• A caccia di birre?
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  • Fermento Birra

    Il primo web magazine dedicato alla birra di qualità
    Spillatura n.7 - Marzo/aprile 2008

    Una Stella Danzante?

    di Agostino Arioli
    (mastro birraio del Birrificio Italiano,
    Vice Presidente di Unionbirrai per il ramo professionale)


     

    Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante.

    (Nietzsche)

     

    Chi non conosce questo aforisma, cosi profondo e al contempo semplice e immediato fino al punto di trovarsi a suo agio perfino su una semplice t-shirt?

     

    Prendo spunto da un articolo di Luca Giaccone, amico e stimatissimo conoscitore di birre, per buttare giù, anche un po’ a casaccio per la verità, una serie di cupi pensieri sull’attuale caos birrario, nella speranza di liberarmene e ottenere sicuro sollievo dello spirito.

     

    Sia chiaro da subito che sarò il primo a gettarmi sul malto e sul luppolo italiani quando avranno la qualità e soprattutto la varietà che oggi trovo dispersa in almeno tre nazioni birrarie di grande tradizione! Credo però che prima di occuparsi della scelta della tappezzeria di casa, il “buon padre di famiglia” si debba preoccupare di costruire le fondamenta della stessa, e che esse siano le più solide possibile.

     

    In Italia, nonostante enormi progressi, i problemi principali sono la preparazione tecnica dei birrai, il basso, spesso infimo, livello tecnologico e la conseguente bassa qualità dei prodotti. Giorni fa un cliente dal quale mi stavo riportando una bottiglia di Amber Shock perché gasata fino a essere inservibile, mi ha detto sconsolato che purtroppo ognuna delle artigianali da lui vendute sembrava avere almeno un problema! Al mantenimento di questa situazione, purtroppo inconsapevolmente, collabora chiunque manifesti apprezzamento per una birra in base alla ricchezza e all’originalità, al di là di un fondamentale indicatore di qualità che è la costanza, riflesso cristallino e immediato della conoscenza tecnica del birraio! Ciò è anche peggio quando la persona in questione è riconosciuta da altri come esperta di birra!

     

    Artisti sì, eccome, ma prima facciamo come i grandi pittori, tutti “a bottega” per imparare l’essenza profonda della materia e del colore o, nel nostro caso, delle materie prime e dei veri birrai, i lieviti! Quando l’anno scorso sono andato all’estero a seguire un corso di produzione di due settimane, alcuni colleghi mi guardavano un po’ meravigliati dicendo: “ma come, proprio tu?”, oppure “come docente, vero?!”. Quando sono tornato ero invece ancora più dolorosamente conscio della modestia delle mie conoscenze tecniche.

     

    Oggi gli “esperti degustatori” del settore birra artigianale, di cui alcuni veri e altri sedicenti, sono tutti beerhunters, tutti a caccia del fenomeno birrario del momento. Il birraio viene letteralmente pompato fino a che non si trova un altro fenomeno da osannare. Questo perverso sistema (al quale mi è capitato di partecipare, lo ammetto) è in realtà diffuso in tutti i paesi birrari di mia conoscenza e sembra anzi essere proprio lo stile dei nostri tempi. La grande differenza tra noi e questi paesi sta nei nostri infimi consumi pro capite e nel fatto che loro sanno fare la birra e sanno benissimo come il mercato vero, quello che può sostenere economicamente un’azienda e quindi un movimento, spesso si fa con le birre di carattere ma beverine e relativamente “facili” per il consumatore. Per questo consiglio sempre di imparare a fare delle birre base e poi, a completamento della gamma e per piacere personale, buttarsi su specialità birrarie anche estrosissime. In Italia, oggi, troviamo microbirrifici che propongono esclusivamente specialità. Io credo che confondano l’interesse dei “soliti esperti” con l’interesse del mercato, fondamentale per vendere, produrre, guadagnare e campare onorevolmente. Se la birra artigianale viene associata all’idea di birra strana, potremo arrivare solo a quote di mercato infime, visto che saremmo solo una supernicchia nel mercato già moscio della birra in Italia oppure ci ritroveremmo a dipendere dalle esportazioni in paesi birrari oppure ancora ci estingueremmo!

     

    Certo anche in Italia c’è spazio per qualche vero  artista “maledetto” della birra come se ne trovano in Belgio, ma non possiamo pensare di esserlo tutti.

     

    Ancora, sono  le lacune di formazione che lasciano spazio al fiorire di miti come quello della rifermentazione in bottiglia che sarebbe la panacea per curare tutti i mali, oppure ancora l’idea, da qualcuno presa addirittura come unico parametro per una selezione di birre artigianali italiane, che le alte fermentazioni durino di più! La generalizzazione di concetti veri solo in alcuni casi crea grossi pasticci e confonde, come grave ultimo effetto, le idee già confuse del nostro potenziale consumatore che, spaesato, fugge!

     

    La provenienza locale delle materie prime è senz’altro da perseguire ma prima di parlarne con tanto realismo abbiamo, soprattutto sul luppolo, molto serio lavoro da fare, in sordina e a testa bassa! Il concetto del “chilometro zero” in questo momento è di difficilissima applicazione per la birra se non a costo di enormi restrizioni nella libertà di scelta dei birrai e, soprattutto, perché uno dei successi sbandierati delle nostre birre è il fatto che vengono esportate (tra le altre le mie, sia chiaro) in tutto il mondo! Non perdo tempo ad evidenziare la palese, enorme, contraddizione… Diciamo pure, invece,  che l’attenzione di una parte dei consumatori è molto attratta dalla provenienza locale, e che, soprattutto, molti enti ed istituzioni sono molto più disponibili con i produttori che si mostrano sensibili all’argomento, ma non facciamone la nuova crociata perché oggi la birra artigianale italiana ha bisogno di tutto tranne che di mistificazioni.

     

    Abbiamo bisogno di serietà, di formazione, di chiarezza e di informazione del consumatore. Altrimenti perdiamo un treno che corre verso meravigliose destinazioni!!! Insegniamo al consumatore cos’è la birra artigianale italiana, nella sua varietà enorme e nelle enormi possibilità di abbinamento a cibi e situazioni più diverse, ma facciamo di tutto perché sappia distinguere tra una birra di qualità e un accrocchio casuale confezionato con luppoli o malti o altri ingredienti di qualsivoglia provenienza. Questo è, a mio parere, la virtuosa pressione selettiva che ogni amante e conoscitore della birra dovrebbe esercitare in questa epoca, al fine di sostenere il movimento e quindi sperare di avere a disposizione nel futuro sempre più birre artigianali italiane buone e adatte ad ogni occasione!

     

    4 Commenti

    1. simone monetti Scrive:

      Tutti argomenti dal mio punto di vista più che condivisibili.
      Il successo vero e non temporaneo del prodotto birra artigianale passa certamente attraverso un miglioramento del livello tecnico-qualitativo delle produzioni ed attuando una corretta e capillare informazione di tipo culturale nei confronti dei consumatori.

    2. schigi Scrive:

      Secondo me quando si fanno queste affermazioni, alcune condivisibili, per carità, bisognerebbe avere il coraggio di attaccarci anche qualche nome.
      Sennò resta la solita cosa all’italiana.

    3. scugnizzo Scrive:

      quoto in pieno quello che dici,Schigi, ma purtroppo penso che Ago sia in una posizione troppo delicata per poter esprimere al 100% il suo pensiero e tirare in ballo nomi e cognomi. comunque hai ragione.

    4. Francesco Scrive:

      Non voglio dire che le iniziative per far conoscere la birra non ci siano state ma, secondo me, sono state rivolte solo a una nicchia di mercato composta da intenditori e coloro che possono spendere, oltre a essere con una diffusione in alcune zone. Ok che la birra di qualità costa di più ma il prezzo è ancora troppo alto e ciò non la può far diventare una birra “quotidiana” e per tutte le tasche.
      Ci vorrebbe un miglior piano strategico di comunicazione e vendita.
      Ciao!

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    GUIDE

  • Euro Print
  • Birrificio Olmaia
  • BIRRA E SALAME A CIBUS


      5 MAGGIO 2008
    BIRRA E SALAME

    PARMA
    CIBUS
    Padiglione 5 stand G028
     

    Un connubio perfetto quello che si terrà presso lo stand de La Fattoria di Parma nell’ambito di Cibus (il salone dell’alimentazione che si svolgerà dal 5 all’8 a Parma), dove il Salame Felino e lo Strolghino di Culatello riserva Sant’Antonio incontreranno le birre artigianali italiane. Alcune tra le migliori etichette del panorama birrario nostrano saranno proposte come compagne ideali di Felino e Strolghino alla ricerca del perfetto abbinamento.

     

    L’appuntamento è realizzato da La Fattoria di Parma in collaborazione con Fermento Birra e La Pinta Medicea.

     

    Saranno presenti le birre del Birrificio Olmaia, Birrificio Cajun, Birrificio del Ducato, Birrificio Citabiunda, Birrificio Le Baladin.



    UNIONBIRRAI E CONSOBIR


    Pubblichiamo di seguito la lettera che Agostino Arioli, vicepresidente di Union Birrai per il ramo professionale, ha scritto in settimana agli associati.

     

    ———————————–

     


    Cari associati,
    come probabilmente saprete, a Rimini, in occasione di Pianeta Birra, Teo Musso ha presentato, insieme agli altri sette aderenti, il Consobir, Consorzio Birrai Italiani Riuniti. Trovo giusto esprimere pubblicamente la mia posizione in qualità di cofondatore di UB e Vicepresidente della stessa per il ramo professionale.

     

    Non ho amato il modo in cui questo consorzio è arrivato alla sua creazione e inizialmente sono rimasto piuttosto infastidito e ancor più amareggiato all’idea che dopo anni di sforzi per sostenere e far crescere la birra artigianale in Italia, qualcuno, con più mezzi e ahimè, forse con più determinazione, potesse prendere il posto dell’associazione. Naturalmente a tutto ciò si sommava la frustrazione nel constatare quanto poco faccia UB di quello che potrebbe e dovrebbe fare! Con più calma, e a freddo mi si è rivelata un’altra verità. Unionbirrai da tempo intendeva tentare la creazione di una società o di un consorzio che potesse svolgere attività (soprattutto commerciali) per legge precluse ad una associazione culturale. In qualsiasi settore produttivo maturo, dove pure esistono associazioni culturali o di categoria, esistono dei consorzi che aiutano le aziende aderenti a crescere, Bene, il consorzio è arrivato e ci sono alcuni buoni motivi che mi portano a pensare che in alcuni contesti, da definire in futuro con la massima precisione, potrà lavorare con UB, se non in poetico idillio, sicuramente con dei buoni risultati. In un futuro prossimo il consorzio si allargherà, magari ne nasceranno altri, che contribuiranno allo sviluppo della Birra Artigianale Italiana. La ragione principale è che UB non rappresenta solo i birrai professionali ma anche una vasta schiera di appassionati, consumatori e homebrewer che rappresentano la grande forza di questa associazione. Per loro, per voi, un consorzio non potrà mai essere rappresentativo come può e deve esserlo la nostra cara, vecchia Unionbirrai! Ecco perché l’associazione resterà sempre l’unica possibilità per rappresentare e sostenere la birra artigianale italiana al di sopra dei pur sacrosanti interessi commerciali di un gruppo, per quanto vasto, di microbirrifici.

     

    Mi appare quindi evidente che per Consobir, Unionbirrai sia il partner ideale per alcuni aspetti della sua attività e che per UB il poter contare sul Consorzio sia molto importante. Non mi aspetto un matrimonio d’amore, né una convivenza stretta e probabilmente ingombrante, ma mi aspetto da entrambi la lucidità di collaborare ogni qual volta sarà nell’interesse della “Birra Artigianale Italiana”. Teniamo inoltre presente che tra i fondatori di Consobir si annoverano un ex consigliere di UB ed un Consigliere ancora in carica, Michele Barro. Quest’ultimo ha chiarito definitivamente di essere entrato in Consobir nell’ottica che vi ho appena illustrato: quella della sinergia e non certo della competizione che per natura delle due entità sarebbe semplicemente assurda e soprattutto micidiale per entrambi.

     

    Il lavoro da fare è tanto e trovarsi a competere anziché distribuirselo secondo vocazione e natura di ognuno sarebbe un vero e proprio suicidio. Un argomento attorno al quale UB si è mossa recentemente con l’istituzione di un gruppo di lavoro già dall’ultima assemblea tenutasi a Bologna e che, è evidente, sta a cuore anche a Consobir, è il marchio di qualità ed il disciplinare di riferimento. Sarà questo il primo, importante, terreno di prova per la proficua collaborazione e infatti UB intende senz’altro coinvolgere nel gruppo di lavoro Consobir e altre significative realtà che lavorano con serietà a favore della Birra Artigianale Italiana.

     

    Sono nel complesso molto ottimista anche perché UB sembra finalmente in dirittura di arrivo per quanto riguarda l’assunzione di un direttore operativo che darà nuovo impulso e continuità all’azione di UB.

     

    Cari saluti birrari.
    Agostino Arioli


    CONSORZIO BIRRAI ITALIANI RIUNITI


    Riportiamo il comunicato di CONSOBIR, il primo consorzio di produttori artigianali italiani di birra.
    L’argomento sarà spunto per approfondimenti nel numero di marzo/aprile di Fermento Birra.

     

    Comunicato Stampa Consobir

     

    Rimini, Pianeta Birra 2008. È stato ufficialmente presentato alla stampa e agli operatori del settore, il primo consorzio di produttori artigianali italiani di birra, CONSOBIR.
    Ideatore e portavoce di questo nuovo progetto, Teo Musso, mente creativa del piemontese Le Baladin, che ha spiegato i punti cardine che caratterizzeranno il lavoro dei primi consorziati, uniti verso obiettivi comuni.

     

    Eccoli:
    necessità di dare concretezza a metodologie di produzione legate al territorio
    necessità di creare una linea guida sulla qualità della birra
    necessità di creare una difesa del consumatore
    necessità di diffondere l’immagine del prodotto italiano all’estero
    E’ stato sottolineato il concetto di “necessità”, perché il Consorzio vuole essere assumere il ruolo di guida per il mondo birrario artigianale italiano.

     

    I birrifici fondatori del Consorzio sono:
    Birrificio Baladin, Piozzo (CN)  www.birreria.com
    Birra del Borgo, Borgorose (RI)  www.birradelborgo.it
    Cittavecchia, Sgonico (TS)  www.cittavecchia.com
    La Petrognola, Piazza al Serchio (LU)  www.lapetrognola.com
    BEBA, Villar Perosa (TO) www.birrabeba.it
    Birrificio CitaBiunda, Neive, fraz. Bricco (CN)  www.birrificiocitabiunda.it
    Maltovivo, Capriglia Irpina (AV)  www.maltovivo.it
    Scarampola, Cairo Montenotte (SV) 

     

    I produttori sono tutti piccoli artigiani, non concentrati in un’unica zona, ma rappresentativi di più parti d’Italia, sono tutti di dimensioni differenti e tutti imbottigliano, condizione necessaria perché il prodotto possa essere più facilmente reperibile sul territorio.

     

    Il marchio nasce per fare comprendere meglio che cos’è il Consorzio.
    Ogni tratto del pentagono rappresenta una sorta di “capitolato”, di insieme di “paletti” che, sviluppati nel corso del 2008, identificheranno una qualità garantita “a priori”, grazie a un certo tipo di lavorazione….
    Nel dettaglio:
    ITALIANA:    il produttore deve essere italiano, le materie prime il più possibile italiane
    GENUINA: la birra non deve contenere additivi chimici
    CONTROLLATA: ci sarà un controllo sul prodotto con una frequenza importante e tale da garantire la qualità più alta possibile. Il concetto di qualità che porta avanti il Consorzio, non è da intendersi nel senso di gusto, bensì di parametri qualitativi
    ARTIGIANALE: sarà compito dell’evoluzione del “capitolato” di ammissione a questo Consorzio, definirne al meglio i parametri
    CRUDA: ovvero non pastorizzata, regola imprescindibile dal prodotto birra artigianale

     

    Al Consorzio potranno aderire, ma solo a partire dal 2009 (non prima, per consentire di mettere perfettamente a punto i meccanismi), i birrifici che intendano attenersi a un rigido disciplinare di produzione, disciplinare che verrà discusso insieme all’Associazione Unionbirrai, perché sia in linea con le sue idee (tra i Consorziati ci sono alcuni dei fondatori dell’Associazione Culturale Unionbirrai), e quindi con dei gruppi di lavoro esterni. Chi si occuperà per esempio del controllo di qualità esterno? A tal fine sono stati avviati dei contatti con diverse strutture scientifiche.

     

    Come Teo Musso ha più volte ribadito nel corso della presentazione, sarà condizione primaria che il prodotto birra artigianale a marchio Consobir sia sempre garantito da parametri di gusto prestabiliti.
    Con Unionbirrai, con cui Consobir non si pone in antitesi, trattandosi di un consorzio di produttori, diversamente dalla prima che rimane un’associazione culturale, l’obiettivo comune sarà portare avanti la cultura e il prodotto birra italiani, nel modo più stabile possibile.

     

    Un’ulteriore direzione intrapresa dal Consobir è quella di identificare il simbolo aromatico del prodotto birra artigianale italiana. Come? Attraverso il luppolo, che dà la predominanza nella birra “classica”, luppolo che vuole vincere la sfida di essere tutto italiano. Quando, ad esempio, si pensa a una birra inglese si pensa immediatamente al Golding, se parliamo di pils, allora c’è il Saaz, il Cascade ci rimanda agli Stati Uniti d’America. Ci sono, infatti, molte varietà di luppolo e ognuna dà la propria impronta di sapore, amaro e aroma, ma nel caso italiano non abbiamo una caratterizzazione dal gusto tipico. Il movimento della birra artigianale italiana si caratterizza per altri motivi, per esempio per l’utilizzo di altri ingredienti, e proprio questo ci ha fatto conoscere all’estero, ma adesso c’è bisogno di un fondamento più solido, le birre artigianali italiane devono costituire il tassello mancante, ovvero l’elemento più importante per avere una caratterizzazione.

     

    Con il contributo della Regione Piemonte si incomincerà quindi l’impianto di 2 ettari di luppolo, di due varietà diverse, poste a due altitudini differenti, per identificare, caratterizzare, insomma per dare un’impronta italiana vera al prodotto birra. È un progetto non facile, ma l’obiettivo è quello di arrivare a ottenere un luppolo che riesca a dare un carattere abbastanza personale alla birra artigianale del nostro Paese e con il quale ogni Consorziato possa produrre una birra che sia maggiormente identificabile come nazionale.

     

    Questo è un momento di grandi possibilità e quindi anche di grandi rischi, come ha dichiarato Agostino Arioli del Birrificio Italiano di Lurago Marinone (CO), intervenuto durante la presentazione del marchio di valorizzazione Consobir, l’interesse verso la birra è in crescita, ma il potenziale consumatore di birra artigianale è molto confuso.
    Come va conservata e servita questa birra? Spesso il consumatore può avere delle brutte esperienze, a causa di una cattiva informazione. Quindi, un altro punto cardine riguarda l’informazione, l’educazione al prodotto e la cultura, e il marchio presentato è per queste finalità, fondamentale in quanto portatore di contenuti. Per Arioli, questo marchio ha particolari possibilità di successo proprio perché portato avanti da Consobir, che, in unione con Unionbirrai, porterà alla nascita di una vera “birra italiana”.

     

    Valentina Brambilla
    Ufficio Stampa Mydea