• A caccia di birre?
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  • Fermento Birra

    Il primo web magazine dedicato alla birra di qualità
    Spillatura n.7 - Marzo/aprile 2008

    Mastro Birraio

    Sveliamo il volto, le passioni, le stranezze e le curiosità
    di chi la birra la produce

     

     

    Leonardo Di Vincenzo del birrificio Birra del Borgo
    (Borgorose, Rieti, Lazio)

     

     

    Carta d’identità

     

     

     

    Nome: Leonardo
    Cognome:
    Di Vincenzo
    Nato a:
    Roma
    Il
    17/08/1976
    Vive a:
    Roma
    Birrificio:
    Birra del Borgo
    Mastro birraio dal: 2005
    Birra preferita:
    dipende dal momento
    Hobby:
    un tempo pianista
    Musica:
    Jazz, il pianista Bill Evans
    Cinema:
    non sono un appassionato
    Piatto:
    ostriche

     

    Nella primavera del 2005 a Borgorose, piccolo paese della provincia di Rieti al confine tra Lazio ed Abruzzo situato nella Riserva Naturale dei Monti della Duchessa, Leonardo Di Vincenzo comincia a produrre birra artigianale. Tutto nasce per gioco durante gli studi universitari di Biochimica quando, cimentandosi nella produzione casalinga, scopre la sua vera passione. Con il passare del tempo fare birra diventa sempre più un lavoro e sempre meno un hobby: ecco allora i viaggi in giro per l’Europa alla scoperta degli antichi stili birrari, dove Leonardo conosce i mastri birrai tedeschi e gli estrosi belgi. In Inghilterra entra invece in contatto con la cultura della birra tradizionale anglosassone, le "Real Ale", ed è subito amore. Quando l’amico Mike Murphy gli chiede di sostituirlo per un lungo periodo nel suo birrificio di Roma (lo Starbess) Leonardo capisce che, da grande, farà il birraio. Partito con sole quattro tipologie vanta oggi una gamma che sfiora le venti unità, considerando le birre stagionali e quelle legate all’estro del momento. E molte sono le novità in arrivo…
     

     
    Borgorose è un piccolo centro sperduto tra i monti. Cosa ha portato un romano Doc come te ad aprire un birrificio così distante dalla capitale?
    I miei nonni sono originari di un paesino vicino Borgorose e mio zio abitava qui. Inoltre non volevo che il mio birrificio nascesse in una periferia, preferivo avere intorno verde e aria pulita. Sono scappato dal caos di Roma e anche dai costi elevati di affitto.

     

     

    Adesso però, dopo l’apertura di bir&fud, ti troviamo spesso anche a Roma.. Come sta andando questa scommessa?
    Sta andando molto bene.. Abbiamo aperto un locale che serve soltanto birra artigianale e cibo di qualità, riscontrando molta curiosità e anche un certo successo in termini di pubblico.

     

    Ultimamente stai promuovendo la tua birra anche all’estero. Che giudizi danno sulla nostra realtà birraria?
    Qualche anno fa all’estero nessuno sapeva che si producesse birra artigianale in Italia. Con il tempo, grazie al passaparola tra gli operatori, al lavoro di diffusione di Kuaska e ad una qualità in crescita si stanno accorgendo di noi. Naturalmente in quei paesi tipo gli Stati Uniti dove c’è una
    maggiore esportazione siamo più conosciuti.. al contrario in Inghilterra, dove è presente il prodotto industriale italiano ma manca la realtà artigianale, facciamo fatica a farci notare, anche se il CAMRA ci sta aiutando molto.

     

    Esporti una percentuale elevata all’estero?
    Sì, nel 2006 era intorno al 60%, nel 2007 al 30%. Nonostante la percentuale si sia ridotta per l’ingresso nel mercato estero di altri birrifici italiani, in volume è aumentata.

     

    Questo ha influito in qualche modo sul tuo modo di fare birra? Hai dovuto ad esempio cercare di produrre una birra più longeva e stabile o venire incontro ai gusti del consumatore americano?
    Sinceramente i miei gusti sono molto vicini a quelli americani.. Sono innamorato degli aromi dei loro luppoli e delle speziature quindi non ho dovuto mai piegare la mia creatività. Per quanto riguarda la longevità devo dire che nell’ultimo anno abbiamo investito molto per mettere a punto una birra che fosse il più stabile possibile, senza
    naturalmente perdere di qualità ed evitando tecniche nocive come la filtrazione o la pastorizzazione.

     

    Viaggi molto per promuovere la tua birra. Qual’è il tuo paese birrario preferito e cosa gli invidi?
    Sono due: il Belgio per la sua cultura secolare e l’Inghilterra per la cura del servizio e l’eleganza di alcune tipologie tradizionali.

     

    Quali sono gli stili che ami di più?
    Tra le birre belghe adoro le Saison e le Lambic, tra le inglesi Real Ale, Porter e Stout

     


    Quale birra preferisci in assoluto?
    Non ho una birra preferita in assoluto in realtà.. se dovessi sceglierne una in questo momento mi berrei una Goldihops del birrificio Kelburn.

     

    Una domanda che ci piace fare.. Se la tua birra preferita fosse una donna come sarebbe fisicamente e caratterialmente?
    Non so…

     

     

    Dato il tuo essere eclettico sarebbe forse più indicato un Harem?
    Eh sì (ride), mi sa che hai ragione…

     

    Reputi che nelle tue birre ci sia un’impronta, un marchio di fabbrica?
    Sì, credo sia la pulizia nel gusto e l’eleganza.

     

    Ormai la lista delle tue birre è sempre più lunga. Hai in mente qualche novità per il futuro?
    Al Salone del gusto di Torino presenterò una nuova birra affinata in Barrique, che sosta un anno in botti di rovere francese di primo passaggio. Avrà 16° alcolici e
    per produrla utilizzerò del lievito Champagne.

     

    Si narra della tua birra segreta "Ziofa"… puoi raccontarci qualcosa a riguardo?
    Ci sono birre che ogni tanto saltano fuori in birrificio, sono senza etichetta e io le metto da parte. Ogni volta che le apro è una sorpresa… Naturalmente non sono in commercio.
     

    Torniamo a parlare di cose serie: sei tra i fondatori del Consobir… quali problematiche secondo te devono essere affrontate con urgenza?
    Dobbiamo offrire dei servizi validi ai consorziati, di natura commerciale e culturale. Dobbiamo inoltre lavorare per creare un disciplinare, che sarà pronto prima dell’estate, in cui oggettivamente vengano individuati dei parametri per potersi fregiare del pentagono scelto come simbolo di qualità.

     

    Puoi darci qualche anticipazione?
    Beh, stiamo valutando la possibilità di fare dei controlli, prelievi di campioni a sorpresa nei birrifici aderenti in modo da valutare due aspetti: la qualità e la costanza del prodotto.

     

    Che cosa intendi precisamente?
    La birra deve essere cruda e genuina, ovvero non contenere additivi. Inoltre dobbiamo garantire al consumatore che se compra una bottiglia di un birrificio che conosce dentro ci ritrovi la stessa birra che aveva assaggiato. Ovvio che ci saranno delle differenze tra due lotti, produciamo birra artigianale, ma dobbiamo evitare cambiamenti eccessivi. Se ci sono il birraio cambia etichetta e non la chiama più con lo stesso nome.

     

    Per quanto riguarda le materie prime italiane?
    In futuro il disciplinare potrebbe contenere anche l’obbligo di utilizzare solo ingredienti di origine nazionale. Certo c’è prima bisogno di assicurare materie prime di qualità..

     

    La cosa può forse lasciare un po’ titubanti.. E’ vero che l’Italia paga lo scotto di non avere una lunga tradizione, ma questo si traduce anche in una libertà totale per il birraio, che può dar sfogo alla sua creatività..
    Sì, ma in un futuro si potrà continuare a creare, però con materie prime italiane.

     

    Grazie Leonardo, un saluto da Fermento Birra!
    Grazie a voi e un saluto ai vostri lettori!

     

    2 Commenti

    1. Henry Chinasky Scrive:

      L’idea del consorzio mi pare assurda. Il momento d’oro della birra artigianale italiana mi pare, piuttosto, legato all’assenza di regole, alla possibilità di sperimentare.

    2. Paolo Mazzola Scrive:

      Un saluto a Leo, e complimenti per l’idea del consorzio.
      Esistono ancora molte ombre nel settore birra artigianale, legate alla microframmentazione dei produttori e alla stabilità del gusto della birra in bottiglia ed Unionbirrai ha fatto molto per la diffusione iniziale della cultura birraria, ma evidentemente ha delle carenzea cui il consorzio cerca di rispondere.
      Creare un soggetto più forte, con delle regole anche qualitative va in queste 2 direzioni .
      Anche nella distribuzione servono a mio avviso soggetti più forti. Altrimenti si faranno sempre più feste che vendite reali

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    GUIDE

  • Euro Print
  • Birrificio Olmaia
  • BIRRA E SALAME A CIBUS


      5 MAGGIO 2008
    BIRRA E SALAME

    PARMA
    CIBUS
    Padiglione 5 stand G028
     

    Un connubio perfetto quello che si terrà presso lo stand de La Fattoria di Parma nell’ambito di Cibus (il salone dell’alimentazione che si svolgerà dal 5 all’8 a Parma), dove il Salame Felino e lo Strolghino di Culatello riserva Sant’Antonio incontreranno le birre artigianali italiane. Alcune tra le migliori etichette del panorama birrario nostrano saranno proposte come compagne ideali di Felino e Strolghino alla ricerca del perfetto abbinamento.

     

    L’appuntamento è realizzato da La Fattoria di Parma in collaborazione con Fermento Birra e La Pinta Medicea.

     

    Saranno presenti le birre del Birrificio Olmaia, Birrificio Cajun, Birrificio del Ducato, Birrificio Citabiunda, Birrificio Le Baladin.



    UNIONBIRRAI E CONSOBIR


    Pubblichiamo di seguito la lettera che Agostino Arioli, vicepresidente di Union Birrai per il ramo professionale, ha scritto in settimana agli associati.

     

    ———————————–

     


    Cari associati,
    come probabilmente saprete, a Rimini, in occasione di Pianeta Birra, Teo Musso ha presentato, insieme agli altri sette aderenti, il Consobir, Consorzio Birrai Italiani Riuniti. Trovo giusto esprimere pubblicamente la mia posizione in qualità di cofondatore di UB e Vicepresidente della stessa per il ramo professionale.

     

    Non ho amato il modo in cui questo consorzio è arrivato alla sua creazione e inizialmente sono rimasto piuttosto infastidito e ancor più amareggiato all’idea che dopo anni di sforzi per sostenere e far crescere la birra artigianale in Italia, qualcuno, con più mezzi e ahimè, forse con più determinazione, potesse prendere il posto dell’associazione. Naturalmente a tutto ciò si sommava la frustrazione nel constatare quanto poco faccia UB di quello che potrebbe e dovrebbe fare! Con più calma, e a freddo mi si è rivelata un’altra verità. Unionbirrai da tempo intendeva tentare la creazione di una società o di un consorzio che potesse svolgere attività (soprattutto commerciali) per legge precluse ad una associazione culturale. In qualsiasi settore produttivo maturo, dove pure esistono associazioni culturali o di categoria, esistono dei consorzi che aiutano le aziende aderenti a crescere, Bene, il consorzio è arrivato e ci sono alcuni buoni motivi che mi portano a pensare che in alcuni contesti, da definire in futuro con la massima precisione, potrà lavorare con UB, se non in poetico idillio, sicuramente con dei buoni risultati. In un futuro prossimo il consorzio si allargherà, magari ne nasceranno altri, che contribuiranno allo sviluppo della Birra Artigianale Italiana. La ragione principale è che UB non rappresenta solo i birrai professionali ma anche una vasta schiera di appassionati, consumatori e homebrewer che rappresentano la grande forza di questa associazione. Per loro, per voi, un consorzio non potrà mai essere rappresentativo come può e deve esserlo la nostra cara, vecchia Unionbirrai! Ecco perché l’associazione resterà sempre l’unica possibilità per rappresentare e sostenere la birra artigianale italiana al di sopra dei pur sacrosanti interessi commerciali di un gruppo, per quanto vasto, di microbirrifici.

     

    Mi appare quindi evidente che per Consobir, Unionbirrai sia il partner ideale per alcuni aspetti della sua attività e che per UB il poter contare sul Consorzio sia molto importante. Non mi aspetto un matrimonio d’amore, né una convivenza stretta e probabilmente ingombrante, ma mi aspetto da entrambi la lucidità di collaborare ogni qual volta sarà nell’interesse della “Birra Artigianale Italiana”. Teniamo inoltre presente che tra i fondatori di Consobir si annoverano un ex consigliere di UB ed un Consigliere ancora in carica, Michele Barro. Quest’ultimo ha chiarito definitivamente di essere entrato in Consobir nell’ottica che vi ho appena illustrato: quella della sinergia e non certo della competizione che per natura delle due entità sarebbe semplicemente assurda e soprattutto micidiale per entrambi.

     

    Il lavoro da fare è tanto e trovarsi a competere anziché distribuirselo secondo vocazione e natura di ognuno sarebbe un vero e proprio suicidio. Un argomento attorno al quale UB si è mossa recentemente con l’istituzione di un gruppo di lavoro già dall’ultima assemblea tenutasi a Bologna e che, è evidente, sta a cuore anche a Consobir, è il marchio di qualità ed il disciplinare di riferimento. Sarà questo il primo, importante, terreno di prova per la proficua collaborazione e infatti UB intende senz’altro coinvolgere nel gruppo di lavoro Consobir e altre significative realtà che lavorano con serietà a favore della Birra Artigianale Italiana.

     

    Sono nel complesso molto ottimista anche perché UB sembra finalmente in dirittura di arrivo per quanto riguarda l’assunzione di un direttore operativo che darà nuovo impulso e continuità all’azione di UB.

     

    Cari saluti birrari.
    Agostino Arioli


    CONSORZIO BIRRAI ITALIANI RIUNITI


    Riportiamo il comunicato di CONSOBIR, il primo consorzio di produttori artigianali italiani di birra.
    L’argomento sarà spunto per approfondimenti nel numero di marzo/aprile di Fermento Birra.

     

    Comunicato Stampa Consobir

     

    Rimini, Pianeta Birra 2008. È stato ufficialmente presentato alla stampa e agli operatori del settore, il primo consorzio di produttori artigianali italiani di birra, CONSOBIR.
    Ideatore e portavoce di questo nuovo progetto, Teo Musso, mente creativa del piemontese Le Baladin, che ha spiegato i punti cardine che caratterizzeranno il lavoro dei primi consorziati, uniti verso obiettivi comuni.

     

    Eccoli:
    necessità di dare concretezza a metodologie di produzione legate al territorio
    necessità di creare una linea guida sulla qualità della birra
    necessità di creare una difesa del consumatore
    necessità di diffondere l’immagine del prodotto italiano all’estero
    E’ stato sottolineato il concetto di “necessità”, perché il Consorzio vuole essere assumere il ruolo di guida per il mondo birrario artigianale italiano.

     

    I birrifici fondatori del Consorzio sono:
    Birrificio Baladin, Piozzo (CN)  www.birreria.com
    Birra del Borgo, Borgorose (RI)  www.birradelborgo.it
    Cittavecchia, Sgonico (TS)  www.cittavecchia.com
    La Petrognola, Piazza al Serchio (LU)  www.lapetrognola.com
    BEBA, Villar Perosa (TO) www.birrabeba.it
    Birrificio CitaBiunda, Neive, fraz. Bricco (CN)  www.birrificiocitabiunda.it
    Maltovivo, Capriglia Irpina (AV)  www.maltovivo.it
    Scarampola, Cairo Montenotte (SV) 

     

    I produttori sono tutti piccoli artigiani, non concentrati in un’unica zona, ma rappresentativi di più parti d’Italia, sono tutti di dimensioni differenti e tutti imbottigliano, condizione necessaria perché il prodotto possa essere più facilmente reperibile sul territorio.

     

    Il marchio nasce per fare comprendere meglio che cos’è il Consorzio.
    Ogni tratto del pentagono rappresenta una sorta di “capitolato”, di insieme di “paletti” che, sviluppati nel corso del 2008, identificheranno una qualità garantita “a priori”, grazie a un certo tipo di lavorazione….
    Nel dettaglio:
    ITALIANA:    il produttore deve essere italiano, le materie prime il più possibile italiane
    GENUINA: la birra non deve contenere additivi chimici
    CONTROLLATA: ci sarà un controllo sul prodotto con una frequenza importante e tale da garantire la qualità più alta possibile. Il concetto di qualità che porta avanti il Consorzio, non è da intendersi nel senso di gusto, bensì di parametri qualitativi
    ARTIGIANALE: sarà compito dell’evoluzione del “capitolato” di ammissione a questo Consorzio, definirne al meglio i parametri
    CRUDA: ovvero non pastorizzata, regola imprescindibile dal prodotto birra artigianale

     

    Al Consorzio potranno aderire, ma solo a partire dal 2009 (non prima, per consentire di mettere perfettamente a punto i meccanismi), i birrifici che intendano attenersi a un rigido disciplinare di produzione, disciplinare che verrà discusso insieme all’Associazione Unionbirrai, perché sia in linea con le sue idee (tra i Consorziati ci sono alcuni dei fondatori dell’Associazione Culturale Unionbirrai), e quindi con dei gruppi di lavoro esterni. Chi si occuperà per esempio del controllo di qualità esterno? A tal fine sono stati avviati dei contatti con diverse strutture scientifiche.

     

    Come Teo Musso ha più volte ribadito nel corso della presentazione, sarà condizione primaria che il prodotto birra artigianale a marchio Consobir sia sempre garantito da parametri di gusto prestabiliti.
    Con Unionbirrai, con cui Consobir non si pone in antitesi, trattandosi di un consorzio di produttori, diversamente dalla prima che rimane un’associazione culturale, l’obiettivo comune sarà portare avanti la cultura e il prodotto birra italiani, nel modo più stabile possibile.

     

    Un’ulteriore direzione intrapresa dal Consobir è quella di identificare il simbolo aromatico del prodotto birra artigianale italiana. Come? Attraverso il luppolo, che dà la predominanza nella birra “classica”, luppolo che vuole vincere la sfida di essere tutto italiano. Quando, ad esempio, si pensa a una birra inglese si pensa immediatamente al Golding, se parliamo di pils, allora c’è il Saaz, il Cascade ci rimanda agli Stati Uniti d’America. Ci sono, infatti, molte varietà di luppolo e ognuna dà la propria impronta di sapore, amaro e aroma, ma nel caso italiano non abbiamo una caratterizzazione dal gusto tipico. Il movimento della birra artigianale italiana si caratterizza per altri motivi, per esempio per l’utilizzo di altri ingredienti, e proprio questo ci ha fatto conoscere all’estero, ma adesso c’è bisogno di un fondamento più solido, le birre artigianali italiane devono costituire il tassello mancante, ovvero l’elemento più importante per avere una caratterizzazione.

     

    Con il contributo della Regione Piemonte si incomincerà quindi l’impianto di 2 ettari di luppolo, di due varietà diverse, poste a due altitudini differenti, per identificare, caratterizzare, insomma per dare un’impronta italiana vera al prodotto birra. È un progetto non facile, ma l’obiettivo è quello di arrivare a ottenere un luppolo che riesca a dare un carattere abbastanza personale alla birra artigianale del nostro Paese e con il quale ogni Consorziato possa produrre una birra che sia maggiormente identificabile come nazionale.

     

    Questo è un momento di grandi possibilità e quindi anche di grandi rischi, come ha dichiarato Agostino Arioli del Birrificio Italiano di Lurago Marinone (CO), intervenuto durante la presentazione del marchio di valorizzazione Consobir, l’interesse verso la birra è in crescita, ma il potenziale consumatore di birra artigianale è molto confuso.
    Come va conservata e servita questa birra? Spesso il consumatore può avere delle brutte esperienze, a causa di una cattiva informazione. Quindi, un altro punto cardine riguarda l’informazione, l’educazione al prodotto e la cultura, e il marchio presentato è per queste finalità, fondamentale in quanto portatore di contenuti. Per Arioli, questo marchio ha particolari possibilità di successo proprio perché portato avanti da Consobir, che, in unione con Unionbirrai, porterà alla nascita di una vera “birra italiana”.

     

    Valentina Brambilla
    Ufficio Stampa Mydea