In Italia il consumo di birra è fortemente stagionale. Soltanto con l’arrivo del primo caldo molti di noi riscoprono il piacere della birra. Certo le basse temperature di servizio di alcune tipologie allontanano la voglia, in una fredda serata invernale. Le ragioni di questo rifiuto, nella maggior parte dei casi, vanno ricercate nella mancanza di conoscenza del vasto panorama birrario. In effetti come accade per il mondo del vino, dove di questi tempi si predilige il corposo Barolo al fresco Vermentino, così dovrebbe accadere anche per il mondo della birra.
Non tutti sanno però che esistono birre stagionali appositamente prodotte per il periodo invernale. In generale, con l’espressione winter beer, si individuano proprio quelle birre che per le loro caratteristiche si prestano ad essere stappate nei mesi più freddi. Una categoria trasversale quindi che abbraccia tipologie diverse, dalle porter alle barley wine, dalle ale scozzesi alle bock tedesche. Un esempio affascinante di questa grande famiglia sono le Christmas Beer, le Birre di Natale presentate in questo numero di Fermento Birra, da secoli protagoniste indiscusse delle tavole natalizie nei paesi a tradizione birraria .
Descrivere una birra invernale è pressoché impossibile data la grande varietà presente all’interno di questa famiglia. Certo è che sono birre con un grado alcolico sostenuto, nate per scaldare. Solitamente corpose e morbide ben si adattano ad accompagnare i dolci natalizi, birre complesse che meritano una degustazione in solitaria, magari sul divano davanti al fuoco.
Oltre alla chiara gelata che ci servono al bar esistono dunque birre che preferiscono temperature di servizio più elevate, generalmente attorno a quella di cantina (14°C). La giusta temperatura e l’utilizzo di un bicchiere ampio permettono di far sprigionare al meglio gli odori intensi e variegati che queste birre possiedono. Il consiglio dunque è quello di cancellare l’equazione birra=bionda estiva e di avvicinarsi con curiosità ad una bevanda incredibilmente multiforme che mai smetterà di stupirvi.




La Scires è una birra speciale per vari motivi a partire dagli ingredienti. Per produrla sono utilizzate ciliegie di due varietà (il durone e la quasi dimenticata moretta, entrambe di Vignola e da agricoltura biologica) mentre in maturazione vengono aggiunte schegge di rovere di diversa tostatura per affinarne il sapore. Un’altra particolarità è data dall’aggiunta al mosto di una percentuale di innesto (o “madre”) a fermentazione acida ottenuta partendo dalla birra Prima, storica scura del Birrificio Italiano. Dunque una base di birra in stile bock, la nota Bibock del birrificio Italiano viene tagliata con una birra a fermentazione spontanea cioè prodotta grazie all’azione di lieviti e batteri presenti nell’aria. Solitamente tali organismi (brettanomyces e batteri lattici su tutti) sono l’incubo di ogni birraio ma in questo caso come per le birre lambic, se sapientemente utilizzati possono dare risultati sorprendenti. L’ultimo tocco è dato da un dolce dry hopping con luppoli aromatici tedeschi leggermente ossidati. La birra così prodotta matura a temperature molto basse, in tal modo, l’azione dei batteri selvaggi viene inibita e rimandata alla fase di imbottigliamento.
DegustaBirra 2008 è una rassegna, svolta all’interno della Fiera Centenaria di San Agostino, che raccoglie una ventina di produttori di birra artigianale.
Anche quest’anno si terrà a Seravezza la Festa della Birra Artigianale. Ars Birraria in collaborazione con il Caffé della Piazza e la Pro Loco di Seravezza, ripropongono tre serate per celebrare e promuovere un modo diverso di gustare la birra.
Gennaio 12th, 2008 alle 15:39
La birra…….non si può descrivere…….si può solo berla !!!!!! GY