Birrificio del Ducato, Birrificio Citabiunda, Birrificio Le Baladin.



    UNIONBIRRAI E CONSOBIR


    Pubblichiamo di seguito la lettera che Agostino Arioli, vicepresidente di Union Birrai per il ramo professionale, ha scritto in settimana agli associati.

     

    ———————————–

     


    Cari associati,
    come probabilmente saprete, a Rimini, in occasione di Pianeta Birra, Teo Musso ha presentato, insieme agli altri sette aderenti, il Consobir, Consorzio Birrai Italiani Riuniti. Trovo giusto esprimere pubblicamente la mia posizione in qualità di cofondatore di UB e Vicepresidente della stessa per il ramo professionale.

     

    Non ho amato il modo in cui questo consorzio è arrivato alla sua creazione e inizialmente sono rimasto piuttosto infastidito e ancor più amareggiato all’idea che dopo anni di sforzi per sostenere e far crescere la birra artigianale in Italia, qualcuno, con più mezzi e ahimè, forse con più determinazione, potesse prendere il posto dell’associazione. Naturalmente a tutto ciò si sommava la frustrazione nel constatare quanto poco faccia UB di quello che potrebbe e dovrebbe fare! Con più calma, e a freddo mi si è rivelata un’altra verità. Unionbirrai da tempo intendeva tentare la creazione di una società o di un consorzio che potesse svolgere attività (soprattutto commerciali) per legge precluse ad una associazione culturale. In qualsiasi settore produttivo maturo, dove pure esistono associazioni culturali o di categoria, esistono dei consorzi che aiutano le aziende aderenti a crescere, Bene, il consorzio è arrivato e ci sono alcuni buoni motivi che mi portano a pensare che in alcuni contesti, da definire in futuro con la massima precisione, potrà lavorare con UB, se non in poetico idillio, sicuramente con dei buoni risultati. In un futuro prossimo il consorzio si allargherà, magari ne nasceranno altri, che contribuiranno allo sviluppo della Birra Artigianale Italiana. La ragione principale è che UB non rappresenta solo i birrai professionali ma anche una vasta schiera di appassionati, consumatori e homebrewer che rappresentano la grande forza di questa associazione. Per loro, per voi, un consorzio non potrà mai essere rappresentativo come può e deve esserlo la nostra cara, vecchia Unionbirrai! Ecco perché l’associazione resterà sempre l’unica possibilità per rappresentare e sostenere la birra artigianale italiana al di sopra dei pur sacrosanti interessi commerciali di un gruppo, per quanto vasto, di microbirrifici.

     

    Mi appare quindi evidente che per Consobir, Unionbirrai sia il partner ideale per alcuni aspetti della sua attività e che per UB il poter contare sul Consorzio sia molto importante. Non mi aspetto un matrimonio d’amore, né una convivenza stretta e probabilmente ingombrante, ma mi aspetto da entrambi la lucidità di collaborare ogni qual volta sarà nell’interesse della “Birra Artigianale Italiana”. Teniamo inoltre presente che tra i fondatori di Consobir si annoverano un ex consigliere di UB ed un Consigliere ancora in carica, Michele Barro. Quest’ultimo ha chiarito definitivamente di essere entrato in Consobir nell’ottica che vi ho appena illustrato: quella della sinergia e non certo della competizione che per natura delle due entità sarebbe semplicemente assurda e soprattutto micidiale per entrambi.

     

    Il lavoro da fare è tanto e trovarsi a competere anziché distribuirselo secondo vocazione e natura di ognuno sarebbe un vero e proprio suicidio. Un argomento attorno al quale UB si è mossa recentemente con l’istituzione di un gruppo di lavoro già dall’ultima assemblea tenutasi a Bologna e che, è evidente, sta a cuore anche a Consobir, è il marchio di qualità ed il disciplinare di riferimento. Sarà questo il primo, importante, terreno di prova per la proficua collaborazione e infatti UB intende senz’altro coinvolgere nel gruppo di lavoro Consobir e altre significative realtà che lavorano con serietà a favore della Birra Artigianale Italiana.

     

    Sono nel complesso molto ottimista anche perché UB sembra finalmente in dirittura di arrivo per quanto riguarda l’assunzione di un direttore operativo che darà nuovo impulso e continuità all’azione di UB.

     

    Cari saluti birrari.
    Agostino Arioli


    CONSORZIO BIRRAI ITALIANI RIUNITI


    Riportiamo il comunicato di CONSOBIR, il primo consorzio di produttori artigianali italiani di birra.
    L’argomento sarà spunto per approfondimenti nel numero di marzo/aprile di Fermento Birra.

     

    Comunicato Stampa Consobir

     

    Rimini, Pianeta Birra 2008. È stato ufficialmente presentato alla stampa e agli operatori del settore, il primo consorzio di produttori artigianali italiani di birra, CONSOBIR.
    Ideatore e portavoce di questo nuovo progetto, Teo Musso, mente creativa del piemontese Le Baladin, che ha spiegato i punti cardine che caratterizzeranno il lavoro dei primi consorziati, uniti verso obiettivi comuni.

     

    Eccoli:
    necessità di dare concretezza a metodologie di produzione legate al territorio
    necessità di creare una linea guida sulla qualità della birra
    necessità di creare una difesa del consumatore
    necessità di diffondere l’immagine del prodotto italiano all’estero
    E’ stato sottolineato il concetto di “necessità”, perché il Consorzio vuole essere assumere il ruolo di guida per il mondo birrario artigianale italiano.

     

    I birrifici fondatori del Consorzio sono:
    Birrificio Baladin, Piozzo (CN)  www.birreria.com
    Birra del Borgo, Borgorose (RI)  www.birradelborgo.it
    Cittavecchia, Sgonico (TS)  www.cittavecchia.com
    La Petrognola, Piazza al Serchio (LU)  www.lapetrognola.com
    BEBA, Villar Perosa (TO) www.birrabeba.it
    Birrificio CitaBiunda, Neive, fraz. Bricco (CN)  www.birrificiocitabiunda.it
    Maltovivo, Capriglia Irpina (AV)  www.maltovivo.it
    Scarampola, Cairo Montenotte (SV) 

     

    I produttori sono tutti piccoli artigiani, non concentrati in un’unica zona, ma rappresentativi di più parti d’Italia, sono tutti di dimensioni differenti e tutti imbottigliano, condizione necessaria perché il prodotto possa essere più facilmente reperibile sul territorio.

     

    Il marchio nasce per fare comprendere meglio che cos’è il Consorzio.
    Ogni tratto del pentagono rappresenta una sorta di “capitolato”, di insieme di “paletti” che, sviluppati nel corso del 2008, identificheranno una qualità garantita “a priori”, grazie a un certo tipo di lavorazione….
    Nel dettaglio:
    ITALIANA:    il produttore deve essere italiano, le materie prime il più possibile italiane
    GENUINA: la birra non deve contenere additivi chimici
    CONTROLLATA: ci sarà un controllo sul prodotto con una frequenza importante e tale da garantire la qualità più alta possibile. Il concetto di qualità che porta avanti il Consorzio, non è da intendersi nel senso di gusto, bensì di parametri qualitativi
    ARTIGIANALE: sarà compito dell’evoluzione del “capitolato” di ammissione a questo Consorzio, definirne al meglio i parametri
    CRUDA: ovvero non pastorizzata, regola imprescindibile dal prodotto birra artigianale

     

    Al Consorzio potranno aderire, ma solo a partire dal 2009 (non prima, per consentire di mettere perfettamente a punto i meccanismi), i birrifici che intendano attenersi a un rigido disciplinare di produzione, disciplinare che verrà discusso insieme all’Associazione Unionbirrai, perché sia in linea con le sue idee (tra i Consorziati ci sono alcuni dei fondatori dell’Associazione Culturale Unionbirrai), e quindi con dei gruppi di lavoro esterni. Chi si occuperà per esempio del controllo di qualità esterno? A tal fine sono stati avviati dei contatti con diverse strutture scientifiche.

     

    Come Teo Musso ha più volte ribadito nel corso della presentazione, sarà condizione primaria che il prodotto birra artigianale a marchio Consobir sia sempre garantito da parametri di gusto prestabiliti.
    Con Unionbirrai, con cui Consobir non si pone in antitesi, trattandosi di un consorzio di produttori, diversamente dalla prima che rimane un’associazione culturale, l’obiettivo comune sarà portare avanti la cultura e il prodotto birra italiani, nel modo più stabile possibile.

     

    Un’ulteriore direzione intrapresa dal Consobir è quella di identificare il simbolo aromatico del prodotto birra artigianale italiana. Come? Attraverso il luppolo, che dà la predominanza nella birra “classica”, luppolo che vuole vincere la sfida di essere tutto italiano. Quando, ad esempio, si pensa a una birra inglese si pensa immediatamente al Golding, se parliamo di pils, allora c’è il Saaz, il Cascade ci rimanda agli Stati Uniti d’America. Ci sono, infatti, molte varietà di luppolo e ognuna dà la propria impronta di sapore, amaro e aroma, ma nel caso italiano non abbiamo una caratterizzazione dal gusto tipico. Il movimento della birra artigianale italiana si caratterizza per altri motivi, per esempio per l’utilizzo di altri ingredienti, e proprio questo ci ha fatto conoscere all’estero, ma adesso c’è bisogno di un fondamento più solido, le birre artigianali italiane devono costituire il tassello mancante, ovvero l’elemento più importante per avere una caratterizzazione.

     

    Con il contributo della Regione Piemonte si incomincerà quindi l’impianto di 2 ettari di luppolo, di due varietà diverse, poste a due altitudini differenti, per identificare, caratterizzare, insomma per dare un’impronta italiana vera al prodotto birra. È un progetto non facile, ma l’obiettivo è quello di arrivare a ottenere un luppolo che riesca a dare un carattere abbastanza personale alla birra artigianale del nostro Paese e con il quale ogni Consorziato possa produrre una birra che sia maggiormente identificabile come nazionale.

     

    Questo è un momento di grandi possibilità e quindi anche di grandi rischi, come ha dichiarato Agostino Arioli del Birrificio Italiano di Lurago Marinone (CO), intervenuto durante la presentazione del marchio di valorizzazione Consobir, l’interesse verso la birra è in crescita, ma il potenziale consumatore di birra artigianale è molto confuso.
    Come va conservata e servita questa birra? Spesso il consumatore può avere delle brutte esperienze, a causa di una cattiva informazione. Quindi, un altro punto cardine riguarda l’informazione, l’educazione al prodotto e la cultura, e il marchio presentato è per queste finalità, fondamentale in quanto portatore di contenuti. Per Arioli, questo marchio ha particolari possibilità di successo proprio perché portato avanti da Consobir, che, in unione con Unionbirrai, porterà alla nascita di una vera “birra italiana”.

     

    Valentina Brambilla
    Ufficio Stampa Mydea