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Barley wine Rimane pur sempre una birra, ad alta fermentazione, ma per l’elevata gradazione alcolica, che supera facilmente i 9 gradi, per alcune note gusto-olfattive e per la capacità di migliorare con l’invecchiamento, a buon ragione può essere chiamata vin d’orzo. In genere sono birre scure con un colore che va dal ramato al bruno e sono intensamente maltate. Si presentano con una schiuma cremosa ma non eccessiva. Birra complessa, da meditazione, con profumi che spaziano dal fruttato al tostato con spunti anche vinosi. Si degustano in ampi bicchieri alla temperatura di 14-16 gradi. |
Chi è appassionato di birra conosce bene il Barley Wine, birra nata in Inghilterra così chiamata per una certa analogia proprio con il vino (vedi box accanto). Da diversi anni in Italia, grazie ai birrifici artigianali, è possibile degustare ottimi esempi di barley wine. Ma da eccellenti sperimentatori i nostri birrai sono andati oltre creando prodotti originali che in qualche modo hanno affinità con il vino, ad esempio perché maturate nelle stesse botti come il caso di Panil o addirittura perché l‘uva diventa ingrediente. Tutto ebbe inizio con la BB10 del birrificio sardo Barley che impiegò il mosto cotto di Cannonau nella sua imperial stout, seguito da altri eccellenti esperimenti come la Open Mind del Birrificio Montegioco, prodotta con mosto di Barbera o la Musa Autunno realizzata con Nebbiolo dal Birrificio Italiano.
Ma le sorprese non finiscono qui perché il mese scorso sempre il Birrificio Barley ha presentato la BBevò, evoluzione della BB10. Fortunatamente le ricerche di Nicola Perra, il birraio, Questa volta ha deciso di stupirci con un barley wine aromatizzato con sapa (mosto cotto) di Nasco. Il Nasco è un vitigno autoctono, conosciuto fin dai tempi dei romani, utilizzato nel cagliaritano per produrre dei vini passiti molto apprezzati. L’uva Nasco utilizzata per la Evò proviene proprio da Maracalagonis, da una vigna curata dal cugino di Nicola che tra l’altro conferisce le uve alla prestigiosa azienda Argiolas per il loro “Angialis” .
Ma cosa dobbiamo aspettarci dalla BB evò? La BB10 in quanto imperial stout presentava note di liquirizia, di cacao, elegantemente bilanciate da un fruttato complesso, dove il mosto di Cannonau svolgeva il ruolo di contro altare ai ben sei malti utilizzati. Nella BBevò come anticipa lo stesso birraio, troveremo invece un naso molto più vinoso, con una ciliegia sotto spirito evidente, merito probabilmente di un utilizzo minore di malti (tre) che concedono maggiore spazio ai profumi del mosto d’uva. La BBevò, è una birra "evoluzione" in evoluzione, non soltanto perché è una birra complessa che prima di essere venduta matura tre mesi in tini d’acciaio e un anno in bottiglia, ma anche perché sul fronte produzione al Barley stanno sperimentando molto anche tra un lotto e l’altro. Infatti la birra che possiamo trovare adesso (qui i punti vendita) è una birra non rifermentata in bottiglia completamente piatta, quindi sgasata, di 10% alc. con una complessità e un naso che ricorda uno sherry od un cognac (scheda in fondo). La seconda BBevò, pronta fre qualche mese, sarà invece gasata e caratterizzata da una luppolatura più generosa e una beverinità nettamente superiore.
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BBevò
Lorenzo Dabove in arte Kuaska
Temperatura di servizio: 15°-16°C |






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