Tradizione e innovazione. Due dimensioni agli antipodi, a volte un bivio, una sorta di scelta forzata: bianco o nero. Una regola a cui, almeno a prima vista, non sembra sottrarsi neppure il mondo della birra artigianale. Di tradizione ci parla Joris Pattyn nella prima parte del suo articolo dedicato alle birre trappiste: metodi di lavorazione antichi, regole rigide orgogliosamente portate avanti nei secoli. Ma anche un’inaspettata attenzione alle tecnologie più moderne, non un fine ma un semplice strumento subordinato al diktat della qualità. Sorpresa? Forse. Ecco invece l’innovazione, la novità, il nuovo che avanza. Dall’assenza di una identità culturale comune nel nostro paese prende avvio la riflessione di Luca Giaccone, che si domanda se è corretto o meno parlare di un Made in Italy della birra. Piuttosto nitido comunque, anche in questo caso, l’obiettivo: qualità assoluta del prodotto finale. Ma tradizione e innovazione sono poi così incompatibili in fondo?





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