Marchio di qualità. Un’espressione molto inflazionata in questi ultimi tempi nel mondo della birra artigianale. Ad un marchio di qualità spetta il compito di certificare che il prodotto sul quale è apposto abbia determinate caratteristiche qualitative e che sia stato prodotto seguendo determinati procedimenti. Per la birra artigianale questo significherebbe creare un simbolo che indica al consumatore, ad esempio, che quella birra non è pastorizzata, non è filtrata o è particolarmente acida per volontà del produttore e non perché viene bollata come "sour" all’ultimo minuto. Ma come mai se ne parla tanto? In primo luogo perché se ne avverte effettivamente la necessità. In questi anni la crescita tumultuosa del settore ha spinto alcuni ad aprire un birrificio anche in assenza di competenze tecniche e culturali minime. Sicuramente di questo ne paga lo scotto il consumatore con birre non sempre all’altezza del prezzo e troppo variabili da un lotto all’altro. Bisogna aggiungere poi che il successo del movimento, che ha portato alcuni birrifici a intravedere i facili guadagni della quantità e dell’esportazione, può spingere i più “deboli” ad aumentare la produzione o rendere più stabili le proprie birre anche a scapito della qualità. Tema dunque caldo anche per la recente nascita del Consobir, il neoconsorzio che a Pianeta Birra ha presentato un progetto di marchio di qualità sollevando entusiasmi e critiche. L’argomento è importante quanto delicato per questo nei prossimi mesi, attraverso interviste e news, vi terremo aggiornati facendoci portavoce dei molti interrogativi suscitati.
Sommario del mese



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